Reddito di cittadinanza: ecco tutti i punti da chiarire

La cosa più intelligente sarebbe quella di aspettare i chiarimenti necessari e attesi entro il 20 di ottobre con cui il governo giallo-verde spiegherà la manovra nei dettagli, ma intanto niente vieta di giudicare ciò che già si è capito e di fare supposizioni su quello che non si sa e si attende. E andiamo dunque al punto sicuramente più discusso della manovra, quel reddito della cittadinanza che i grillini vogliono a tutti i costi, loro dicono “per vincere la povertà”, ma in realtà sembrano più interessati a fare qualcosa che metta in ombra lo strapotere di che con la sua politica sui migranti rischia di diventare più che il prossimo Presidente del Consiglio, direttamente un Santo in paradiso.
Il reddito di cittadinanza tanto agognato da Di Maio e compagnia, non è altro che un sussidio che dovrebbe garantire agli italiani un reddito minimo, sotto al quale la Banca d’Italia ti considera povero. La somma è 780 euro, e già se vogliamo parlare di “sconfitta della povertà” viene un po’ da sorridere, perché pensare di non essere poveri con un reddito simile, è ridicolo. Ma tant’è, meglio di niente. Da chiarire, però, che il governo non intende devolvere al cittadino un assegno da 780 euro in ogni caso, ma solo un importo tale che permetta di arrivare a quella somma. In pratica, se si guadagnano 500 euro, l’assegno che si riceverà sarà di 280 euro, e via discorrendo. Ma bisogna anche fare attenzione a come è composto il reddito del cittadino, perché se si percepisce ad esempio un reddito di 300 euro mensili, e si possiede la casa in cui si vive, è molto probabile che non si abbia diritto al reddito di cittadinanza. Inoltre, fondamentali perché funzioni il reddito di cittadinanza, sono i centri dell’impiego.
Un centro per l’impiego in Italia è un ufficio della pubblica amministrazione a cui è demandata la funzione di gestire il mercato del lavoro a livello locale. Dipendono dalle regioni e operano a livello provinciale, ma fino ad ora si sono rivelati un flop, visto che hanno trovato lavoro solo al 3% degli italiani, e se si pensa che le agenzie interinali private ne hanno collocati più del doppio, è chiara la loro inefficienza. In Italia, i centri per l’impiego occupano attualmente 8189 addetti (costo 310 milioni annui), ma per farli lavorare in maniera seria occorrerebbero almeno 60.000 dipendenti. Basti vedere in Germania, dove i centri funzionano egregiamente ma impiegano ben 100.000 addetti. E’ pur vero che sono in corso di assunzione 1.600 lavoratori a tempo determinato, 600 dei quali erano destinati a gestire il Reddito di Inclusione varato da Gentiloni. Come hanno fatto notare i sindacati, cogliendoci una volta tanto, si tratta di precari destinati a cercare lavoro per i disoccupati.
Attualmente, i CpI lamentano anche la scarsa presenza di figure specialistiche visto che il 56,3% dei dipendenti può vantare solo una licenza media. Dunque, questi uffici dovranno essere completamente ripensati se si vuole evitare che il reddito di cittadinanza si trasformi in una colossale truffa da parte dei soliti, tanti furbi che già pensano di ricevere i 780 euro standosene tranquilli senza fare nulla, nemmeno cercare un lavoro, oppure di ottenere l’assegno pur continuando a mantenere un lavoro in nero che già si ha o si può trovare.
Per un corretto funzionamento dei CpI, dovranno anche essere riorganizzate le sedi, perché chi le ha stabilite originariamente non ha seguito nessun criterio nella distribuzione sul territorio, tanto che ce ne sono alcuni che servono 50 mila cittadini e altri che superano i 200mila possibili utenti. Ovvio che tutto questo richiederà tanto lavoro e tempi lunghi, quindi almeno qui non c’è da essere troppo ottimisti, soprattutto perché ancora non è chiaro se i 2 miliardi di euro che dovranno essere destinati in prima battuta ai centri per l’impiego sono già inclusi nei 10 miliardi stanziati per il reddito di cittadinanza in questa fase, o se bisogna ancora individuare le risorse per la spesa.
Sempre riguardo al reddito di cittadinanza, bisognerà anche vedere cosa verrà cancellato degli sgravi e del welfare che già esiste per permetterne l’esordio. Attualmente, lo Stato spende circa 40 miliardi all’anno in welfare e sostegno alle fasce in difficoltà della popolazione italiana, il reddito di cittadinanza a regime dovrebbe costarne 17. Da sommare, da sottrarre o, come è logico aspettarsi, un po’ e un po’? Intanto, è chiaro che il reddito di cittadinanza cancellerà i famosi renziani 80€ , ma non sarà solo questo, e bisognerà agire con cautela per evitare situazioni paradossali per le quali con il reddito di cittadinanza si finirebbe col rimetterci.
Cose all’italiana, per intenderci…

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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