Riconoscimento professionale del laureato in Scienze Motorie. Una sfida e un’opportunità.

Sono anni che i laureati di Scienze Motorie aspettano un degno riconoscimento giuridico, professionale ed economico del loro lavoro.

Gli sbocchi lavorativi per chi sceglie questa Facoltà (come quelli diplomati Isef) sono di entrare nella scuola pubblica, nello e nel mondo del fitness. Da sempre la richiesta di  insegnanti di educazione fisica, da parte del Ministero dell', è bassa; nel secondo caso, invece, la concorrenza è spietata: per insegnare sport vari oggi è sufficiente abilitarsi, con mini corsi o brevi stage, in associazioni sportive riconosciute dal CONI o con corsi fatti direttamente dalle Federazioni Sportive del CONI. Poi nelle palestre c'è un sopraffollamento di istruttori con qualifiche non accademiche. A queste persone viene data l'abilitazione per trattare sulla salute e sul benessere fisico delle persone. E come se non bastasse, gli istruttori, oltre a togliere il lavoro ai laureati, vengono sottopagati. Perché per una terapia si va dal medico e per l'esercizio ci si fida di chiunque, come guru improvvisati o uomini d'affari mascherati da esperti?”. Così disse ai suoi studenti, già venti anni fa, il professor Carmelo Bosco, direttore del primo corso in Scienze Motorie dell'Università di Roma Tor Vergata. Nulla, da allora, è cambiato.

Ma il governo , appena insediato, apre delle nuove speranze anche per questa svalutata categoria.

Nel discorso del 25 ottobre scorso alla dei Deputati, per le dichiarazioni programmatiche del Governo, infatti, il Presidente del Consiglio , ha dichiarato: “Intendiamo lavorare sulla crescita dei giovani a 360 gradi per promuovere le attività artistiche e culturali. E, accanto a queste, lo sport: straordinario strumento di socialità, di formazione umana e di benessere”. Finalmente, insomma, si darà il giusto valore alle attività sportive.

Era il 1952 quando nacque l'ISEF, Istituto Superiore in Educazione Fisica, con sede al Foro Italico di Roma. Nel 1958 venne poi riconosciuto il grado di universitario, ma rimase a tutti gli effetti un post-diploma biennale della scuola secondaria di secondo grado. Solo nel 1998, con il Decreto Legislativo n.178 divenne a tutti gli effetti Laurea universitaria primo grado, cioè una laurea triennale. Un importante riconoscimento anche di chi era diplomato ISEF, che poterono convertire in laurea il proprio titolo di studio. Si sono succeduti molti governi, quasi tutti con buoni intenti ma, fino adesso, nessuno è concretamente intervenuto per aiutare questo corso di laurea.

L'inserimento lavorativo naturale di questo corso di studi, come già detto, è diventare professore di educazione fisica, ma già dagli anni ‘80, se non prima, trovare un posto nella scuola pubblica era quasi impossibile. Attualmente, per partecipare al concorso bisogna possedere la laurea magistrale, cioè completare il ciclo di tre anni con altri due anni di studio. Le famiglie, dopo tanti sacrifici economici per far studiare un figlio, se lo ritrovano a casa, disoccupato. Molti ragazzi e ragazze, per vivere, sono costrette a trovarsi un lavoro completamente diverso rispetto alla loro specializzazione universitaria.

Un altro limite di questa laurea sta nel fatto che, pur facendo parte della Facoltà di Medicina, il corso di Scienze Motorie non è considerato appartenente al settore sanitario, come per i colleghi di Fisioterapia e i colleghi di Infermieristica. In pratica, con Scienze Motorie non puoi lavorare nella Sanità. Sono passati vent'anni dalle parole del professor Carmelo Bosco, ma i punti ancora da risolvere sono ancora troppi.

E si possono sintetizzare nei seguenti:

  1. Il laureato in Scienze motorie ha difficoltà contrattuali, poiché gli chiedono o partita IVA o collaborazione sportiva, contratti che non permettono una minima tranquillità economica nonché un progetto pensionistico;
  2. Con la pandemia ed il “boom social”, si sono verificati casi di persone senza un titolo che si dichiarano esperte del movimento;
  3. Ci sono sempre più associazioni più o meno importanti che “formano” personal trainer/istruttori del corpo umano, e questo, molto spesso, a discapito della qualità garantita solo da un percorso formativo che dura molti anni. Infatti, il possesso di una laurea triennale di scienze motorie dovrebbe essere obbligatoria per tutti coloro lavorano nel fitness.
  4. Qualora un riuscisse a trovare lavoro nelle palestre, il suo salario difficilmente supera i 5€/ora. Paga da considerarsi inappropriata per un laureato;
  5. In ogni settore giovanile di qualunque attività sportiva, molto spesso, gli operatori sportivi non hanno la laurea in scienze motorie. Vista la delicatezza di questa fase di crescita del bambino o dell'adolescente, soprattutto in questo settore, la laurea in scienze motorie dovrebbe essere obbligatoria. Solo nelle Federazioni Sportive del Coni è richiesta, per preparatori fisici, la laurea triennale in scienze motorie.

A conclusione si potrebbe dire che sarebbe opportuno l'inserimento dell'insegnante di educazione fisica, cioè di un laureato in scienze motorie, nella scuola elementare. Questo provvedimento potrebbe dare due benefici: il primo è quello di tutela della sana crescita psico-fisica del fanciullo, il secondo per la creazione di nuovi posti di lavoro, che vede finalmente il riconoscimento professionale del laureato in scienze motorie attraverso un contratto di lavoro a tempo indeterminato anche nella scuola primaria. Inoltre, si potrebbe avviare un processo che abbia come scopo la stesura del un contratto nazionale del settore sport e fitness.

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