Rai, clima di tensione: giornaliste del Tg1 minacciate ma la sinistra non condanna

Sulla Rai le polemiche non si placano affatto. Continuano imperterriti senza sosta, ormai da mesi, i tentativi di politicizzazione di un caso, quello della presunta censura allo scrittore Antonio Scurati, che ha già accolto il disprezzo dei giornalisti nella Tv di Stato, dimostrato con il grande flop dello sciopero indetto dall'Usigrai, il sindacato rosso dei giornalisti di viale Mazzini. Per la prima volta, infatti, una protesta indetta dall'Usigrai ha fatto fiasco: telegiornali normalmente in onda, addirittura con edizioni speciali, pochi disservizi soltanto su Rai3, il cui Tg, storicamente feudo rosso, è stato l'unico ad aderire allo sciopero, e nemmeno in modo compatto, dal momento che i telegiornali regionali di Molise e Puglia sono riusciti ugualmente a garantire il servizio. Salvo poi dover subire la ramanzina dell'Usigrai e della sinistra, rivolta anche ai colleghi degli altri tg, una lezioncina sulla democrazia, sul pluralismo e sul perché avrebbero dovuto aderire allo sciopero, dimenticando però che democrazia è anche avere la scelta libera di non aderirvi.

La fine del monopolio irrita la sinistra

Come detto, il clima di tensione è alto, quello di una che si inferocisce e inferocisce gli altri, creando falsi miti e illusori pericoli che gettano il fumo negli occhi delle persone, al solo fine di sottolineare la proprietà pluridecennale di un'area, quella di viale Mazzini, che oggi viene messa a repentaglio non dall'ingerenza di un nuovo possibile proprietario, ma dalla possibilità che si venga a creare qualcosa di più plurale. E così, il fatto che lo sciopero non sia andato a buon fine ha fatto suonare un altro campanello d'allarme a sinistra: quello che avverte che il monopolio sulla Rai sta per finire. Neppure gli stessi membri dell'Usigrai hanno aderito allo sciopero, mentre, dopo un pensiero unico durato quaranta anni, la nascita dell'Unirai, il sindacato dei liberi giornalisti Rai, ha messo la pietra tombale sui tentativi di ricostruire il monopolio culturale di sinistra.

Unirai: “Bisogna moderare i toni”

C'è da dire, tuttavia, che il danno è stato fatto: il clima d'odio è alle stelle, tanto da rivolgere a Laura Chimenti e Sonia Sarno, conduttrici del Tg1, delle minacce per aver mandato in onda il telegiornale durante la giornata di sciopero. “In Rai si respira un clima inquietante – fa sapere Raffaele Speranzon, vicecapogruppo vicario di Fratelli d'Italia in Senato e componente della commissione di Vigilanza Rai – Apprendo infatti che alcune giornaliste del servizio pubblico, in particolare del Tg1, sarebbero state aggredite violentemente a mezzo social, anche con minacce di morte, per non aver aderito allo sciopero organizzato dal sindacato di sinistra di viale Mazzini. È un fatto gravissimo, che rimanda la mente agli anni di piombo, quando i cosiddetti ‘crumiri' venivano aggrediti dai comunisti scioperanti. Alle giornaliste Rai va tutta la mia solidarietà, mentre ai livorosi che non accettano la pluralità di idee all'interno della Rai gli italiani rivolgono un messaggio chiaro: il vento è cambiato, il servizio pubblico non può più essere ostaggio di gruppuscoli di potere discriminatori imbevuti di ideologia”. Anche l'Unirai ha fatto sentire il suo appoggio alle colleghe giornaliste: “Unirai condanna – fanno sapere – i gravi attacchi alle colleghe giornaliste vittime di minacce di morte e di violenti attacchi sui social per il solo fatto di non aver aderito allo sciopero e di aver condotto i telegiornali. Unirai esprime solidarietà alle colleghe Laura Chimenti e Sonia Sarno prese di mira sulle piattaforme online e chiede a tutti di moderare i toni e riportare il dibattito sulla Rai nell'alveo di un confronto civile e democratico. Gravi tentativi di intimidazioni e censure, di limitazioni alla libertà di pensiero e azione, che impongono una riflessione sullo stile del dibattito sindacale e politico sui temi inerenti la Rai e richiama a un responsabile ripensamento al fine di evitare esiti imponderabili. Già nei mesi scorsi minacce di morte hanno costretto l'AD, Roberto Sergio, sotto scorta. Basta alimentare l'odio sociale nei confronti della Rai e dei suoi giornalisti”.

La sinistra non prende le distanze

Un clima di tensione, dunque, dal quale però la sinistra non sembra intenzionata a prendere le distanze. Solo in un secondo momento è arrivata la solidarietà dell'Usigrai alle colleghe, mentre dal mondo della politica nessuno si è mosso, nemmeno le femministe che, in altre occasioni, sarebbero state pronte a urlare al sessismo. Niente di niente, la sinistra non ce la fa a prendere le distanze dai violenti, tuttavia si è mostrata subito pronta a difendere Serena Bortone (che, guarda caso, adesso gira l'Italia per presentare la sua prima uscita in libreria) a causa dell'istruttoria che grava su di lei dopo il caso di Scurati. “Una prassi aziendale” fa sapere Giampaolo Rossi, direttore generale della Rai, ma i soloni del moralismo sono stati pronti a puntare il dito contro il governo: sono “prove tecniche di regime” secondo il Verde Bonelli. Ma neppure da lui, nessuna parola di vicinanza alle giornaliste del Tg1.

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