Regolarizzazione dei migranti, disastro Bellanova: la Meloni lo aveva detto!

Era di maggio … e Teresa Bellanova versava ettolitri di lacrime sulla regolarizzazione dei migranti. L’annuncio reso in pompa magna, spalla spalla con il presidente Conte, in una delle puntate della nota telenovela “il decreto”, suonava così: nel decreto Rilancio il governo inserisce la possibilità di dare il permesso di soggiorno a 600.000 immigrati irregolari, da immettere nel mercato del agricolo così da sconfiggere per sempre il fenomeno del caporalato.

E giù a piangere in diretta tv per il traguardo epocale. Occorre dire che sotto il profilo del pathos il pianto della Bellanova avrebbe potuto aggiungere molto a quella puntata, lo sceneggiatore e il regista avrebbero potuto essere soddisfatti della performance della coprotagonista, ma qualcosa deve essere andato poi storto, perché il pubblico non gradì. Tant’è che Teresa non fu più scritturata per girare altre puntate.

Ironie in disparte, oggi, passati tre mesi dall’entrata in vigore della norma, ci troviamo a fare i conti con quello che è un disastro annunciato.

All’alba della riforma sulla regolarizzazione, Fratelli d’Italia subito puntò il dito contro un provvedimento che appariva del tutto evidentemente dettato da ragioni ideologiche. Non corrispondente ai bisogni del settore agricolo (per il quale per contro la Meloni si era battuta per l’introduzione dei voucher, inspiegabilmente bocciati dal governo), inidoneo a consentire l’eventuale riduzione del caporalato e, last but not least, pericoloso dal punto di vista del controllo del fenomeno migratorio, perché in grado di dare a pioggia, a soggetti entrati clandestinamente suo suolo nazionale, un salvacondotto svincolato da qualsivoglia criterio di merito e di idoneità.

La denuncia della Meloni è stata tacciata di xenofobia e le accuse rivolte alle lacrime di coccodrillo della Bellanova sono state maldestramente fatte passare per insulti sessisti.

Oggi la storia ci dà ampiamente ragione.
La riforma stratosferica della nostra ministro sindacalista ed ex bracciante agricolo che credeva di doversi occupare di e non di agricoltura, è un fallimento clamoroso. Dai dati del ministero dell’Interno veniamo a sapere che al 31 luglio ci sono state solo 148.594 domande di regolarizzazione, di cui 128.179 per rapporti di domestico e appena 19.875 relative ad agricoltura e pesca.

Un disastro che ha peggiorato la situazione, considerato che la regolarizzazione ha interessato un comparto, quello delle collaborazioni familiari, che è contraddistinto da rapporti lavorativi di breve durata che una volta terminati rimettono in circolo immigrati disoccupati.

E dispiace dire che lo avevamo detto, dispiace dover constatare che come sempre ideologia e furore immigrazionista sono la bussola di questo governicchio incapace di fare gli interessi degli italiani e dispiace dover sottolineare che ancora una volta Fratelli d’Italia aveva non solo criticato il provvedimento, ma anche dato le soluzioni per affrontare diversamente la questione: al posto delle sanatorie, stretta sul fenomeno migratorio con il blocco navale e per il nei campi l’utilizzo dei precettori di reddito di cittadinanza.

Le lacrime di allora bagnano il disastro di oggi, per cui la Bellanova adesso dà anche la colpa a chi nella maggioranza avrebbe remato contro il suo ottimo provvedimento, acuendo di fatto le frizioni all’interno di un governo destinato a fare la stessa fine dei provvedimenti che vara: fallire.

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