Processo Ream: Appendino condannata a sei mesi ma non lascia la poltrona

Chiara Appendino, sindaco di Torino e punta di diamante del Movimento 5 Stelle, è stata oggi condannata per falso in bilancio a 6 mesi di carcere al processo Ream.

La società avrebbe infatti versato una caparra di 5 milioni di euro, la quale però, non risulterebbe nel bilancio del 2017.

“Porterò a termine il mio mandato da sindaca. Come previsto dal codice etico mi autosospenderò dal Movimento 5 stelle” queste le parole della prima cittadina, nonostante sia stata riconosciuta responsabile di una imputazione di falso ideologico, nonostante lei stessa abbia fatto una forte campagna elettorale, probabilmente abusando della parola “onesta”, oggi tutti si sarebbero aspettati per coerenza che annunciasse le proprie dimissioni. Come se sia sufficiente autosospendersi dal M5S per risolvere il problema.

Il processo verte sul caso dell’ex Westinghouse e di una caparra da cinque milioni che la società Ream aveva versato nel 2012 al Comune per avere un diritto di prelazione sul progetto per la realizzazione di un centro congressi nella zona in questione. Nel 2013 il progetto fu però aggiudicato a un’altra società e i famosi 5 milioni dovevano essere restituiti. Ma in realtà se ne sono perse completamente le tracce. Infatti per l’accusa l’amministrazione Appendino non avrebbe inserito nel bilancio 2017 i soldi versati come caparra dalla società Ream.

Tutto questo mette in luce due aspetti molto tristi della vicenda: il primo è sicuramente l’incapacità dei 5Stelle di amministrare una città importante come Torino, e la seconda è che, ancora una volta, il fascino della poltrona per i pentastellati è troppo forte e si è disposti a qualunque escamotage piuttosto che scollarsi dalla carica.

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