Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, al summit europeo dello scorso Giugno il Presidente del Consiglio Conte ha dato il suo ok alla riforma del Fondo Salva Stati (MES o ESM), non coinvolgendo il Parlamento italiano. La riforma prevede delle modifiche sostanziali al Meccanismo Europeo di Stabilità, che risultano svantaggiose  e pericolose per la nostra Nazione.

Cos’è il MES

Nel 2010, in piena crisi economica, gli Stati europei diedero vita al Fondo Salva Stati (FESF) con lo scopo di mettere al riparo dalla tempesta finanziaria le nazioni dell’area Euro. Nel 2012 il Governo Monti firmò un nuovo trattato internazionale per sostituire il Fondo Salva Stati con il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità. Il trattato prevedeva la creazione di un fondo a cui gli Stati dell’area Euro sono chiamati a partecipare in proporzione alla loro popolazione e al loro PIL. L’Italia sottoscrisse la sua partecipazione con ben 125 miliardi. Il MES in buona sostanza fa quello che dovrebbe fare una banca centrale, ovvero il prestatore di ultima istanza (lander of last resort) in caso di incapacità di uno degli Stati di garantire il proprio debito. Quando uno Stato fa richiesta di aiuto al MES, lo stesso viene finanziato in cambio di garanzie sull’applicazione di misure di austerità. Ad usufruire maggiormente del MES ad oggi è stata la Grecia, che ha preso in prestito circa 86 miliardi da restituire al tasso del 3% entro il 2020. Sappiamo bene quale costo ha dovuto sostenere la Grecia in cambio del prestito di “solidarietà“: austerità, macelleria sociale e ingenti svendite di patrimonio pubblico. L’Italia finora non ha mai preso in prestito 1 euro dal MES.

Come votò il Parlamento nel 2012

Quando il Trattato d’istituzione del MES arrivò in Parlamento, fu approvato con l’assenso di PD, Futuro e Libertà (il partito di Fini) e buona parte del PDL. A votare contro furono la Lega Nord e alcuni dissidenti. Tra i dissidenti all’interno del PDL ci furono – tra gli altri – Guido Crosetto (voto contrario) e Giorgia Meloni (non partecipò al voto). I due, continuamente in rotta con il partito fondato da Berlusconi nel “predellino”, qualche mese dopo decideranno di fondare Fratelli d’Italia. Infatti il partito di Giorgia Meloni nascerà solo a fine 2012. Magistrale fu l’intervento di Guido Crosetto in quell’occasione:

Cosa prevede la riforma del MES

La riforma del MES sancisce che possono accedere al fondo solo quegli Stati che rispettano i seguenti parametri:

  • avere da almeno due anni un rapporto deficit/Pil non superiore al 3%;
  • non trovarsi in procedura d’infrazione;
  • avere un saldo strutturale pubblico in pareggio o al di sopra del parametro di riferimento richiesto al singolo paese;
  • avere un rapporto debito pubblico/Pil al di sotto del 60% o, se superiore, che tale rapporto sia stato ridotto almeno di 1/20 in media nei due anni che precedono la richiesta di aiuto finanziario.

È cosa nota che l’Italia non è in linea con nessuno di questi parametri. Quindi, nel caso in cui l’Italia dovesse trovarsi in crisi di liquidità, per accedere al fondo che essa stessa finanzia con 125 miliardi di Euro (!!!), sarebbe obbligata a RISTRUTTURARE IL SUO DEBITO PUBBLICO, come fanno le nazioni che vanno in DEFAULT. La ristrutturazione del debito può avvenire tramite il taglio del valore nominale dei titoli (tecnicamente “haircut”) e/o tramite l’allungamento della scadenza dei titoli (in gergo finanziario “roll-over”), insomma in una vera e propria spremuta di sangue a danno dei risparmiatori.

Con la riforma il MES diventerà il dominus incontrastato delle Nazioni che hanno adottato l’euro, un organismo sovranazionale che si propone esplicitamente di tutelare la grande finanza obbligando gli Stati ad un’austerità senza precedenti.

L’allarme lanciato da Visco e Galli

Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha pubblicamente dichiarato che i rischi per l’Italia da questa riforma sono enormi: “i piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default”.

Gli ha fatto eco Giampaolo Galli, ex parlamentare PD e vice direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici di Carlo Cottarelli: “In queste condizioni, una ristruttuazione del debito darebbe una calamità immensa, genererebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti. Sarebbe un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, una sorta di bail in applicato a milioni di persone“.

Il voto entro Dicembre e l’incognita M5S

Il Parlamento italiano dovrà ratificare la riforma del MES entro il mese di Dicembre, con Fratelli d’Italia e la Lega che preannunciano una battaglia campale. A Giugno il Movimento 5 Stelle si è dichiarato contrario alla riforma del MES, ma all’epoca era ancora al Governo con Salvini prima del Papeete, ora che è al Governo con Renzi e col PD cosa farà? Ci auguriamo che il Movimento rimanga saldo nella sua posizione espressa il 21 Giugno sul Blog delle Stelle, una giravolta su una riforma del genere sarebbe davvero un atto di alto tradimento nei confronti del popolo italiano. Nel frattempo però gradiremmo sapere se e perché Conte ha avallato una follia che rischia di mandare l’Italia in rovina, quali accordi ha preso con Merkel, Macron e gli altri eurocrati?

 

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