Rifiuti da Tunisia: FdI, inaccettabili in riserva naturale e in area Esercito

“Non è accettabile che in una riserva naturale o anche solo a ridosso della stessa vengano fatti stazionare rifiuti di qualsiasi genere, senza considerare che Serre ha già ‘servito’ l’intera regione con la discarica di Macchia Soprana e con lo stoccaggio di ecoballe a Persano, pagando un prezzo elevatissimo con la presenza concentrata di discariche”.

Lo dichiarano i parlamentari di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, Edmondo Cirielli, Salvatore Deidda, Giovanni Russo e Davide Galantino, che hanno rivolto una interrogazione ai ministri della Difesa e della Transizione ecologica per sapere “quali iniziative intendano assumere per preservare l’area demaniale militare di Persano e tutto il territorio della Piana del Sele dall’arrivo d i213 container della SRA”.

“La Regione Campania – aggiungono i parlamentari – ha approvato il 15 febbraio scorso uno schema di accordo con la Provincia di Salerno e l’Ente d’ambito territoriale sul rimpatrio dei rifiuti stoccati illegalmente in Tunisia, che prevede che “i containers saranno prelevati dal porto di Salerno e trasportati nell’area militare di Persano, ove saranno stoccati per un periodo strettamente necessario alle operazioni di analisi, in vista del loro trasferimento presso impianti di trattamento finale fuori regione”. “Un’operazione i cui contorni appaiono opachi e che suscita perplessità perché appare difficile credere che i rifiuti tunisini saranno stoccati a Persano per un periodo limitato, come, purtroppo, hanno ampiamente dimostrato le esperienze pregresse”.

“E’ inaccettabile che questi rifiuti vengano stoccati a ridosso di una meravigliosa oasi naturale e, per giunta, in un’area dell’Esercito, mortificando il personale e il ruolo istituzionale che ricopre: dovrebbe essere interesse pubblico preservare le aree demaniali militari e non violarle, trasformandole in discariche. Le istituzioni locali – concludono Ferro, Cirielli, Deidda, Russo e Galantino – stanno facendo uno sforzo enorme per rilanciare la vocazione agricola e turistica del territorio lungo il corso del Sele e la scelta della Regione Campania va nella direzione diametralmente opposta, nel silenzio assordante delle istituzioni nazionali”.

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