Pensionati nelle PA, Calandrini (FdI): “Il Governo è al lavoro per cambiare una nazione zavorrata da burocrazia e contraddizioni”

“La delibera della Corte dei Conti della Regione Lazio che, rispondendo a una richiesta di parere del sindaco di Cassino, ha ribadito come l'impiego di pensionati nelle pubbliche amministrazioni debba rivestire carattere di eccezionalità, porta alla luce un vaso di pandora su una realtà complessa e di non semplice soluzione. Allo stesso tempo rappresenta un'indiretta conferma della giusta strada imboccata dal Governo , soprattutto sul fronte delle riforme” Così in una nota il Senatore Nicola Calandrini, presidente della 5a Commissione Bilancio

“Secondo l'Istat sono 100 mila i pensionati al nelle P.A., 80mila dei quali impiegati nel comparto sanità e e per la maggior parte professionisti qualificati. I motivi che spingono i pensionati a tornare a lavoro sono essenzialmente due: nella P.A. la liquidazione può essere versata anche anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro e le pensioni medie non sono alte e si attestano attualmente sui 2200 euro. A questo si aggiunge la difficoltà per le P.A. di attrarre giovani professionisti che sovente preferiscono l'estero o il privato. Credo sia sotto gli occhi di tutti come questo rappresenti un vero e proprio cortocircuito: meno giovani al lavoro significa meno contributi versati e quindi meno risorse per le pensioni. Appare necessario invertire la rotta” prosegue Calandrini. 

“Cosa che il sta facendo: innanzitutto si è aperta una stagione di concorsi dedicata a dipendenti statali con elevate professionalità in numerosi ministeri. Sono poi stati rinegoziati i contratti collettivi, tra gli altri, proprio del comparto sanità e istruzione, garantendo stipendi più alti. Il tutto corredato da una grande stagione delle riforme (Premierato, Giustizia, Fiscale) che hanno un comune denominatore: ridurre la burocrazia. Questo vero e proprio cancro per la nostra nazione costa, solo per limitarci alle imprese, ogni anno 56 miliardi . L'equivalente di 2 milioni di contratti di lavoro. Eliminare la burocrazia significa garantire più posti di lavoro, più giovani occupati, più contributi versati e quindi pensioni più dignitose. Ovviamente questo governo non ha la bacchetta magica: le risorse sono poche, misure scellerate come il le rendono ancora più risicate. Soprattutto, per fare l'esempio della sanità, formare nuovi medici e soprattutto nuovi medici specializzati, richiede tempo. Per questo si è dovuto affrontare la realtà anche con misure che sembrano in contraddizione con quanto sostenuto prima: mi riferisco ad esempio alla norma contenuta nel decreto milleproroghe che permette ai medici, fino al 2025, di rimanere in corsia fino a 72 anni. Per la prima volta dopo anni, tuttavia, si intravede una visione strategica per il futuro della nazione. Una visione che non è sbandierata a parole ma sostenuta dai fatti” conclude il presidente della  5a Commissione Bilancio

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