Politica Agricola Comune, convegno organizzato da Longarone Fiere Dolomiti. De Carlo (): “PAC e , vigilare per difendere l’agricoltura di montagna”

“Tra Politica Agricola Comune e , la parola d’ordine è sostenibilità. Bisognerà però vigilare per tutelare l’agricoltura, soprattutto quella di montagna, da una visione distorta dell’ambiente”: questo il pensiero del senatore e responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, tra i relatori del convegno online di apertura del Forum dell’Agricoltura di Montagna organizzato da Longarone Fiere Dolomiti.
“Da parlamentare e da responsabile del Dipartimento Agricoltura cerco di avere sempre una visione che includa anche i grandi temi dibattuti in Europa: uno di questi è sicuramente la sostenibilità ambientale, che ad esempio vedrà dedicate il 37% delle risorse complessive del ”, ha esordito De Carlo. “Ma è sostenibile prendere in prestito soldi da generazioni future? Con quali obbiettivi? Dobbiamo impegnarci affinché vengano impiegate anche per lo sviluppo della montagna e dell’agricoltura, prima forma di tutela ambientale”.
De Carlo ha poi sottolineato l’eccellenza dell’agricoltura italiana: “È la più green e sostenibile d’Europa, si prenda quella come obbiettivo e come parametro di raffronto con le altre realtà. Abbiamo sviluppato una coscienza ambientale legata alla sostenibilità e in prima linea in questo campo, soprattutto in montagna, ci sono proprio gli agricoltori. La montagna non può certo sfidare l’agricoltura intensiva diffusa in altre zone e in altre nazioni, ma deve valorizzare la sua biodiversità”.
Per questo aspetto, la ricetta di De Carlo è chiara: “La prima biodiversità montana da tutelare è quella umana: l’uomo deve restare a vivere in montagna, e per questo servono politiche che sostengano la permanenza e la vita in quota. Fino a 30 anni fa, il 70% della popolazione abitava in zone rurali, oggi siamo scesi al 50%, tra 30 anni saremo al 30%. Impensabile che queste persone possano da sole sostenere la manutenzione del territorio, il dissesto idrogeologico e la produzione agricola: o si investe per avere una montagna attrattiva, o è la fine. Contro l’abbandono serve una gestione vera, a partire da quella dei lupi e dei grandi carnivori: se si lascia spazio ai predatori, la gente se ne va. A quel punto, i pascoli lasceranno spazio ad altro: se va bene, saranno invasi dai boschi, ma c’è anche lo spettro di vedere al loro posto grandi impianti fotovoltaici, strutture che rientrano nella grande logica di sostenibilità ambientale, sicuramente più facilmente redditizie e meno faticose dell’attività agricola, e che però porterebbero non solo a un abbruttimento dei nostri panorami e delle viste sulle nostre montagne, ma anche a un doloroso, pericoloso ed irreversibile impoverimento sociale”.

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