Premio Atreju 2021 ad Elisabetta Franchi. Santanchè (FdI): Esempio del successo italiano costruito sul sacrificio

Premio Atreju 2021 ad Elisabetta Franchi, eccellenza italiana nel campo della moda.
“E’ stato per me un grande orgoglio quando Giorgia mi ha chiamata per dare il premio ad Elisabetta Franchi. La sua è una storia bellissima da raccontare: si è fatta da sola, nasce da una famiglia non abituata al lusso e moda. Ha avuto forza, resilienza, coraggio, visione, che fanno per me di Elisabetta un mito come persona”, ha detto la senatrice di Fratelli d’Italia Daniela Santanchè nel corso della premiazione. Un premio, che come ha spiegato la senatrice di che parte dalla considerazione che la Franchi ha “capito prima che bisognava porre attenzione all’ambiente, al materiale che si usa. Ha detto basta perché bisogna usare materiali sostenibili. La sua è stata la prima azienda prima in Italia “plastic free””. A sua volta Elisabetta Franchi ha rivendicato le sue origini di “una famiglia abbastanza povera: in casa mia a 5 anni lavavo i piatti, rifacevo i letti”. Cosa che non l’ha frenata ma piuttosto “ho imparato la resilienza, il senso del sacrificio, la forza e la determinazione”. Da qui l’incitazione: “Non piangiamoci addosso, se hai qualcosa da raccontare la gente ti ascolta. Se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque, la mia infanzia mi ha insegnato la resilienza e il sacrificio.”. Elisabetta Franchi, esempio di sacrifico pure per il presidente di Confartigianato-Moda, Fabio Petrella, che sottolinea: “Il nostro settore sembra patinato ma in realtà è fatto di capacità, di sapere, di fatica. Queste cose non si insegnano nelle scuole”. E rivolge un appello: “Per difendere questo mondo abbiamo bisogno di persone che rappresentino al meglio in Europa le nostre istanze”. Appello raccolto subito dalla senatrice Santanchè che propone: “Giorgia ha il merito di aver capito l’importanza di aiutare la moda, perché sono posti di lavoro. Un’ipotesi potrebbe essere l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti nel finanziare un polo del lusso. E poi c’è la nostra proposta sui dazi di civiltà: le nostre imprese subiscono una concorrenza sleale. Bisogna dire a quei marchi che delocalizzano e producono in altri paesi che fanno concorrenza sleale è che quindi devono pagare un dazio”.

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