Quella sinistra meschina che attacca Lollobrigida

Da “esperta della materia”, dopo anni in cui ho deliziato ogni mio senso sui vagoni del noto treno regionale Roma – Minturno, oggi vorrei dare la lettura della vicenda che le opposizioni cavalcano come il presunto scandalo del secolo: Lollobrigida scende a Ciampino per un ritardo del freccia rossa con cui si stava dirigendo a Caivano per l’inaugurazione di un parco.

Bene, posto che l’azienda ha chiarito che non è un caso isolato e considerato che l’accumulo di oltre un’ora di ritardo porta con sé dei diritti di rimborso o fermata in capo agli utenti, si potrebbe considerare chiuso il caso.

Ma delle considerazioni vanno fatte, perché stanno crocifiggendo un ministro non per essersi sottratto ai suoi doveri, ma per averli voluti rispettare. Lo stanno massacrando perché al posto di salire su un “aereo blu”, a spese dei cittadini, ha utilizzato un mezzo di trasporto pubblico come il treno. Lo stanno criticando perché, senza causare disagio a nessuno, ha chiesto di scendere prima perché altri, molti altri, non dovessero subire gli effetti del suo ritardo. Io questo lo chiamo rispetto del proprio dovere, non arroganza.

Non considerare che il lavoro di un ministro ha ben altri riflessi sulla collettività rispetto a quelli che può avere il lavoro di ognuno di noi è o da sciocchi o da maligni che vogliono strumentalmente usare questa vicenda per chiedere, per l’ennesima volta, dimissioni insensate. E sapete perché?

Perché dietro questi scomposti j’accuse, le sinistre prive di argomenti vogliono seppellire la vergogna dei propri conclamati fallimenti e le macchie delle proprie meschine piccinerie. Tuttavia io continuo a preferire un ministro che forsennatamente cerca di dare tutto se stesso all’Italia, piuttosto che coloro che dopo aver crapulonescamente goduto di un quinquennio di privilegi tipici della “casta” che hanno condannato per anni, sono tornati oggi a brandire quel famoso apriscatole con cui avevano detto che avrebbero aperto la scatoletta di tonno dei palazzi del potere.

Seguito a sostenere un ministro che sale su un treno qualunque con il suo staff per raggiungere i suoi impegni istituzionali e non acquista con i soldi dei cittadini un aereo nuovo di pacca per girare il mondo in lungo e in largo per mettere all’asta quanto rimasto della nostra Nazione.

Ogni italiano di buon senso lo sa.

E sì, tante volte ho tardato anche io, in piedi per ore sul mio regionale Roma – Minturno, costretta ad attese interminabili, ma i miei ritardi non avrebbero messo in difficoltà nessuno se non me stessa, perché altrimenti avrei chiesto sicuramente anche io al capotreno di farmi scendere.

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