Nigeria: trecento tra ragazzi e uomini liberati da una “casa delle torture” islamica.

Tutto accade a Kaduna, città di 1.600mila abitanti nel centro nord della Nigeria, capoluogo dell’omonima regione. I fatti, terribili, sono andati avanti per anni, fino a quando una fonte anonima non si è decisa a denunciarli, portando la polizia in assetto antisommossa all’interno di una conosciuta scuola coranica dove da anni sei persone detenevano oltre trecento tra uomini e ragazzi, in stato di schiavitù, sottoponendoli ad atrocità di tutti i tipi.

La maggior parte delle notizie pervenute arriva dal capo della polizia della regione di Kaduna, Alì Janga, che ha appunto parlato di schiavitù e raccontato come solo una denuncia anonima arrivata dopo anni di soprusi abbia portato le forze dell’ordine a scoprire quello che accadeva. Janga ha rivelato alla BBC  che più che una casa coranica il luogo era una vera e propria “casa di tortura” dove venivano reclusi uomini e giovani del Burkina Faso, del Mali e di altri paesi africani.  Uno di essi, Bello Hamza, 42 anni, ha dichiarato al quotidiano The Nigerian Tribune: ‘Ho trascorso tre mesi qui con le catene alle gambe. Avrei dovuto seguire i miei Master all’università di Pretoria in Sudafrica. Ho ottenuto l’ammissione per studiare la matematica applicata, ma prima di arrivare all’università sono stato indotto a trascorrere un breve periodo di studio in questa casa coranica dove mi sono ritrovato prigioniero. La scusa per farci fermare a Kaduna era quella di insegnamenti religiosi. La possibilità di arrivare a una migliore e più corretta comprensione del  Corano e dell’ Islam, ma una volta qui, ci hanno imprigionato e sottoposto agni sorta di angherie e violenze. Addirittura, i più piccoli venivano usati per pratiche omosessuali”.

Continua il capo della polizia Alì Janga: “Questo di Kaduna avrebbe dovuto essere un importante centro islamico, e per l’opinione pubblica di questo si trattava, una rinomata ed ottima scuola religiosa in cui molti da tutta l’Africa ambivano di entrare. In realtà, come abbiamo poi scoperto, la verità era ben diversa, e anche solo provare a scappare dal centro poteva portare a punizioni terribili.” Continua Janga: “La prassi era quella di legare le persone alla branda durante la notte, ed appendere la gente a dei tubi innocenti durante il giorno. L’omosessualità non solo non veniva punita, ma era tollerata e incoraggiata, fatto incomprensibile per un islamico devoto. Per quello che abbiamo scoperto fino ad ora, parecchie persone sono morte durante la detenzione.”

Il portavoce della polizia, Yakubu Sabo, ha dichiarato: “Abbiamo trovato circa 100 studenti nella casa, compresi bambini di appena nove anni, in catene, ammassati in una piccola stanza, tutti nel nome della religione, e con la scusa di responsabilzzarle.”

La scuola, che opera da un decennio, ha arruolato studenti portati dalle loro famiglie per imparare il Corano o essere riabilitati dall’abuso di droghe e da altre malattie. Il proprietario della scuola e sei membri del personale sono stati arrestati durante il raid. Sabo ha detto: ‘Le vittime sono state torturate. Alcuni di loro hanno affermato di essere stati sodomizzati dai loro insegnanti. ‘ La polizia era stata informata dai reclami dei residenti locali che erano diventati sospettosi su ciò che stava accadendo all’interno della scuola a causa delle continue urla che si sentivano provenire da dentro. Durante il raid nella scuola, la polizia ha dichiarato di aver trovato una ‘camera di tortura’ in cui gli studenti sono stati incatenati, picchiati e, nei peggiori dei casi, anche impiccati.

Sabo ha anche raccontato che le vittime sono di diverse nazionalità e che ‘due di loro hanno dichiarato durante l’interrogatorio di essere state portate dai loro genitori dal Burkina Faso’. Le identità delle vittime salvate venivano documentate per determinare da dove venivano e per contattare le loro famiglie. I genitori di alcune delle vittime all’interno della città, contattati dalla polizia sono rimasti ‘scioccati e inorriditi’ quando hanno visto le condizioni dei loro bambini, poiché non avevano idea di cosa stesse accadendo all’interno della scuola. I genitori potevano visitare i loro figli ogni tre mesi, ma solo in determinate aree dei locali. ‘Non sono mai stati autorizzati a entrare in casa per vedere cosa stava succedendo, ha detto Sabo. ‘Pensavano solo che ai loro figli venisse insegnato il Corano e magari  le buone maniere”, ha aggiunto sconfortato.

Le scuole islamiche private sono comuni principalmente nella Nigeria settentrionale musulmana, dove spesso mancano i servizi governativi. Il proprietario della scuola ha detto che tutto ciò che è stato fatto nella casa riguardava l’insegnamento dell’ e ha affermato che le accuse di tortura e violenza sessuale sono false, nonostante abbia riconosciuto che le persone erano trattenute in catene. Ha detto: ‘Non facciamo altro che recitare il Corano, pregare e adorare Dio. ‘Quelli incatenati sono i testardi che tentano di scappare. Coloro che non tentano di scappare non sono incatenati.”

Insomma, una scuola come un’altra…

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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