Venezuela, Terzi racconta le storie di eccellenza della diplomazia italiana

Nonostante il budget del nostro Ministero degli Esteri, vittima di tagli “orizzontali” sconsiderati voluti dalla politica, possa contare su risorse nettamente inferiori e su circa la metà del personale rispetto a qualunque altro partner UE di pari PIL, resto sempre impressionato dalle quotidiane storie di efficienza, intraprendenza e resilienza di molti colleghi diplomatici, servitori dello Stato la cui professionalità è davvero apprezzata ovunque nel mondo. Lo scrive su Facebook Giulio Terzi di Sant’Agata, ex Ministro degli affari esteri – segnalo a tal proposito l’intervista video (clicca qui) rilasciata alla web TV “La Voce d’Italia” dall’amico e collega Placido Vigo, qualche mese fa nominato capo-missione a Caracas, nel turbolento Venezuela, nazione dove vive una comunità italiana vittima di forti difficoltà, causate dalla precaria situazione politico-istituzionale e sociale nel Paese.
Terzi continua affermando – Vigo diede già straordinaria prova di se a BuenosAires, dove da capo missione fece acquistare un nuovo edificio per i nostri uffici (4.400 metri quadrati su 8 piani); in 6 mesi face digitalizzare tutto l’archivio (357.000 fascicoli e 7 milioni di immagini); creò una carta elettronica per permettere l’accesso agli uffici senza fare la fila, fissando anticipatamente appuntamenti, collegata inoltre a un sistema di convenzioni per permettere ai nostri connazionali di acquistare prodotti italiani con un significativo sconto (e in moltissimi la richiesero e attivarono); creò un archivio elettronico (e un libro stampato) con le 277 associazioni di origine italiana presenti sul territorio, con i recapiti completi e i riferimenti di tutti i membri degli organismi direttivi; e molto altro, senza fare un giorno di vacanza per i primi due anni d’incarico, lavorando in ufficio anche i sabati e le domeniche, e riuscendo – tra l’altro – a perfezionale oltre 67.000 nuove cittadinanze italiane a favore di discendenti diretti di nostri connazionali…
Risultato: un forte incremento (fino a oltre il 70%) della partecipazione degli italiani residenti in Argentina alle nostre elezioni, segno di un tangibile e concreto rapporto ricreato tra l’Ambasciata, la Repubblica e i connazionali sul territorio.
Ebbene, ora sono rimasto realmente entusiasta dall’ascoltare come il collega racconta ora la sua nuova esperienze in Venezuela.
Continua Terzi, ad esempio, l’organizzazione sistematica per la distribuzione dei medicinali e per l’assistenza sanitaria, grande dramma in Venezuela: è eccellente l’idea di Vigo di “mappare” le strutture sanitarie private, create da italiani ed eredi d’italiani, per tentare di garantire una corsia preferenziale ai nostri connazionali in caso di comprovata emergenza.
Totalmente appropriata, poi, la sua strategia, di riorganizzare i consolati onorari sulla base di criteri di assoluta trasparenza: creare una vera e propria “banca dati” dei nostri connazionali nel Paese, città per città, villaggio per villaggio, così da mappare la presenza di italiani, con relativi dati anagrafici, professioni, provenienza, situazione famigliare, etc: poi, sulla base di questa banca dati, identificare dove vi è maggior concentrazione di connazionali e quindi maggiore necessità di supporto da parte dei Consolati Onorari, e – nel contempo – esaminare i curriculum e individuare i candidati al ruolo di Console onorario, così da assegnare incarichi centrati sulla base delle reali competenze delle persone, al fine di garantire un efficiente servizio di assistenza agli italiani su tutto l’ampio territorio Venezuelano.
Vigo nell’intervista racconta: “Ho fatto centinaia di chilometri per incontrare i nostri connazionali in città dove non era mai andato nessun Ambasciatore, ma non solo italiano, di nessun Paese. E questo è grave, perché se si crea un muro tra l’istituzione e la comunità, non è possibile aiutare gli italiani, bisogna invece aprire le porte delle nostre istituzioni. Come fare? Dimostrando in prima persona che l’Istituzione è presente, che sta con gli italiani. E inoltre, spostandomi sul territorio, ho visto una realtà di grandissimo amore per il nostro Paese, nonché un bisogno altissimo di aiuto e di contatto. Faccio un esempio banale: non è possibile rimandare a casa un connazionale che già ha preso un appuntamento con difficoltà per un documento che potrebbe essere perfezionato al momento, o mandarlo fuori a fare una fotocopia che potremmo fare noi internamente, o ancora non consentirgli dopo che ha fatto una fotografia di ritornare negli uffici per far partire nella stessa giornata la pratica del Passaporto o di qualunque altro documento”
Vigo ha poi indetto una fitta serie di riunioni: prima, con la rete dei nostri Consoli nel Paese, poi con i rappresentanti della comunità italiana, per comprendere cosa è necessario e desiderato sul territorio, avviando un processo di “engagement” che rappresenta un modello per qualunque nostra sede diplomatica.
Dopo aver visitato oltre venti location, l’Ambasciatore Vigo ha individuato un unico nuovo edificio dove accorpare tutti gli uffici della missione, incluso il Comites, portando in visita sia tutti i collaboratori che – prossimamente – i rappresentati della comunità italiana: dal momento che sarà la “casa degli italiani”, è corretto condividerne la scelta con chi dovrà poi fruire di quegli spazi.
Lo stesso processo di digitalizzazione mediante App dedicata già sperimentata da Vigo a Buenos Aires, verrà intelligentemente riproposto presto a Caracas: mi unisco quindi all’appello di Vigo a tutti gli imprenditori italiani attivi in Venezuela per raccogliere risorse economiche per predisporre e lanciare questa preziosa App.
La strategia di Placido Vigo sta riuscendo a creare vero spirito di team all’interno degli uffici, ponendo l’istituzione – nei fatti, non solo a parole – realmente al servizio della nostra comunità all’estero.
E, considerate le caratteristiche degli italiani in Venezuela – spesso di “prima generazione”, venezuelani sì, ma con legami strettissimi con l’Italia, ancor più che forse in altre parti dell’America Latina – questi sforzi per assistere i nostri connazionali e riconoscere la cittadinanza a quanti ne hanno diritto, sono quanto di più opportuno si possa fare in una sede diplomatica di estrema importanza e delicatezza qual è Caracas.
Terzi conclude – l’esempio portato da Placido Vigo all’estero, come anche da altri miei colleghi, da Maria Teresa Castaldo a Lorenzo Fanara, da Francesco Talò a Gian Lorenzo Cornado, Gianluigi Benedetti e molti ancora altrettanto abili, competenti e meritevoli che non posso citare per comprensibili limiti di spazio qui su Facebook – rappresenta l’esempio che vorremmo di istituzioni realmente al servizio dei cittadini, esempio al quale in molti dovrebbero probabilmente ispirarsi per dare senso al proprio mandato al servizio dello Stato.

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