Roma Capitale, Rampelli (VPC-FdI): poteri speciali, i tempi per la riforma non bastano

"Necessaria anche una legge ordinaria come quella voluta da Craxi per le risorse destinate alle opere infrastrutturali".

“Chiunque viva a Roma è costretto a un paradosso: restare incantati dallo splendore del passato, immaginarne lo sviluppo immaginifico, ma trovarsi paralizzato di fronte al degrado inarrestabile. La città di quasi 3 milioni di abitanti, centro di attrazione turistica mondiale, Capitale d’Italia e della cristianità, non riesce a svolgere nessuna di queste funzioni, a discapito del suo prestigio. Ruoli sovrapposti hanno creato una città monstre. La ‘Questione Romana’, la seconda dall’Unità d’Italia a oggi, dura ormai da oltre trent’anni e nessun governo, né di centrosinistra né di centrodestra, è riuscito risolverla nonostante le varie riforme costituzionali e le riserve di legge”. E’ quanto scrive il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia in un commento sul Corriere della Sera edizione romana.
“Sorprende che – ha osservato – una maggioranza nata dall’emergenza nazionale conti di avere tempi e numeri per portare a compimento, approfittando di questi ultimi mesi di legislatura, la legge su Roma Capitale. Giova ricordare che, essendo una riforma costituzionale, deve rispettare le procedure piuttosto complesse previste dall’articolo 138. La proposta non è ancora atterrata in aula, siamo al limite dei tempi utili, sempre che la legislatura finisca a scadenza naturale. Nessuno tra i partiti di governo si sente addosso la responsabilità di questa disperata corsa contro il tempo, quattro letture in sei mesi reali?”
“Certo – ha puntualizzato Rampelli – non sarà a impedire votazioni spedite per raggiungere l’obiettivo di cui la Capitale ha bisogno come un malato di ossigeno. Per noi sono sufficienti piccole variazioni come riconoscere Roma quale unicum: non la ventunesima regione, né la terza provincia autonoma, ma semplicemente Roma Capitale, istituzione in cui possano riconoscersi tutti gli italiani. Così come riteniamo opportuno inserire un richiamo alle altre Capitali europee per interrompere banali derby campanilistici con le altre città italiane e stabilire sì una competizione, ma virtuosa, tra i modelli europei di capitale e dell’Occidente”.
“Infine, per realizzare opere infrastrutturali strategiche, – ha aggiunto- occorre avere una legge ordinaria di riferimento, come aveva intuito Bettino Craxi nel 1990, nella quale siano calcolati i costi dei servizi pubblici garantiti alle sedi internazionali, alle chiese storiche e ai musei, ai siti archeologici, i cui incassi della bigliettazione vengono in blocco introitati dallo Stato. Il Campidoglio paga i servizi e lo Stato incassa i ricavi”.
“Perché le riforme costituzionali sono importanti, ma senza risorse non ci sarà alcuna svolta, non si arresterà un declino che sembra segnato, né si potrà ben amministrare un territorio così complesso. E la scarsezza di investimenti dei governi Conte 1, Conte 2 e Draghi, con cinque anni di governo grillino  in Campidoglio e una congiuntura astrale favorevole, hanno messo in luce le contraddizioni, una impreparazione culturale manifesta, un ritardo istituzionale irresponsabile con conseguente accentuazione della crisi di vocazione e fulminea fuga di capitali”.
“Ci dimostrasse – ha concluso Rampelli – chi non ha creduto che il decollo di Roma sarebbe stato utile all’Italia in una fase economica drammatica, di essere capace a compiere questo miracolo. Noi ci siamo. Oppure taccia per sempre”.

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