Sanità, Fantozzi-Amorese (FdI): “Guardia medica, la Regione non deve tagliare il servizio notturno”

Interrogazione di Fratelli d’Italia. “Assistenza a rischio nei paesi, nelle zone montane e in generale nelle aree interne, come la Lunigiana. Si sta materializzando una sanità di serie A e una di serie B”.

“Senza la guardia medica assistenza sanitaria a rischio nei paesi, nelle zone montane e in generale nelle aree interne, come la Lunigiana. La Regione non deve tagliare il servizio notturno. Si sta materializzando una di serie A e una di serie B”. Lo chiedono con una interrogazione il Consigliere regionale di Fratelli d’Italia Vittorio Fantozzi ed il deputato Alessandro Amorese.

“Dovrebbe rimanere un medico a disposizione per le visite ambulatoriali e domiciliari dalle 20 alle 24, e soltanto un servizio telefonico dalle 24 alle 8, durante la notte, dunque, soltanto un’assistenza telefonica. Le persone saranno costrette a rivolgersi ai Pronto soccorso percorrendo, come nel caso dei residenti della Lunigiana, anche svariati chilometri per recarsi al primo presidio sanitario. Non bisogna dimenticare che per raggiungere il Comune di Zeri, ad esempio, l’ambulanza del 118 può impiegare anche più di un’ora. I medici di continuità assistenziale compiono mediamente più di 100 chilometri per andare a tornare dalla sede a fronte di un compenso lordo di 96 euro. Per non parlare del presidio di Villafranca Lunigiana che copre un territorio di 378 chilometri quadrati con 19.000 abitanti. I medici che vi fanno servizio provengono da Massa, Carrara e Viareggio. Fino a quanto continueranno a coprire il servizio per 4 ore per circa 50 euro netti?” sottolineano Fantozzi e Amorese.

“Ma non ci ripetono quotidianamente che i Pronto Soccorso sono intasati, che il 118 è oberato di lavoro? Che la territoriale non fa da filtro? Pensate che il taglio della guardia medica faciliterà l’assistenza sgravando i presidi sanitari? Senza guardia medica le persone finiranno per intasare i centralini del 118 mettendo in difficoltà gli operatori dell’emergenza. Una situazione ancora più devastante se applicata alle zone montane” spiegano Fantozzi e Amorese.

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