Nel derby di Governo a perdere sono soprattutto gli italiani.

Nel “derby” del governo di larghe intese fra Lega e, di fatto, il resto della coalizione chi rischia di perdere è soprattutto il pubblico che assiste – sempre più attonito – al match fra le due le squadre: di fatto tutti gli italiani, di destra, centro e sinistra.

Da queste parti non è certo una novità: fin dal primo giorno della nascita del governo Draghi abbiamo posto l’attenzione sulla contraddizione irrisolvibile perché endogena di un esecutivo chiamato a svolgere un presunto compito tecnico (piano vaccini e scrittura del Piano nazionale di ripresa) con una squadra composta da forze politiche antinomiche sui programmi e nemiche sul piano dei valori e delle misure con le quali ricostruire l’economia nazionale dopo il disastro pandemico.

Ciò che è avvenuto in questa settimana sul fronte del decreto riaperture – a soli due mesi dalla nascita del governissimo – è la dimostrazione plastica di un progetto ambizioso innalzato su fondamenta di pastafrolla: a una “mezza” misura, il ritorno dell’Italia a zone, immaginata come timido segnale di riapertura (la quale viene interpretata, in maniera del tutto arbitraria, come una richiesta “di centrodestra”), per la maggioranza giallo-rossa deve corrispondere la piena affermazione della misura opposta e contraria. Tradotto: se lunedì torneranno alcune controverse semi-riaperture (con Draghi che si dimostra più chiusurista di Giuseppe Conte), la moneta di scambio, voluta dal partito del lockdown, è che il coprifuoco verrà mantenuto fino alle 22 e fino, così è ufficialmente, al 31 luglio.

Una misura incomprensibile e irrazionale dal punto di vista sanitario. Una misura depressiva e devastante per l’economia nazionale, per il – interno e straniero. Eppure Mario Draghi – come evidenziano tutte le ricostruzioni – ha ceduto senza opporre grande resistenza alla pressione di , LeU e 5 Stelle, intimoriti di vedere gli italiani in : non certo per paura del ma per paura di vedere sconfessata la linea dirigista che ha tenuto in piedi l’alleanza nata con il Conte bis.

Il risultato? Una vittoria clamorosa nel “derby” del governissimo nei confronti degli “alleati” di centrodestra che l’Italia pagherà in maniera importante – per molti esiziale – in vista dell’estate: non a caso gli operatori turistici internazionali stanno già spostando le loro mete e i flussi dal Belpaese verso Grecia e Spagna. Per non parlare del danno socio-economico dell’intero comparto di ristorazione, degli spettacoli, delle fiere. Un disastro senza precedenti.

La domanda, a questo punto, è conseguenziale: e se avesse vinto la Lega? Il discorso non sarebbe cambiato di molto, dato che il “compromesso” tentato in cabina di regia – e sconfitto dalla “linea Speranza” – era di un allentamento di un’ora del coprifuoco: dalle 22 alle 23. Un contentino simbolico che avrebbe sollevato la di qualche euro ai ristoratori ma non risolto per nulla la sostanza del problema: tanto quello economico quanto quello di una costituzionale compressa e limitata a suon di decreti e ben oltre la categorizzazione temporale dello “ di ”.

Morale della storia? L’aspettativa che fosse sufficiente indicare una figura di rilievo come quella di Mario Draghi – non certo “neutrale” né orientata per vocazione alla “clausola di supremazia” degli interessi nazionali – per trasformare di colpo , 5 Stelle e LeU, che restano maggioranza parlamentare, in soggetti attenti alla tutela dei ceti popolari come di quelli dinamici e produttivi della Nazione si è rivelata fallace. Anzi, dalla coabitazione con la Lega hanno ripreso vigore per imporre ancora di più la loro agenda: sia dal punto di vista parlamentare (la minaccia del ddl Zan è pronta a diventare realtà) sia, in termini più concreti, nelle decisioni di governo.

Lo dimostra l’ultimo “regalo”: la ripartenza delle dal 1° Maggio. Una bella “festa” che il governo fa ai , costretti in tribuna – ossia ai semi-arresti domiciliari – a “subire” il derby.

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