Prezzo dei carburanti e accise: tutte le fake news della sinistra.

Il taglio strutturale delle accise è un obiettivo del Governo Meloni e di Fratelli d’Italia, ma nulla a che vedere con la misura emergenziale fatta nei mesi scorsi dal governo precedente. La condizione indispensabile per arrivare ad un taglio strutturale delle accise è la crescita economica: se prima non si risana l’economia italiana – devastata da un disastroso decennio di sinistra al governo, dalla pessima gestione della pandemia e dagli effetti dell’aggressione della Russia all’Ucraina – ogni intervento sul taglio delle tasse è effimero. Nessun governo ha la bacchetta magica, allo stato attuale l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non ha affatto un ampio margine di manovra, deve fare delle scelte e in questa fase si è scelto di concentrare gli aiuti verso le fasce più deboli, soprattutto perché i prezzi dei carburanti sono tornati da tempo a livelli più sostenibili.

In   questi   giorni    l'opposizione    ha    criticato    la    scelta    del    governo     di ridurre gradualmente, fino all'abolizione (a partire dal nuovo anno) del taglio delle accise su benzina e diesel, introdotto in via emergenziale dal governo precedente vista la consistente impennata dei prezzi dovuta al conflitto russo-ucraino.

L'aumento, come accennato, nasce dal fatto che la Finanziaria 2023 ha ridotto fino ad abolirlo, il taglio alle accise sui carburanti che per qualche mese aveva calmierato i prezzi e così dal 31 dicembre al 1° gennaio il prezzo della benzina è salito.

Il taglio delle accise dei carburanti era una misura temporanea che il Governo Draghi aveva deciso di porre in essere per tentare di arginare il forte aumento dei prezzi di benzina e diesel. La misura ha avuto un importante costo per le casse dello Stato (circa 7 miliardi di euro fino alla fine di novembre), risorse che adesso sono state dirottate in altre direzioni.

Il governo, infatti, viste le ristrettezze di bilancio ha dovuto fare delle scelte che, a differenza del taglio delle accise (di cui hanno potuto beneficiare tutti i cittadini, senza distinzioni di reddito), possano andare a migliorare le condizioni economiche delle fasce più in difficoltà, come il bonus bollette, dove l'asticella dell'Isee passa da 12mila a 15mila euro, l'aumento delle pensioni minime, il taglio del cuneo fiscale etc.

In ogni caso, la scelta di non rinnovare più il taglio sulle accise dei carburanti arriva in un momento in cui i prezzi di benzina e diesel sono comunque diminuiti sensibilmente rispetto ai picchi di diversi mesi fa.

In materia di costi di energia grazie al price cap fortemente voluto da , il prezzo del gas è tornato ai livelli pre guerra e i carburanti, nonostante non sia stato prolungato il provvedimento provvisorio per calmierare i prezzi, non hanno superato i 2€.

In Spagna dal 1° gennaio il governo di sinistra ha tolto il contributo al carburante esattamente come da noi, seguendo la logica che essendosi abbassato il prezzo della materia prima non fosse più necessario.

Da cosa si compone il costo del carburante

A questo punto è utile chiarire da cosa è composto il prezzo del carburante.

Il costo della benzina alla pompa è determinato da tre fattori. Il primo è il prezzo al netto delle imposte, che è deciso da chi vende il combustibile e dipende, in sostanza, dal costo della materia prima. Il secondo fattore è l'Iva, ossia l'imposta sul valore aggiunto, che varia in percentuale a seconda del prezzo complessivo. Il terzo elemento che influenza il prezzo della benzina è infine l'accisa. Quest'ultima è un'imposta indiretta fissa, che colpisce determinati beni (come l'energia elettrica o i tabacchi) al momento della produzione o del consumo. Dal 1995 l'accisa è definita in modo unitario e le entrate che ne derivano non finanziano il bilancio statale in specifiche attività, ma nel suo complesso (e quindi è falsa la leggenda metropolitana della “guerra d'Etiopia ancora pagata con la benzina”). In altre parole, oggi c'è una sola aliquota che non distingue tra le diverse componenti e i soldi ricavati da questa imposta finiscono indistintamente nelle casse dello Stato.

Il taglio delle accise era stato introdotto dal Governo Draghi in via emergenziale

Il Governo Draghi, in seguito ai grossi aumenti dei carburanti dovuti alla , con il decreto Ucraina bis aveva infatti stabilito che a partire dal 22 marzo 2022 le imposte fisse sui carburanti dovessero essere temporaneamente ridotte, per aiutare i consumatori contro i rincari energetici.

Il taglio delle accise è stato poi prorogato varie volte negli scorsi mesi dal governo Draghi e, seppur in forma ridotta, anche dal , che nei mesi scorsi aveva prorogato il taglio delle accise, seppur riducendolo gradualmente: sia per la benzina che per il diesel, la riduzione era stata di 30,5 centesimi, fino a dicembre 2022, quando col Decreto Aiuti Quater, il taglio è stato prorogato fino al 31 dicembre, ma ridotto a 18,3 centesimi al litro. Accise più basse significava entrate minori per le casse dello Stato. Si calcola che nel 2022, la decisione di tagliare le imposte sui carburanti sia costata circa 7 miliardi di euro (per avere un ordine di grandezza, è una cifra vicina alla spesa annuale per finanziare il reddito di cittadinanza, pari a quasi 9 miliardi di euro).

Taglio delle accise: una misura a beneficio orizzontale

Se da un lato, in un contesto economico come quello attuale, i benefici di un taglio delle imposte sui carburanti sembrano evidenti (si evitano costi aggiuntivi per chi usa quotidianamente mezzi di trasporto privato per motivi di ), dall'altro, diversi osservatori hanno segnalato come questa strategia vada a beneficio anche e soprattutto delle fasce più abbienti (senza distinzioni di reddito).

Lo scorso ottobre, l'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha per esempio calcolato che il 10 per cento della popolazione italiana più ricca ha avuto benefici 6,5 volte più alti rispetto al 10 per cento più povero, grazie al taglio delle accise. Questo è dovuto al fatto che le risorse destinate a ridurre il costo dei beni energetici confluiscono di più verso i più ricchi perché

«naturalmente consumano le maggiori quantità assolute di questi beni». Inoltre, le risorse stanziate per finanziare il taglio potrebbero essere utilizzate in un altro modo, che vada, più precisamente a beneficio delle fasce più deboli.

Il taglio delle accise non rinnovato dal governo Meloni

Per mantenere in vigore il taglio delle accise oltre il 31 dicembre 2022 il governo avrebbe dovuto prevedere un'altra proroga, o con un provvedimento specifico oppure all'interno della legge di Bilancio per il 2023, da poco approvata dal Parlamento. Questo però non è avvenuto e di conseguenza l'accisa sui carburanti è ritornata ai valori precedenti allo sconto previsto a marzo 2022 da Draghi. Dal 1° gennaio 2023, il prezzo alla pompa del diesel e della benzina è salito quindi di 18,3 centesimi (15 centesimi di accisa a cui si aggiunge il 22 per cento di Iva), mentre quello del Gpl è aumentato di 6,1 centesimi (5 centesimi di accisa più l'Iva).

Quindi nessuno ha aumentato l'accisa sui carburanti, come racconta la sinistra, semplicemente è tornata ai valori precedenti lo sconto voluto da Draghi.

E tale decisione arriva in un momento in cui i prezzi di benzina e diesel sono diminuiti sensibilmente rispetto ai picchi di diversi mesi fa. L'andamento dei prezzi è facilmente verificabile facendo una ricerca mirata qui.

Giorgia Meloni risponde alle accuse di incoerenza

Oltre ai malumori per rialzo del costo carburante la sinistra fa montare la polemica per un di tre anni fa in cui Giorgia Meloni dice di voler abolire le accise. A questa polemica Meloni risponde con un video: “Punto primo. Gira da più parti un video del 2019 nel quale io facendo benzina con la mia auto parlavo della necessità di tagliare le accise sulla benzina.Ovviamente, non avendo il governo deciso di modificare la norma del precedente governo che prevedeva che il taglio delle accise sarebbe terminato alla fine di quest'anno, si è detto ‘ah, la Meloni è incoerente perché in campagna elettorale vi promette delle cose e poi al Governo ne fa altre'. Ecco, siccome io sono una persona abbastanza seria, non è un caso che quel video sia del 2019 e non dell'ultima campagna elettorale perché intendiamoci, sono ancora convinta che sia un'ottima cosa tagliare le accise sulla benzina, però bisogna fare i conti con la realtà con cui ci si misura. Non sfuggirà a chi non ha pregiudizi che dal 2019 ad oggi il mondo intorno a noi è cambiato e, purtroppo, noi stiamo affrontando una situazione emergenziale su diversi fronti che ci impone di fare alcune scelte. Quindi io non ho promesso che avrei tagliato le accise in questa campagna elettorale perché sapevo qual è la situazione davanti alla quale mi sarei trovata. Detto ciò, sono fortemente speranzosa che prima o poi riusciremo a fare un taglio strutturale, e non temporaneo, delle accise, ma quello necessita una situazione diversa da quella che stiamo affrontando e soprattutto necessita di rimettere in moto la crescita economica di questa nazione”.

Il “Decreto trasparenza sul prezzo dei carburanti” approvato del Governo Meloni

Nel corso del Consiglio dei Ministri che si è svolto il 10 gennaio scorso, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, del Ministro dell' e delle finanze Giancarlo Giorgetti e del Ministro delle imprese e del Adolfo Urso, è stato approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del Garante prezzi. In particolare il decreto stabilisce che:

  1. Nel periodo gennaio-marzo 2023, il valore dei buoni benzina ceduti dai datori di lavoro privati ai lavoratori dipendenti, nel limite di euro 200 per lavoratore, non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente;
  2. Diventa giornaliero l'obbligo per gli esercenti l'attività di vendita al pubblico di carburante per autotrazione per uso civile di comunicare il prezzo di vendita Il Ministero delle imprese calcola e pubblica il prezzo medio giornaliero : tale prezzo deve essere esposto, con specifica evidenza, da parte degli esercenti insieme al prezzo da essi praticato;
  3. Sono rafforzate le sanzioni amministrative in caso di violazione, da parte degli esercenti, degli obblighi di comunicazione e pubblicità dei prezzi. In caso di recidiva, la sanzione può giungere alla sospensione dell'attività per un periodo da sette a novanta giorni;
  4. Sono rafforzati i collegamenti tra il Garante prezzi e l'Antitrust, per sorvegliare e reprimere sul nascere condotte speculative. Allo stesso fine, si irrobustisce la collaborazione tra Garante e Guardia di Finanza;
  5. È istituita una Commissione di allerta rapida per la sorveglianza dei prezzi finalizzata ad analizzare, nel confronto con le parti, le ragioni dei turbamenti e definire le iniziative di intervento.

Il programma di e la sterilizzazione delle imposte su energia e carburanti

Le opposizioni hanno estrapolato un punto del programma di Fratelli d'Italia del 2022 sostenendo che Giorgia Meloni dice il falso quando sostiene che il taglio delle accise non è stato messo nel programma di Fratelli d'Italia. Si tratta di una mistificazione di bassissimo livello che, più che screditare Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, mette in luce tutta l'ignoranza di porta avanti questa tesi. Andiamo a vedere cosa c'è scritto nel programma:

Con “sterilizzazione delle entrate dello Stato” si intende che le entrate dello Stato non devono aumentare se il prezzo dell'energia e dei carburanti aumenta, cosa totalmente differente dal “taglio delle accise”. Sterilizzare significa non far proliferare, non far crescere le imposte, riducendo iva e accise. La ratio è semplice ed è stata spiegata più volte nei mesi passati da Giorgia Meloni: lo Stato non deve trarre ulteriore vantaggio sul prelievo dall'aumento dei prezzi, se aumenta il costo del carburante non devono aumentare le imposte (iva e accise). Ovvero, devono essere sterilizzate. Chi sostiene che in campagna elettorale Fratelli d'Italia abbia parlato di “taglio delle accise” sta dicendo un'enorme bugia, facilmente riscontrabile da tutti gli interventi di Giorgia Meloni fatti nelle piazze italiane nella scorsa estate: nessuno troverà mai quanto sta sostenendo la sinistra. Il costo dei carburanti non è aumentato, è diminuito. Ed è per questo che non c'è stata la “sterilizzazione”.

Questo demolisce la vergognosa campagna mistificatoria di un'opposizione che non sa più di cosa parlare per continuare ad esistere.

Redazione
Redazione
La Redazione de La Voce del Patriota

99 Commenti

0 0 votes
Vota l'articolo
Subscribe
Notificami

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

99 Commenti
Newest
Oldest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
13,699FollowersFollow

Leggi anche

Articoli correlati

99
0
Would love your thoughts, please comment.x