Preferenze e Presidenzialismo per colmare la distanza tra popolo e politica

Il dibattito sul taglio dei parlamentari non mi ha appassionato. Sarà che in una Nazione a crescita zero, che rischia di finire in recessione, che vede scappare all’estero 250.000 giovani negli ultimi dieci anni, che chiude ogni giorno decine di piccole e medie imprese, che raggiunge il 31,4% di disoccupazione giovanile, il mio buonsenso mi suggeriva di non considerarla una priorità. Risparmiare lo 0,007 % della spesa pubblica italiana, non può evidentemente rappresentare la svolta di cui ha davvero bisogno l’Italia.

La Politica che ha dato il peggio di sé negli ultimi anni deve tornare ad acquisire il suo ruolo più nobile, quello di guidare la Nazione secondo una precisa visione del mondo e risolvere le grandi emergenze che stanno portando l’Italia ad essere una piccola comparsa nello scenario mondiale.
Tornare ad incidere nella storia e sul mondo, come esempio di civiltà, conquiste sociali e benessere. In questo modo il rapporto ormai rotto tra il popolo e la Politica potrà tornare ad essere virtuoso. Il popolo italiano che non si fida più della classe politica, a tal punto che l’81% degli Italiani si dichiara favorevole al taglio dei parlamentari, tornerà a percepire che é la Politica l’unico strumento che consentirà alla nostra Nazione di uscire dal pantano, e che quando la Politica é debole, sono altri i poteri che decidono le sorti dell’Italia, inseguendo interessi particolari e mai quelli generali della Nazione.

Per non cedere alla demagogia tipica dei momenti di difficoltà della politica e per evitare che il sacrosanto principio della rappresentanza ci trasformi in un’oligarchia di burocrati senza scrupoli ora bisogna fare un passo avanti.

Se al taglio dei parlamentari non seguirà una vera riforma in senso presidenzialista, se il potere dei leader dei partiti, che avranno a disposizione meno parlamentari e quindi maggiori strumenti di controllo, non verrà arginato dall’inserimento del voto di preferenza, sarà il pluralismo, la rappresentanza dei territori, la cinghia di trasmissione tra popolo ed eletto a venire meno, e quindi la nostra democrazia.

Non cediamo ancora pezzi della nostra sovranità popolare. Dei tre poteri dello Stato, giudiziario, esecutivo e legislativo, oggi si sceglie di limitare l’ultimo, ossia l’unico nelle disponibilità dirette del popolo italiano che lo sceglie in libere elezioni. Ma guarda un po’, che strano.

Si faccia quindi un passo avanti. Preferenze e Presidenzialismo per colmare la distanza tra il popolo, i territori e i suoi governanti. Subito. Il contrario rimarrà demagogia. E prima o poi di demagogia, si muore.

Fabio Roscani
Presidente di Gioventù Nazionale

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