Dal 2014 il Venezuela sta affrontando una recessione devastante che ha trasformato uno splendido paese in un girone infernale, dove rischi di essere ammazzato per due soldi, per una borsa di pelle, per un paio di scarpe decenti, e dove la gente per mettere sotto ai denti qualcosa assalta lo zoo e si mangia gli animali in mostra.  Il che da un certo punto di vista è un bene perché ormai le povere bestie non venivano più sfamate e stavano morendo di consunzione. Almeno così se ne sono andati in fretta e, speriamo, senza soffrire.

Eppure questa terra che ora appare un buco nero, ha nel suo sottosuolo ricchezze indicibili, a cominciare dal più grande deposito di petrolio al mondo, maggiore anche di quello dell’Arabia Saudita. Ma non solo, c’è l’oro nel sottosuolo venezuelano, e i diamanti, e tanti altri appetibili materiali concupiti dalle industrie di tutto il mondo, e che lo chavismo non solo non ha saputo far fruttare, ma ha sperperato con delle politiche economiche folli.  E non basta, sotto Maduro la situazione è se possibile anche peggiorata, e le stime per il futuro vedono un’ulteriore perdita del PIL addirittura intorno al 18%. Del resto affermare che l’economia del paese sia in mano quanto meno a degli sprovveduti, oltre che ladri, è addirittura riduttivo. Basti pensare che  lo scorso 6 luglio, il generale messo da Maduro alla testa della PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.), la compagnia petrolifera statale, tal Quevedo, con la moglie e altri membri del direttorio ha organizzato una funzione religiosa per chiedere a Dio di incrementare la produzione di greggio dei pozzi.

Cacciati via gli americani dalle imprese estrattive – e su questo non abbiamo nulla da dire – Chavez prima e Maduro poi non hanno saputo però rimpiazzarli con persone competenti, preferendo sostituirli con amici, parenti o sodali che permettessero loro il controllo sulle incredibili somme di denaro in ingresso nel paese. Somme che soltanto il “presidentissimo” e i suoi potrebbero spiegarci che fine hanno fatto. In tutto questo, la Pdvsa oggi affonda sotto un debito gigantesco, mentre le maestranze prestano la loro opera sotto una pressione sempre maggiore, controllati h24 da uomini armati, il tutto a fronte di mezzi sempre più usurati. Per non parlare dei subappalti incontrollati, e senza dimenticare contratti assurdi firmati a svantaggio della  Pdvsa stessa, stavolta non con gli americani ovviamente, ma con gli “amici” del dittatore in carica. Tutto questo al punto di portare anche i sindacati, fino a non molto tempo fa baluardo dello chavismo più puro, a criticare pesantemente il regime che, a questo punto, continua a tenersi in piedi solo grazie a una parte dell’esercito che evidentemente con Maduro ha sottobanco interessanti accordi economici.

E pensare che per come è messo il Venezuela dovrebbe navigare nell’oro. Basti pensare agli accordi commerciali per oltre 5,5 miliard di dollari siglati da Maduro con partner stranieri già nel 2016, che promettevano investimenti in progetti di sfruttamento minerario nel sud del paese.  “L’accordo, siglato fra le altre con la canadese Barrick Gold Corporation (la maggiore compagnia mineraria al mondo) e con la cinese Shandong Gold, era necessario” , disse  Maduro in quel frangente:  “ per costruire “una nuova economia” in Venezuela. Inoltre, all’inizio del mese,” sottolineò il presidente “ il Venezuela ha concluso diversi investimenti nel campo dell’industria mineraria per 4,5 miliardi di dollari.”

Abbiamo visto, abbiamo visto…