Nessun crollo in Borsa e nessuna rottura della maggioranza: il Mes era solo un pretesto delle opposizioni

Si è già avuto modo di dire come solo in Italia il Mes abbia costituito un argomento di divisione ideologica. C'è chi si preoccupa per un possibile isolamento internazionale dell'Italia, chi invece parla di rotture interne alla maggioranza. Intanto guardiamo al dato economico: dopo il parere negativo del Parlamento alla ratifica del Mes, respinta con i voti contrari di Fratelli d'Italia, Lega e Movimento Cinque Stelle, nulla sembra essere cambiato, con lo Spread ancora basso e la Borsa pressoché stabile. Si evince anche da questo come il Mes sia rimasto fondamentalmente una questione tecnica nel resto d'Europa, facendo discutere tutta Italia su una tematica, quella della crisi del debito che lo stesso Mes mirava a risanare, che è lontana dagli obiettivi odierni di comunitaria e internazionale. Nasceva infatti proprio per questo il Mes, come, appunto, fondo “salva-Stati”, ma la modifica per la quale l'Europa attendeva solo la ratifica italiana, avrebbe consentito alla misura una diversa declinazione, permettendo anche alla banche europee, e non più solo agli Stati membri, di accedere al fondo, giustamente rinominato “fondo salva-banche”. Lo ha spiegato bene il sottosegretario Fazzolari ospite della trasmissione “Cinque Minuti” condotta da Bruno Vespa: “Cos'è che non viene fatto? Non si estende il meccanismo del Mes anche al salvataggio delle grandi banche in difficoltà. Questo perché all'Italia non serve, il nostro sistema bancario è tra i più solidi d'Europa e del mondo intero e non abbiamo bisogno di modificarlo per salvare grandi banche in difficoltà di altri Stati”; lo ha ribadito anche l'onorevole di Fratelli d'Italia Malan, ospite questa mattina ad “Agorà”: “È soprattutto volta a salvare le banche in difficoltà. Il fatto è che le banche in difficoltà non sono quelle italiane”. Malan e Fazzolari hanno ragione: solo pochi giorni fa la Banca Centrale Europea ha stilato una classifica sulla solidità delle banche europee in cui primeggiano gli istituti italiani ma faticano invece quelli francesi e tedeschi.

Sono sbagliati quindi i calcoli fatti da chi ieri ha votato a favore della ratifica (PD, Più Europa, Italia Viva e Azione) e soprattutto quelli fatti dal Movimento Cinque Stelle, il cui leader Giuseppe Conte è riuscito a cambiare idea sul Mes parecchie volte: quando era a capo del suo primo esecutivo era contrario; quando guidava il governo giallo-rosso invece sottoscrisse, da dimissionario e senza maggioranza parlamentare, l'impegno dell'Italia alla ratifica; da membro del governo “arcobaleno” non batté ciglio sull'argomento; infine, ieri, ha votato contro la modifica, tacciando peraltro il governo di incoerenza e incolpandolo di aver lasciato il Mes “un accordo governativo e non comunitario”. Il tutto, ovviamente, a capo di un partito storicamente dichiaratosi contro al fondo. Ma le risposte alla sue critiche arrivano ancora da Fazzolari, che ricorda che, nonostante il parere negativo sulla modifica, il Mes “rimane in piedi e cioè comunque un meccanismo di salvataggio degli Stati membri in difficoltà”. In altre parole, il Parlamento ha evitato che ai soldi del Mes, cui contribuisce anche l'Italia, avessero accesso le banche straniere.

Il Mes, insomma, è stato l'ennesimo tentativo (fallito) da parte delle opposizioni di dipingere una divisione interna alla maggioranza. Divisione che però non c'è, come rassicurato da vari membri di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, ma che tutt'al più si palesa proprio tra le varie forze di opposizione, incapaci anche su questo tema di fare fronte comune, distinguendo il loro voto per seguire, nessuna esclusa, delle motivazioni sbagliate.

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