Raggi assolta dal Tribunale, ma Roma resta un disastro

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La storia la conoscono tutti e solo in Italia avrebbe potuto avere un seguito. In parole povere, Virginia Raggi all’epoca da pochissimo tempo sindaco di Roma, nomina Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio. Per l’uomo è un bel salto di carriera, con lo stipendio che gli si triplica dall’oggi al domani. Ma il problema per la Procura di Roma non è tanto questo quanto il fatto che la nomina a Marra sarebbe arrivata grazie al di lui fratello, Raffaele, all’epoca capo di gabinetto e collaboratore strettissimo della Raggi.
Infatti, la sindaca di Roma viene imputata per aver dichiarato alla responsabile anticorruzione del Campidoglio che la nomina di Renato Marra era frutto solo di una sua decisione, che non era stata influenzata da Raffaele Marra, e che anzi con il suo capo di gabinetto della questione non si era mai parlato, fatto questo smentito da una chat nella quale la sindaca faceva notare seccata al suo collaboratore l’esagerato aumento di stipendio di Renato.
Oggi, il tribunale dice che la Raggi agì in buona fede, senza sapere quali fossero stati i passi e le decisioni prese da Raffaele Marra per favorire il fratello, e per le quali quest’ultimo dovrà rispondere in separata sede di abuso d’ufficio. Tutto qui. Cosa di poco conto, al limite un caso di nepotismo che tra tanti scandali pesanti può fare al massimo sorridere. E Virginia, giustamente felice per la soluzione della faccenda, scrive su Facebook: “Per i miei cittadini in questi due anni sono andata avanti. Umanamente è stata una prova durissima ma non ho mai mollato. Credo in quel che faccio; credo nel lavoro, nell’impegno costante, nel progetto che nel 2016 mi ha portato alla guida della città che amo follemente. Un progetto che finalmente può andare avanti con maggiore determinazione”. Ma non solo. Aggiunge sul filo dell’esaltazione, e ce la immaginiamo mentre brinda con la famiglia e scrive sui social: “ Mi state sommergendo di messaggi di affetto: Grazie! Andiamo avanti a testa alta. Dicono che in Tribunale sarei scoppiata in un pianto liberatorio. Non e’ vero. Ad un sindaco uomo non lo avrebbero mai detto.”, conclude.
A questo punto, però, non la seguiamo più: davvero Virginia pensa che il suo problema come sindaco di Roma sia questo? Che dopo oltre due anni dall’inizio del suo mandato, quello che la gente si chiedeva era se avesse o no agevolato la carriera del fratello del suo capo di gabinetto? Se così fosse, la prima cittadina dell’Urbe dimostrerebbe una lontananza dai fatti e dalla realtà che la circonda da non poter essere spiegata solamente con la mera incapacità nel ruolo che occupa. C’è da chiedersi se in un solo momento di questi due ultimi anni, “il folle amore” che prova per Roma non le abbia fatto prendere in considerazione almeno l’idea di mollare la poltrona e di lasciarla a qualcuno più abile, capace e preparato che, diciamoci la verità, a questo punto non ci appare proprio impossibile da trovare.
Tale è stata fino ad ora l’inettitudine amministrativa di Virginia Raggi che sarebbe semplice sostituirla anche con un modesto amministratore di condomini avendo la certezza di rende un favore alla Capitale d’Italia, che tanto peggio di così non potrebbe essere governata nemmeno a farlo apposta. Non è un caso, infatti, se al confronto con Virginia Raggi anche discutibili predecessori come ad esempio Rutelli e Veltroni riescono ad apparire fari di riferimento della professione di sindaci di una grande metropoli.
Non ci possiamo davvero arrendere all’evidenza che la Raggi non si renda conto di “guidare” una città allo sbando, dove non esiste una strada che sia una priva di buche pericolosissime per la viabilità, assolutamente insicura perché presidiata da mariuoli di tutti i tipi, da quelli che ti portano via soldi e documenti appena scendi dal treno a Termini, a quelli che sul treno non ti ci fanno nemmeno salire se prima non versi loro “il pizzo” per poterti fare il biglietto. Una città sommersa dal traffico e dalla spazzatura, priva di regole, senza nemmeno le regolari derattizzazioni effettuate ogni anno, con l’Atac che va a referendum senza che i romani abbiano avuto un minimo d’informazione dal Comune, e le scuole di ogni ordine e grado che quando non cadono a pezzi sono invase da topi e blatte. E così via.
Naturalmente non tutto ciò di cui soffre la Capitale d’Italia può essere ascritto a Virginia Raggi, ci mancherebbe. Ma si certo le può essere contestato di aver lasciato trascorrere oltre due anni senza riuscire nemmeno a mettere in piedi una giunta completa, e bloccando la città sul nulla perché la signora sindaca deve essersi detta che se niente avesse fatto, niente avrebbero potuto contestarle, e quindi ne sarebbe uscita con un figurone: qualche soldino non speso in cassa, e nessuno ad aver niente da ridire. Proprio una visione lungimirante, e che tanto impegno deve aver richiesto.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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