Non c’è pace per Pamela. L’ultimo oltraggio.

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La Madonna con Bambino del Bellini rivisitata da un giovane pittore torinese di ventiquattro anni diventa uno degli esercizi di auto sponsorizzazione più abbietti che si possano immaginare. Il sedicente artista ha messo al posto del volto della Madonna il volto di Pamela Mastropietro ed al Bambino ha fatto assumere le fattezze del suo assassino Oseghale, ha poi usato questa crosta per pubblicizzare la sua prima mostra personale, diffondendo l’immagine sul web.

In disparte la bruttezza oggettiva del dipinto, ciò che sconvolge è che di tutta evidenza l’unico proponimento dell’autore sia stato quello di creare clamore e di averne un ritorno pubblicitario. Non si comprende infatti quale altro possa essere l’intento pseudoartistico, considerato che la qualità e l’originalità pittorica appaiono assai discutibili e la scelta del soggetto, oltre ad essere pesantemente blasfema, risulta anche irrimediabilmente oltraggiosa. Questo ragazzo a 24 anni, l’età per immaginare un futuro lungo e radioso e, nel caso di specie, per aprirsi un varco nel mondo dell’arte, non ha avuto di meglio da pensare che creare un’icona disgustosa, usando una violenza inaudita nei confronti dei genitori della povera Pamela, di tutti coloro che l’hanno amata e del comune sentimento religioso. Ci si chiede dunque se il fine giustifichi sempre i mezzi, se la sete di notorietà possa spingere a non avere rispetto per se stessi, per gli altri e per i morti ammazzati e seviziati. Perchè alla povera Pamela il suo aguzzino ha fatto questo: l’ha uccisa e seviziata senza pietà e senza pentimento.

Ma questo giovane se n’è bellamente infischiato delle conseguenze del suo gesto insano, ed ha imbrattato su una tela la prima schifezza insensata che gli è balenata in testa pur di assurgere agli onori della cronaca.

Tuttavia la libera espressione dell’arte e del pensiero ha sempre un limite, che risiede nel dovere di rispettare l’intima sfera del dolore personale e in questo caso anche di un’intera comunità. E’ lo stesso argine positivizzato dalle norme che impongono ai nostri interlocutori di rimanere entro i limiti della continenza verbale, di non offendere l’onorabilità, la reputazione i sentimenti. I medesimi limiti che rendono risarcibile il pretium doloris, il prezzo della sofferenza, perché il rispetto della dignità è un’entità ben precisa ed ha dei confini che non possono essere impunemente travalicati. Ma nell’era liquida dove tutto è concesso se risponde a una certa ideologia relativista, si legge questo oltraggio come un’offesa veniale, perché “l’artista” non può essere imbavagliato. E invece no, ci sono spazi definiti anche per la libertà di espressione, e se si deborda, come in questo caso è accaduto, è auspicabile che si proceda penalmente, che si chieda un pesante risarcimento, che si infligga una pena commisurata all’entità della violazione e che si tengano in debita considerazione tutte le aggravanti del caso, non ultima quella dell’aver agito per futili motivi. Possiamo serenamente dire che questo ragazzo ha perso un’occasione per crescere artisticamente, ne ha guadagnata una per farsi disprezzare e l’unica cosa che si auspica é che resti confinato nel più assoluto anonimato.

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