Premierato, le barriere ideologiche della sinistra celano la sua paura del verdetto dei cittadini

Se su una cosa Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle vanno d'accordo, è aver creato un fronte unico e ideologico contro il governo di centrodestra. Il fronte del no al premierato, che continua a raccontare cose del tutto insensate sul premierato. Ad esempio, nelle scorse ore a Palermo il leader grillino ha avuto la buona idea di sparare a zero sulla riforma e, piuttosto che parlarne, al di là di dissapori e visioni divergenti, come una riforma nata per modificare quel meccanismo che riduce la legittimità del popolo creando troppo spesso esecutivi mai scelti dal corpo elettorale, la racconta invece come un pericolo per il nostro ordinamento, per la democrazia, per la Costituzione e per il Capo dello Stato. “Il governo – ha detto l'avvocato di Volturara Appula – insieme alle forze di maggioranza hanno trovato un punto di equilibrio. Io l'ho definito subito il ‘pactum sceleris' perché è un compromesso di potere destinato a garantire la permanenza nel governo delle proprie funzioni. Ciascuna delle forze di maggioranza – ha aggiunto – ha individuato un pilastro della Costituzione da riscrivere con il risultato complessivo di stravolgere le fondamenta stesse su cui è stata eretta la nostra architettura costituzionale”. E poi la fantasiosa teoria, ai limiti del complottismo: “Fratelli d'Italia riscrive il sistema di governo , la Lega il sistema di governo regionale, Forza Italia si sta industriando insieme al ministro Nordio per rivedere il principio di autonomia e indipendenza della magistratura. Ove questi tre distinti progetti che si combinano in questo ‘pactum sceleris' venissero attuati – ha spiegato l'avvocato del popolo – avremo un premier che assomma in sé poteri rafforzati, una sorta di caudillo in versione italiana. Privo di reali contrappesi, risultando esautorata la figura del Capo dello stato, emarginato il Parlamento e, in prospettiva, assoggettati i magistrati al condizionamento del potere politico. È questo il disegno”, ha spiegato. Si ammetterà che ci vuole anche una certa fantasia per arrivare anche solo a pensare una teoria del genere.

Per la sinistra va tutto bene

Ma i continui no di Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle nascondono qualcosa. Pare quasi, infatti, che secondo la sinistra non c'è nessuna cosa che non vada. Va tutto bene, anzi: va bene se a Palazzo Chigi arrivano coalizioni mai passate per il vaglio degli elettori, se ad imporsi capo del governo sono persone sbucate completamente dal nulla, se un esecutivo non ha neppure la possibilità di completare il programma per il quale è stato scelto prima di cadere sotto i colpi di crisi, nella quasi totalità dei casi, extraparlamentari. D'altronde, è così che governano da dieci anni e passa. Dem, grillini e altri compagni di quelle zone non sanno, tuttavia, che potrebbero essere più utili alla Nazione e ai loro stessi elettori se iniziassero seriamente a collaborare con la maggioranza, creando un dialogo sul tema ricercato dal centrodestra fin dal suo insediamento a Palazzo Chigi ma sempre negato dalla sinistra, ogni tentativo sbattuto inevitabilmente contro il muro dell'ideologia e mai lasciato entrare dalla porta del reale bisogno dei cittadini. Perché avere un governo stabile per cinque anni vuol dire realizzare tutto quello che è previsto in un programma elettorale, vuol dire favorire investimenti e ristabilire credibilità all'interno dei consessi internazionali. E così si fanno gli interessi di tutti.

Paura del voto e di governare

PD e Cinque Stelle proprio non riescono ad accettare non solo l'eventualità che dei partiti di centrodestra restino al governo per cinque anni, ma neppure che siano loro stessi a sedersi a Palazzo Chigi per così tanto tempo. Quello che si vuole intendere è che se la riforma andrà in porto (e andrà in porto) e se, chissà quando, la sinistra sarà capace di vincere una tornata elettorale nazionale, allora i partiti che comporranno la coalizione vincente dovranno restare, come vuole la riforma, per cinque anni al governo. E in quel momento niente più scuse: davvero si avrà modo di lavorare, di mettere in campo, se capaci, le proprie idee e di lasciar giudicare gli elettori, al termine dei cinque anni, se l'operato del governo sarà stato sufficiente. Dem e grillini, insomma, temono che con la riforma del premierato, così come quella per l'autonomia differenziata, si arriverà al punto nel quale bisognerà lavorare seriamente per la Nazione. E per evitare ciò, votano contro e si schierano anche “con i corpi”, per volontà del generale Schlein, in contrasto alla riforma, privandosi persino dell'opportunità di avere potenzialmente la possibilità di governare per cinque anni.

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La Redazione de La Voce del Patriota
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