Peste suina, De Carlo (FdI): come salvaguardare la filiera dal punto di vista economico e sanitario?

“Ho presentato un’interrogazione nella quale chiedo al Governo quali delle disposizioni previste dalle linee guida del Piano di Gestione del Cinghiale e della Peste Suina Africana del 2021 siano state messe in atto e con quali risultati, quale sia la strategia di tutela e salvaguardia dell’intera filiera suinicola, sia da un punto di vista sanitario che economico, e se non si ritenga di intervenire immediatamente applicando un efficace programma di gestione del cinghiale, non solo per la salvaguardia delle produzioni suinicole nazionali, dell’indotto della salumeria italiana e dell’export dei prodotti carnei trasformati, ma per la salvaguardia della specie di cinghiale stessa che, senza un controllo nella densità di popolazione, rischia una pandemia diffusa ed incontrollata”.
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di FdI.
“Cina, Giappone, Taiwan e Kuwait, oltre a restrizioni dalla Svizzera e azioni in valutazione da parte della Corea del Sud: sono queste le prime nazioni che hanno bloccato l’importazione di prodotti suinicoli italiani dopo la scoperta di nuovi casi di peste suina africana in Italia – precisa De Carlo. Ad oggi, per il Ministero della Salute, sono 114 i Comuni italiani fra Piemonte e Liguria compresi nella ‘zona infetta’ dalla Peste Suina Africana. I nostri produttori di prodotti suinicoli già da anni soffrono per l’entrata dall’estero di suini vivi o cosce congelate, lavorate in Italia e immesse sul mercato con l’italianità richiamata solo nel nome. I canali di commercializzazione non riconoscono il principio della regionalizzazione e il danno per le mancate esportazioni è già stato stimato in almeno 20 milioni di euro per ogni mese di sospensione. È quindi necessario che vengano riconosciute le misure adottate dall’Italia quale garanzia di salubrità della produzione nazionale”.
“Sono oltre 2,3 milioni i cinghiali presenti in Italia, ma poco o nulla è stato fatto per la loro riduzione: l’alto numero di cinghiali – sottolinea De Carlo – equivale a un’alta possibilità di diffusione della peste suina, con ripercussioni sulla salute della fauna selvatica e con il rischio di riflettersi anche sugli allevamenti e sull’export agroalimentare. Servono quindi azioni nazionali e un coordinamento a livello europeo”.
“Ricordo – conclude De Carlo – che il decreto sulla peste suina è fermo al Ministero dell’Ambiente per volontà dell’ex ministro Costa dallo scorso anno, come ammesso dall’ex ministro all’Agricoltura Bellanova, a dimostrazione di un esecutivo che ha deciso di non gestire la situazione, con conseguenti danni non solo per la fauna selvatica, ma anche per l’agricoltura e il comparto agricolo che, senza azioni di contrasto, rischiano nuove e gravi difficoltà e danni economici incalcolabili”.

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