Onestà, onestà … non è più il grido di battaglia

Sulla parola onestà ripetuta ossessivamente hanno fatto la fortuna di un movimento politico che nell’arco di 10 anni è passato dall’essere un fenomeno di costume a un partito di governo, ma ora hanno probabilmente convenuto che è finita l’epoca del facile jingle.

E’ della fine della scorsa settimana la notizia che il ministro Savona risulta indagato per il reato di usura bancaria. I fatti riguarderebbero il periodo in cui Paolo Savona, esimio economista, era al vertice di Unicredit. L’inchiesta viene portata avanti dalla procura di Campobasso. Con Savona indagate altre 22 persone, tra cui Alessandro Profumo ad di Leonardo Finmeccanica e Fabio Gallia, ad e dg di Cassa Depositi e Prestiti. Detto ciò, ci preme ricordare che in Italia si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, quindi lungi da noi parlare di colpevolezza o voler gettare la croce sulle spalle di un uomo molto conosciuto per le sue capacità.  Quello che invece ci preme molto sottolineare è quanto sia cambiata l’ottica del Movimento 5stelle, che sul grido “onestà, onestà” ripetuto nelle piazze, nelle vie, ai comizi, come fosse un mantra e sulla demonizzazione degli avversari, ha costruito tutte le sue fortune politiche. Oggi, di fronte alla notizia dell’indagine su Savona, la prima dichiarazione di DiMaio è stata: “Lo sapevamo, ma per noi non cambia nulla…”

Troppo facile. Ce li ricordiamo i pentastellati lanciare i loro strali contro chiunque fosse toccato da indagine giudiziaria, anche solo marginalmente, anche quando era ben lontana la certezza di colpevolezza. Udiamo ancora Beppe Grillo dal palco dei suoi comizi tuonare contro gli esponenti della Casta,  sempre protetti, sempre abbarbicati sulle poltrone anche quando inseguiti da avviso di garanzia. Ce lo ricordiamo Beppe Grillo dare le coordinate del Parlamento ai terroristi con la speranza che scegliessero quello come bersaglio per i loro proiettili. Per cancellare la disonestà, le vergogne, le chiacchiere.

Poi, però, è arrivato l’agognato potere, e con esso sono arrivati gli avvisi di garanzia – e non solo – anche per gli esponenti 5stelle, un po’ vuoi perché nessuna categoria è immune da maneggioni e delinquenti, un po’ perché l’elefantiaca burocrazia italiana rende tutto talmente difficile che il più delle volte si incappa nelle maglie della anche in buona fede, anche senza colpe reali.  Sia come sia, però, coerenza vorrebbe che ci si comportasse come sempre, portando avanti quella linea giustizialista che tanto ha contribuito alle fortune del Movimento a 5stelle.

Invece no, non scherziamo. La tendenza è ormai cambiata da tempo. Sono molti gli esponenti politici grillini indagati per vari reati, eppure continuano a mantenere il loro posto grazie anche al silenzio connivente delle alte gerarchie pentastellate. Qualche caso specifico? Ci sarebbero due casi eclatanti che riguardano la sindaca di Torino, Chiara Appendino, e la sindaca di Roma, Virginia Raggi.  La Appendino, già indagata, è stata rinviata a giudizio con  altre 14 persone nell’inchiesta su quanto accadde in Piazza San Carlo la sera del 3 giugno 2017. Ma non basta, perché proprio nello scorso giugno sempre l’Appendino ha ricevuto avviso di garanzia per falso in bilancio nell’ambito dell’inchiesta che riguarda l’ex area Westinghouse. Secondo lo stile grillino che pretendeva – per gli esponenti di altri partiti – l’immediate dimissioni dalla carica se solo sotto indagine, qui ce ne sarebbe addirittura per espatriare e, invece, silenzio. Anzi, fiducia e sostegno riconfermati.  Più o meno stessa solfa per Virginia Raggi.  La sindaca di Roma è stata rinviata a giudizio per falso nell’inchiesta che ha visto la nomina a dirigente del Comune di Renato Marra, fratello di Raffaele ex braccio destro della sindaca, anche lui rinviato a giudizio per lo stesso reato.  Il processo è partito in questi giorni. Ma di nuovo, tutto tace.

A questo punto, vi ricordiamo Alessandro Di Battista, “il Diba”, pezzo forte dei pentastellati, quando andava davanti alle telecamere e mostrava la sua personale idea de “la piovra”, l’impresentabile mappa del malaffare dove comparivano i nomi di esponenti di altri partito spesso con meno guai di Appendino e Raggi. E in tema di sindaci, ci viene in mente Virginio Merola, sindaco di Bologna, indicato dal M5s come la peggior specie di politico dopo che venne indagato per omissione di atti d’ufficio, per non aver sgombrato palazzi occupati abusivamente. Indagine poi archiviata. Manca poco che i 5stelle ne chiedessero la fucilazione, eppure di palazzi occupati Roma è piena, e qualcosina c’è anche a Torino. Però, se fai del due pesi due misure la tua filosofia, il problema non ti si pone…

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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