Mentre il Pd minaccia querele a chiunque parli della vicenda ed il suo segretario Zingaretti risponde con una risata alla domanda della giornalista, l’indagine sugli affidi di Bibbiano si estende a nuovi casi, che riguardano anche altri comuni, e che getterebbe ombre su oltre 70 affidi.
Si perché, mentre il pool degli avvocati del Pd sono impegnati affinché “nessuno osi strumentalizzare” la vicenda, i magistrati del Tribunale e della Procura dei minori di Bologna, su ordine del Presidente Giuseppe Spadaro, stanno ricontrollando tutti i dossier trattati negli ultimi due anni dalla rete dei servizi sociali per 6 Comuni.
Impossibile ormai arginare lo sdegno provocato da una tale mercificazione  e violazione dell’infanzia; non basta più il silenzio dei media e neppure l’infaticabile lavoro della fallimentare agenzia on-line di Mentana, impegnata alacremente a far sgonfiare l’inchiesta con notiziole ininfluenti (tipo il finto prete che parlava di Bibbiano). Lo sdegno della gente comune è tangibile.
E allo sdegno della piazza, (l’ultimo corteo a Bibbiano proprio ieri) adesso si unisce anche quello dei vip, come la Pausini, Nek, e nella tarda serata di ieri anche la cantante Mietta, che dopo aver letto su Instagram lo sfogo di Nek, chiede a quest’ultimo la possibilità di condividere il post, appoggiandolo in pieno.
Niente prime pagine per loro però. I loro post sono passati praticamente inosservati, ignorati.
Dal canto loro i media, o per lo meno quelli che ritengono che l’informazione sia un diritto solo quando non lede gli interessi del padrone, continuano a tacere. Anzi, adesso, dopo la presa di posizione di personaggi dello spettacolo, tacere non gli basta più. Sono passati all’attacco, dimenticandosi completamente ogni regola, oltre che deontologica di buon senso, di quella che dovrebbe essere l’attività di un cronista. C’è infatti persino chi tenta di ironizzare e mettere alla berlina coloro che vogliono venga fatta completa luce sulla vicenda. Lo fa Repubblica, che chiama con disprezzo gli indignati “complottisti da social” ma anche La Stampa, che titola un articolo, (che di informativo non ha proprio niente): E allora Bibbiano? con il chiaro intento di descrivere in toni grotteschi chi osa collegare l’inchiesta di Bibbiano al Pd ( https://www.lastampa.it/cronaca/2019/07/18/news/allora-bibbiano-e-il-nuovo-tormentone-della-guerriglia-culturale-di-vox-co-1.37102944). Nell’articolo la giornalista, incredibilmente, parla di “luoghi comuni e falsità contro il Pd” di chi vuole strumentalizzare la vicenda per interessi personali. Probabilmente ne sa più lei che i pm che si stanno occupando dell’inchiesta. Fa eco Next, che di tutta l’inchiesta, documentata anche da intercettazioni, ci propina un “trattato” sull’uso improprio della parola “elettroshock” sui bimbi, rassicurandoci che non si è trattato di un vero e proprio elettroshock ma di “stimoli di tipo elettrico usati nella terapia per superare alcuni tipi di traumi”. Certo, adesso ci sentiamo sicuramente sollevati. E ci domandiamo se non vogliano anche loro prendere il posto degli inquirenti che si stanno occupando della vicenda.
Per fortuna esistono anche giornalisti che alle imbarazzanti forme di autocensura preferiscono la coraggiosa e dolorosa ricerca delle verità nascoste. E anche la politica lo deve fare.
E non si tratta di strumentalizzazione, si tratta di tenere ancora i riflettori accesi affinchè venga fatta piena luce sulla vicenda. Se non si considerano le responsabilità politiche ci ritroveremo tra qualche anno a dover affrontare un altro caso, altre vittime. Ricordiamo che prima Forteto e oggi Bibbiano si sono generati negli stessi ambienti culturali e politici.
In tutti questi casi il silenzio è stato il nutrimento che ha consentito a queste realtà di operare per anni in modo incontrastato.
Non è più tollerabile.