A settembre si torna a scuola in presenza, parola del ministro Azzolina. Anzi no.

Ebbene sì, ce lo aspettavamo. Nella giornata di ieri, il governo ha deciso di introdurre il green pass per lo svolgimento della vita sociale in determinati ambiti e contesti. Ad esempio, dal 6 agosto si dovrà essere in possesso della certificazione verde per effettuare una normale consumazione all’interno di un bar o di un ristorante. Non stiamo qui a discutere ulteriormente di questo: nelle scorse settimane abbiamo espresso il nostro punto di vista in merito e abbiamo spiegato qual è la posizione di Fratelli d’Italia su tale questione.

Nel settore scolastico si naviga a vista

Oggi vogliamo soffermarci su quanto sta invece accadendo nel settore scolastico, in vista di settembre e in virtù del fatto che i nostri ragazzi dovranno prima o poi rientrare in aula in presenza. Prima o poi, per l’appunto. Stando infatti all’attuale strategia governativa, si può chiaramente sostenere che nulla c’è di certo, anzi, si naviga a vista. Ogni giorno è buono per dirne una e certificarne un’altra, con il ministro dell’ che sembra essere sempre più frastornato.

Di certo c’è che, se non si adotterà un vero piano di rientro in classe, la didattica a distanza rimarrà (almeno per chi ci governa) l’unica soluzione possibile. Nell’ultimo rapporto Invalsi, si è evidenziato come la Dad abbia aumentato il divario tra alunni del Nord ed alunni del Sud, facendo accrescere le disparità tra chi può permettersi tablet e supporti digitali e chi invece non può.
Le lezioni on line hanno poi provocato una notevole dispersione scolastica, con la crescita del numero di chi ha abbandonato gli studi prima del dovuto. Le competenze degli alunni sono precipitate verso il basso ed un ragazzo arriva alle superiori con le conoscenze di quinta elementare. Un vero e proprio disastro.

Per la scuola ci aspettavamo di più

Vogliamo accendere un faro su questa realtà perché in pochi – sui media e altrove – l’hanno trattata a dovere, relegandola in un angolo quasi come se non riguardasse nessuno. Invece – e questo dovrebbe essere chiaro a tutti – è proprio a scuola che si gioca il futuro della nostra nazione, è a scuola che si livellano disuguaglianze e ingiustizie, fermo restando che il livellamento non deve mai avvenire sul merito e sulle conoscenze individuali.

Dal governo Draghi, insomma, ci saremmo aspettati di più, visto che l’esecutivo era nato anche con lo scopo di ridare slancio ad ogni settore vitale del Paese e dunque anche alla scuola. Manca purtroppo un piano strategico di ripresa e il fallimento della Dad è sotto gli occhi di tutti, come ha denunciato di recente nelle apposite sedi istituzionali anche l’on. Augusta Montaruli.

E se, dopo le vacanze estive, i ragazzi saranno desiderosi di rivedere i propri compagni, chiediamo che il governo non si faccia trovare impreparato, altrimenti le aule resteranno vuote sì ma piene di inutilizzati banchi a rotelle.

Angelica Stramazzi
Angelica Stramazzi (Anagni, 1986), giornalista pubblicista. Ha studiato Scienze Politiche presso la Luiss "Guido Carli" di Roma; attualmente iscritta al corso di laurea in Relazioni internazionali per lo sviluppo economico (Universitas Mercatorum), scrive di politica da oltre dieci anni. Collabora con il mensile Il Monocolo e diverse testate online.
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