Restiamo liberi. Contro il lockdown della libertà di opinione.

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Col “favore delle tenebre” con cui si fa spazio – DPCM dopo DPCM – l’intenzione di Palazzo Chigi di introdurre un nuovo lockdown di fatto, la tenaglia liberticida nei confronti degli italiani non avanza solo grazie ai controversi provvedimenti amministrativi del premier Conte. Anche l’Aula del Parlamento, benché decisamente poco considerata dal governo e dalla maggioranza giallo-rossa, non intende essere da meno in questa pericolosa torsione. Come? Nel pieno di un autunno che si prospetta assai complicato per la gestione della crisi pandemica e con un esecutivo che deve far fronte a una crisi sociale galoppante (dato che i primi soldi del Recovery fund arriveranno – se arriveranno – non prima dell’estate prossima), in Parlamento sta per approdare una norma che il Pd, e dunque i 5 Stelle, giudicano fondamentale per la salute del Paese: il cosiddetto ddl Zan.
Esatto: di tutte le leggi di cui si dovrebbe dibattere oggi qual è quella che sta a cuore alle sinistre di governo? Quella sul contrasto all’omotransfobia: la più fuori luogo e sconclusionata della serie.

Non è mai inutile ripeterlo: con l’approvazione della legge voluta dal deputato dem il rischio della legittimazione di un nuovo reato di opinione è scontato, praticamente conseguenziale. Come hanno spiegato e ribadito giuristi, analisti e gli stessi vescovi della Cei (che hanno smentito che ci sia un vuoto normativo sulla vicenda), con una legge del genere – che estende la fattispecie dei reati introdotti dalla legge Mancino – è possibile essere considerati discriminatori, dunque omofobi, se si mette in discussione ad esempio il principio costituzionale della famiglia come unione di uomo e donna. Stesso discorso per l’identità di genere o per il diritto, fondamentale, di ogni bambino ad avere una madre e a un padre.

Non a caso in tutti questi mesi sono tanti i dubbi che ha posto su un provvedimento considerato artatamente ambiguo proprio rispetto al suo risvolto penale: «Le leggi per essere proposte devono essere chiare – ha notato la leader di Fratelli d’Italia –. Quando nelle norme si usano termini che non sono giuridicamente chiari, purtroppo, si arriva alla discrezionalità nell’applicazione della norma». Esattamente ciò che è nascosto fra le maglie del dd Zan. Come ha osservato il giurista e presidente del Centro studi Livatino, Alfredo Mantovano, «l’estensione che viene proposta all’orientamento sessuale e all’identità di genere fa saltare il precario equilibrio tra la libertà di pensiero e l’anticipazione della difesa penale». E per questo rischia di sanzionare «non già la discriminazione, bensì l’espressione di una legittima opinione».

Proprio a sostegno di questa convinzione è prevista domani (dalle ore 14.30) la manifestazione senza bandiere di partito #restiamoliberi in Piazza del Popolo a Roma. Gli organizzatori – riuniti nelle associazioni per la Libertà di pensiero – reputano non ricevibile «un testo di legge teso ad impedire l’agibilità culturale e politica di milioni di italiani che si riconoscono nella visione della famiglia naturale come descritta nella Costituzione». Fra i paradossi del ddl vi è quello della creazione di un «soggetto privilegiato iper-tutelato» – ossia il componente della comunità Lgbt –, così come quello stanzia 4 mln di euro per le attività di propaganda dei movimenti Lgbt: «In un momento di crisi economica senza precedenti, che vede famiglie e imprese in grande difficoltà e infligge pene dai 18 mesi a 6 anni di galera a chi semplicemente si impegna per promuovere il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o a chi definisce come un abominio contro il genere umano la barbara pratica dell’utero in affitto».

Un rischio grave non sul piano teoretico ma proprio su quello della concretezza. «Che vuol dire “avere opinioni discriminatorie nei confronti dell’identità di genere”?», si è chiesta nelle ultime settimane ancora Meloni, vicinissima alle ragioni della piazza anti-Zan, che continua: «Se io dico che l’utero in affitto è una barbarie, è discriminazione? E se lo è, io devo essere sanzionato? E soprattutto io sostengo questa posizione per odio? Io, ad esempio, sono contraria all’utero in affitto ma per amore, perché non penso che una madre possa essere messa nella condizione di vendere suo figlio. Le convinzioni non si sanzionano».

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