Roma, 600 tonnellate di rifiuti ammassati accanto ai cassonetti e non raccolti ogni giorno. E ancora vermi, topi e Dio solo sa quali malattie possibilmente epidemiche pronte ad esplodere. Questi i numeri dell’emergenza rifiuti che solo in queste ore dopo un mese di crisi, Ama sta cominciando a risolvere. Merito di un’ordinanza della Regione arrivata troppo tardi.

Nei giorni in cui l’emergenza rifiuti sembra rientrare il pericolo più grosso è quello di abbassare l’attenzione su un problema che ormai è diventato sistemico.

Già il 21 giugno scorso prima che scoppiasse la bomba dell’emergenza, Giorgia Meloni aveva la situazione ben chiara: “A Roma non c’è un assessore ai rifiuti, l’Ama ha cambiato 6 amministratori, Comune e Ama continuano a litigare, la raccolta differenziata non va avanti.  I Tmb per lo smaltimento dell’indifferenziato sono rimasti solamente 3 e non ce la fanno.  Con l’avvicinarsi del caldo aumenta anche il rischio per la salute dei cittadini. E la Raggi? Se la prende se qualcuno dice che non sta facendo bene. Ma invece di prendersela e di gettare sempre la responsabilità su chi c’era prima di lei, oggi il sindaco potrebbe occuparsi di questi problemi e spiegarci come si fa a risolverli. Perché ci avevano spiegato che i Cinquestelle sarebbero stati il cambiamento ma abbiamo trovato solo incompetenza, superficialità e anche un po’ di strafottenza”.

È da metà giugno che Ama fatica a trattare le circa 3.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati che vengono prodotti ogni giorno in città. Questo accade a causa della ristrutturazione di due impianti a Malagrotta. I lavori finiranno a settembre e fino a quel momento 500 tonnellate di rifiuti al giorno non potranno essere lavorati. Tuttavia una volta finita questa emergenza resta da risolvere il nodo riguardo l’installazione di nuovi impianti di trattamento. Fabio Rampelli Vice Presidente della Camera da sempre interessato ai temi dell’ambiente ha dichiarato in un’intervista a radio radicale che: “Ci vogliono cultura, idee, persone per risolvere il problema dell’immondizia a Roma, non c’è obiettivo strategico”. Si mira ad aggirare l’emergenza e lo si fa male. Non esiste un piano a lungo termine.

Ad oggi solo una certezza, con l’attuale configurazione impiantistica, alla minima criticità in un passaggio del ciclo di smaltimento, la città non sa letteralmente dove scaricare una parte dei suoi rifiuti. La soluzione più realistica sembra quella dei termovalorizzatori che però hanno un alto tasso di inquinamento. Come già detto da Rampelli è necessario operare una rivoluzione sistemica. Mettere al bando i materiali non riutilizzabili e solo alla fine della procedura di smaltimento dei rifiuti, incenerire gli scarti. L’obiettivo dell’amministrazione deve essere “rifiuti zero”, l’inceneritore solo la fine inevitabile di un processo di smaltimento teso a ridurre al minimo gli scarti.

Mandare l’immondizia all’estero è una sconfitta per tutti, non una vittoria. Equivale a mettere la polvere sotto al tappeto, non c’è visione, ma solo una mala gestione isterica e disorganizzata dell’emergenza. Lavinia Mennuni Consigliere del Comune di Roma di Fratelli d’Italia, è membro della Commissione Decoro che si occupa di trattare anche l’emergenza rifiuti. “I nodi sono venuti al pettine.  Roma ha poche discariche e centri di smaltimento, con impianti spesso guasti e tecnologie obsolete. Si è chiusa Malagrotta senza trovare alternative, dopo che nessuno ha voluto chiudere il ciclo dei rifiuti, magari con un termovalorizzatore o con tecnologie all’avanguardia e non inquinanti.” Alla base della mala gestione c’è un problema di competenza, continua Mennuni: “Affiderei tutta la materia, oggi divisa tra mille leggi e competenze diverse, tra comune, regione, stato, ad un commissario di governo, munito di poteri speciali ed eccezionali.” Necessario inoltre individuare “tecnologie green per lo smaltimento dei rifiuti.”

Senza dubbio il problema più grande risiede nelle scuole che a settembre ricominceranno ed è inaccettabile pensare che si possa ripetere la situazione che si era creata a giugno quando le esalazioni dei cassonetti non permettevano l’apertura delle finestre in alcune scuole primarie romane.

In aggiunta a questo è sembrata una beffa la lettera dell’Ama con bollettino annesso arrivata in questi giorni nelle case dei romani. In Campidoglio il gruppo di Fratelli d’Italia assieme alla lista Civica Per Giorgia, ha depositato in queste ore una proposta di delibera che il sindaco farebbe bene a far propria. “Indirizzo alla giunta affinché ponga in essere gli atti preordinati alla restituzione di parte dei tributi già pagati dai cittadini per il servizio di gestione e raccolta dei rifiuti a causa del grave e perdurante disservizio per la raccolta dei rifiuti”.