Lodi. Quando la discriminazione è nei confronti degli italiani

Chiariamo subito: se di discriminazione si tratta, è nei confronti degli italiani. E se non fosse tragico, scriverlo farebbe anche ridere. Un popolo che discrimina se stesso è davvero una notizia che scatena l’ilarità tanto sembra stupido e impossibile un atteggiamento che invece in Italia è diffusissimo.
Cominciamo dicendo che gli italiani poco amano la propria nazione. Sarà che la nascita dell’unità d’Italia è ancora relativamente recente, ma certo quell’afflato da popolo unito e coeso in nome della propria terra, noi ne abbiamo pochino e di solito solo quando gioca la nazionale. Così, chi lo possiede finisce per invidiare le cerimonie negli States, dove vedi gente di colore con la mano sul cuore mentre suona l’inno, e ti chiedi come sia possibile se da noi la parola Patria sia stata sdoganata solo da una ventina d’anni in qua, perché prima citarla faceva “fascista”. Già, incredibile ma vero, come potrà testimoniare chiunque abbia superato i quaranta e abbia l’onestà intellettuale per rammentare come stavano le cose.
Così, con questi presupposti, ecco accadere nella nostra bella e tormentata Nazione fatterelli che sembrano quasi fake news, tanto non hanno senso. Prendiamo Lodi, bella cittadina dell’operosa Lombardia. C’è un regolamento comunale che prevede che per avere mensa e scuola bus gratuito sia necessario presentare alcuni certificati in cui si attestano i redditi e beni posseduti. Vale per tutti, italiani e stranieri. Quindi, nessuna discriminazione, nessuna differenza tra chi è italiano da sempre e chi è arrivato qui magari da due settimane. Però se vai a controllare chi pretende le prestazioni gratuite trovi che praticamente tutti o quasi i sostengono di non avere il denaro per pagare. Quindi tutti o quasi pretendono mensa e scuola bus gratuiti, se non fosse per questo nuovo regolamento varato dal sindaco di Lodi, Sara Casanova, che ora chiede la certificazione suddetta.
La chiede agli italiani e agli stranieri, ma questo sembra non si possa fare. O meglio, agli italiani puoi chiedere di tutto, anche le analisi del sangue, ma ai per carità! Manca poco non gli si possa chiedere nemmeno il nome, e così se gli chiedi il certificato in questione, nessuno di loro o quasi accetta di esibirlo. Chi perché bisogna tornare al proprio paese per richiederlo, chi perché non esistono uffici a cui rivolgersi, chi perché non ha capito cosa deve fare, e via di questo passo, anche se poi esce fuori che molti di questi extracomunitari sono marocchini, e qui in Italia abbiamo consolati a ambasciata del Marocco a cui rivolgersi, o magari tunisini, idem come sopra, o Nigeriani, uguale. Quindi, perché queste persone non possono chiedere alle loro rispettive ambasciate un certificato dove si attesti la loro mancanza di beni al paese che hanno lasciato? E poi possibile che praticamente il 90% dei giovanissimi nelle nostre scuole abbia famiglie che versano nella completa indigenza? Ti rispondono sì, è così: genitori disoccupati, mancanza di alloggio stabile, nessuna fonte di reddito…
E allora, di grazia, se stanno così male in Italia, perché si ostinano a voler restare da noi sebbene provengano spesso da paesi più ricchi del nostro, come ad esempio la Nigeria, dove a detta del loro stesso presidente c’è per tutti e la voglia di prospero futuro? Perché non se ne tornano nella nazione d’origine dove, ammesso e non concesso che come qui non abbiano né né casa, magari potranno contare sull’aiuto di una rete famigliare che in Italia non hanno?
Domande che evidentemente gli italiani non si fanno se è vero come è vero che quando la notizia dei ragazzini immigrati esclusi dalle mense e dallo scuolabus si è diffusa, in meno che non si dica, la Caritas ha raccolto la bella somma di 60.000 euro da devolvere a questi bambini che così avranno pagata la mensa e lo scuolabus fino a tutto dicembre. Dopo, siamo certi che la solidarietà per lo straniero si sarà rimessa in moto e qualcosa si risolverà. Anche perché dal ministero degli Interni, che fino a due giorni fa tuonava contro i furbetti delle mense, contro i “dritti” dei certificati spiegando che la pacchia era finita per tutti, ha già fatto sapere che nei casi in cui sia troppo faticoso ottenere i famosi certificati, si andrà sulla fiducia, e basterà un’autocertificazione.
Ebbene, mentre ci chiediamo per quale strambo motivo gli italiani debbano pagare lo scuolabus ai figli degli extracomunitari senza lavoro – e che quindi hanno tutto il tempo di accompagnare i figli a scuola – quando il più delle volte non hanno i soldi per pagarlo ai proprio di figli, quanti degli stranieri che a Lodi pretendono i servizi gratuiti presenteranno un certificato del loro Paese e quanti si avvarranno dell’autocertificazione.
E come se tutto questo non fosse già abbastanza, ecco il presidente della camera grillino, Roberto Fico, tuonare dall’alto del suo scranno istituzionale, lui, terza carica dello Stato: “Nel momento in cui si fa una delibera che, in modo conscio o in modo inconscio, crei delle discriminazioni così importanti – ha detto – si deve solamente chiedere scusa. Dopo le scuse questi bambini potranno rientrare tranquillamente nella mensa scolastica” e noi aggiungiamo: arrivando a scuola con lo scuolabus sempre pagato da noi che intanto corriamo ad accompagnare i nostri figli a scuola con gli autobus… quando non vanno a fuoco come a Roma.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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