Se i 5 stelle per abbracciare il PD si sottomettono alle ONG

Che la sinistra ripartisse dai per la sua scalata al potere, era un’opzione quotata bassissima alla Snai. D’altronde, in questa ennesima faglia creatasi all’interno del Pd, le direttive dell’ex segretario Matteo Renzi dovevano necessariamente distaccarsi dalle posizioni (molto più vicine a quelle del centrodestra) dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. E quindi via con la speculazione (ah, quanto piace alla sinistra!) sulla pelle dei disperati che tentano di raggiungere le coste italiane in cerca di salvezza. Così i diventano il dardo preferito da scagliare contro il titolare del Viminale: per scoccarlo si chiede la collaborazione del M5S che, interessato a far fuori il vicepremier leghista ex alleato, senza esitare, cambia posizione e dà ordine al ministro Trenta di non firmare il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane della Open Arms. Immediatamente circa centocinquanta esseri umani diventano frecce incandescenti nelle mani di due fazioni politiche che tentano di riconquistare un potere che il popolo -l’elettorato- italiano, invece, ha scelto di affidare ad altri. Ma l’importante è propagandare l’umanità: quanto sono umani quelli che accolgono scriteriatamente gli immigrati e poi se ne dimenticano e se ne ricordano di nuovo nelle fiaccolate, in prima fila, per commemorarli perché morti nei roghi dei ghetti o sotto il sole nei campi di pomodori.

La prima prova tecnica di governo Pd-M5S è andata quindi in porto. Porti aperti anche all’inciucio, grazie al quale l’Italia tornerà ad essere asservita alle e alle direttive europee in tema di immigrazione. “Una follia che vorrebbe trasformarci nel campo profughi d’Europa”, ha dichiarato ieri il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, la sola ad avere in tasca l’unica soluzione possibile all’ illegale di massa. Ma è una soluzione troppo impopolare, evidentemente. Troppo poco funzionale alla speculazione e al business delle e delle cooperative dell’accoglienza.

In tutto questo è il popolo italiano a non avere voce in capitolo: non solo adesso si ritroverà al governo i parrucconi che con il voto erano stati mandati in soffitta, tra programmi e provvedimenti impolverati e fuori dal tempo, ma dovrà fare i conti con i loro nuovi alleati, che già hanno dimostrato (con la mossa del ministro Trenta) di essere labili e pronti a cedere su tutto pur di non andare a nuove elezioni. I Cinquestelle erano il nuovo ed oggi abbracciano la peggiore parte del vecchio, tutti a braccetto mascherati da progressisti, umani, accoglienti.

Francesca Avena
Francesca Avena, classe 1986, nata e cresciuta in Basilicata, rinata e ricresciuta in Puglia. Giornalista, appassionata di politica e di casi -talvolta umani, talaltra di cronaca- irrisolti. Amante, praticante e vittima dell'enogastronomia mediterranea, in eterno desiderio di scoperta delle tradizioni culinarie extra-meridione d'Italia. Tradizionalista, conservatrice e Diopatriafamiglista, con l'ambizione al radicamento e con la tendenza alla ramificazione. Paziente osservatrice della natura degli umani, dell'ambiente e degli ambienti; intrapresa di recente la buona pratica di scambio di energia (negativa convertita in positiva) in posti disabitati dagli umani e fitti di alberi, vegetazione, acqua sorgente. Romantica e ribelle, come padre mare pugliese e madre terra brulla lucana. Lucida e razionale per definizione propria, stakanovista e crumira per definizione altrui. Vita di ufficio stampa politico.

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