giovedì, Ottobre 1, 2020

Sardina islamica, Sbai: cosa pensa delle donne sottomesse a Islam radicale?

Ieri, a Roma, sono scese in piazze le Sardine. Centomila i partecipanti, secondo gli organizzatori. Lo chiamano successo, parlano di obiettivo raggiunto ma nei giorni scorsi si era parlato di almeno 500mila persone, a motivare la scelta di Piazza San Giovanni che, in occasione del concertone del 1° maggio di ogni anno, ne accoglie almeno 8 volte tanto.

Diciamoci la verità, nemmeno 10 anni di Movimento 5 Stelle ci avevano abituato a tanta banalità. I proverbi popolari hanno sempre un riscontro nella realtà: non c’è mai fine al peggio.

I sei punti programmatici delle Sardine, enunciate dal leader in pectore del neonato movimento, Mattia Santori sono il nulla mischiato col niente:

  1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare.
  2. Che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali.
  3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network.
  4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti.
  5. Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica.
  6. Abrogare il decreto sicurezza.

 

Le Sardine non si preoccupano della crisi economica e sociale che sta vivendo il Paese. Nessuna parola sulle aziende che chiudono, sui nostri giovani che emigrano, nulla sulla condizione delle nostre infrastrutture. Una cosa appare chiara: Mattia Santori e le Sardine non conoscono nemmeno i diritti costituzionali, a partire dall’Art. 21 il quale stabilisce che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Si proclamano “apolitici”, “apartitici” e antifascisti ma basta osservarli per capire che sono solo un’altra faccia della sinistra, l’ennesima. Non a caso, hanno già ricevuto l’endorsment dell’ANPI, del mondo LGBT, di quella parte del mondo cosiddetto cattocomunista che sposa la politica globalista.

Non sono mancati nemmeno gli attacchi a Giorgia . Durante la manifestazione, sale sul palco una ragazza musulmana che imita la parafrasando l’ormai famoso discorso della leader di Fratelli d’Italia diventato virale, nel quale rivendicava con orgoglio il proprio essere italiana, donna, madre, cristiana. Dopo aver letto, assieme ad altri, alcuni articoli della Costituzione italiana, la giovane ha proseguito il suo intervento: “Ovviamente né a né alla piacerà la presenza di tutti noi, tantomeno la mia presenza perché io sono Nibras, sono una donna, sono musulmana e sono figlia di palestinesi. A tutti coloro che vogliono riaprire le pagine nere del passato dico ’non ci avrete mai, non ve lo permetteremo perché questo è uno stato di diritto”.

Non appare chiaro perché, secondo le Sardine, i globalisti, la sinistra degli “antifa” e dei radical chic, essere orgogliosi della propria identità sia interpretato come un insulto. Ormai in Italia parlare di confini, di radici culturali e religiose sembra necessariamente un attacco. Non è più contemplata la diversità, nemmeno se intesa come ricchezza. La sinistra vuole il “meticciato” e non ne fa un mistero.

Ne abbiamo parlato con Souad Sbai, giornalista italiana originaria del Marocco, esperta di diritto islamico e Presidente del Centro Alti Studi Averroè per la diffusione delle culture del Mediterraneo.

Cosa ha pensato quando ha visto l’intervento della giovane musulmana alla manifestazione di San Giovanni?

“Ho pensato che forse dovrebbero mangiarne un po’ di più, di sardine. Pare sia un pesce dalle eccezionali proprietà, che aiuta il corpo e la mente”. Sorride la Sbai ma è chiaro che non le sia piaciuto quanto accaduto sul palco.

“Di donne musulmane c’è chi se ne occupa da decenni”, prosegue. “Salire su un palco solo per attaccare la è semplicemente mancanza di rispetto per chi, da anni, fa un lavoro attento e costante volto a favorire la conoscenza ed il rispetto reciproco tra diverse culture e fedi. Questi atteggiamenti non aiutano nessuno. Dicono di rifiutare le parole d’odio e l’aggressività ma sono i primi che vogliono mettere a tacere l’avversario. Se questa è libertà, se questa è democrazia…”

Perché, secondo lei, Nibras è salita su quel palco? “Perché cavalca uno stereotipo assolutamente lontano dalla realtà. È una donna musulmana velata e quindi, per gli organizzatori, la sintesi di quello che vogliono combattere: l’identità di questo Paese. È un errore, non è da questo tipo di contrapposizione che può nascere qualcosa di buono. Mi chiedo, poi, chi rappresenti questa raggazza, a nome di chi parli. Cosa voleva dirci? Cosa pensava di insegnarci? Sono 20 anni che noi donne arabe di cultura islamica scendiamo in piazza e lavoriamo per garantire supporto e integrazione, anche a quelle donne che vivono violenze e violazione dei propri diritti a causa di retaggi culturali e religiosi. Combatto in prima linea contro la prostituzione forzata, contro l’infibulazione, contro le restrizioni alla libertà personale. Ci sono migliaia di casi solo in Italia. Bisogna stare attenti a cosa si dice e a chi si pretende di rappresentare. Parla di libertà la giovane Nibras ma non ci dice chi è, da dove viene, se appartiene ad una fratellanza o ad una associazione. Prima di salire provocatoriamente su un palco, quasi a voler rappresentare la comunità islamica, ci dica cosa pensa dei Fratelli musulmani, cosa pensa del jihadismo e dell’estremismo, cosa pensa dell’Isis. Ci dicano le Sardine e la giovane Nibras cosa pensano della condizione delle donne nell’Islam del radicalismo. Insomma di fare dichiarazioni sterili e di sfruttare l’Islam per motivi politici, ci dicano le Sardine chi sono davvero e ce lo dica anche Nibras”.

In cosa si sente maggiormente colpita? “Non ci serve fomentare alcuno scontro. I responsabili della manifestazione chiedano scusa ai musulmani laici che non la pensano come loro e che non vogliono essere strumentalizzati”.

Vedremo cosa accadrà al movimento delle Sardine nei prossimi mesi, se sarà in grado di sopravvivere alle prossime tornate elettorali, se manterrà la propria natura o si strutturerà come già accaduto al M5S, se diventerà l’ennesimo partito dell’ampia costellazione della sinistra italiana. Per ora, aldilà dei tanti proclami e delle provocazioni, la sostanza appare assai poca. Le battaglie si vincono nelle urne, non nei talk show in tv e il Paese è chiaramente convinto di dover virare a destra.

Federica Celestini Campanari
Federica Celestini Campanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Romana, classe '83, studiosa di politica estera e relazioni internazionali. Esperta di associazionismo e partecipazione giovanile.
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