Recessione: il verdetto è arrivato, implacabile e spiacevole

Il verdetto è arrivato: l’Italia è ufficialmente in recessione. Caso mai non ce ne fossimo accorti. Dice al riguardo il comunicato stampa dell’Istat :

“Nel quarto trimestre del 2018 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e sia aumentato dello 0,1% in termini tendenziali.

Il quarto trimestre del 2018 ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

Nel 2018 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,8%. La variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari all’1% (nel 2018 vi sono state tre giornate lavorative in più rispetto al 2017). Si sottolinea che i risultati dei conti nazionali annuali per il 2018 saranno diffusi il prossimo 1° marzo, mentre quelli trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali verranno presentati il 5 marzo.

La variazione acquisita per il 2019 è pari a -0,2%.”

Questo è quanto. Il futuro appare difficile per l’Italia. Anche ipotizzando tutti i prossimi trimestri in crescita, difficilmente si arriverà al +0,5% che si stimava solo a dicembre scorso. Probabile trovarsi tra lo 0% e lo 0,5%, sostiene Stefania Tomasini, responsabile analisi economiche di Prometeia. E al Sole 24ore parla anche il capo economista di Cer – Centro Europa Ricerche, Antonio Forte, che dice: “La crescita sarà sotto lo 0,5% con rischi di ulteriore ribasso”, e aggiunge: “Siamo lontani dall’1% previsto dal Governo e anche nel 2020 la crescita sarà tra lo 0,5% e l’1% al massimo”.

La Tomasini, sempre al Sole 24ore, spiega che il fattore che più preoccupa è l’andamento della domanda interna,  con l’Italia messa anche peggio degli altri nel contesto internazionale e senza che si possa individuare la possibilità di nuovi impulsi. In più, il clima di incertezza che si respira, la mancanza di credibilità di certi nostri governanti,  poca chiarezza che faccia capire a tutti verso cosa si stia andando, hanno causato un blocco degli investimenti e dei consumi.

Più o meno quanto sostiene anche l’Ufficio Studi di Confcommercio, che fa sapere: “ I dati di oggi rendono più che concreti i rischi di una variazione del Pil molto al di sotto delle previsioni. Di conseguenza, il reperimento di circa 23 miliardi per disinnescare le clausole Iva, che si attiverebbero dal primo gennaio 2020, diventa una sfida che il Governo deve assolutamente vincere.” Ebbene sì, è tornato anche lo spauracchio dell’aumento delle aliquote iva, che ci eravamo sbrigati ad accantonare in un angolino buio, convinti che almeno quel problema fosse superato.

Tutto ciò potrebbe influire negativamente anche sui nostri conti pubblici. Non perché la mancata crescita del Pil debba influenzarli direttamente, ma  va da sé che la mancata crescita renda più pesante e meno sostenibile l’indebitamento del Paese.  Se poi ci aggiungiamo una certa frenata dell’occupazione, che a dicembre ha visto aumentare i contratti a termine e diminuire quelli indeterminati, il quadro è almeno crepuscolare.

Se poi non vogliamo farci mancare nulla, ecco che in un momento di depressione come questa, uno dei nostri vicepresidenti del consiglio, Luigi DiMaio, pretende che di domenica chiudano tutte le attività, prevedendo multe fino ai 60.000 euro a chi non dovesse addivenire. Pazzesco! Invece di cercare di aumentare il lavoro, lo si blocca con la burocrazia più becera. Del resto, quando poi arrivano dati negativi come quelli appena giunti, basta dare la colpa a chi c’è stato prima. Lo fa la Raggi da 3 anni, perché non dovrebbero farlo gli uomini dell’esecutivo giallo-verde?

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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