Sinistra frustrata: «boicottare il libro della Meloni».

L’ultima caricatura di “resistenza” fuori tempo massimo? Esclamare «no pasaràn!» persino ai libri. Nello specifico al volume «Io sono Giorgia», l’autobiografia della leader di Fratelli d’Italia fra qualche giorno negli scaffali di tutta Italia. Eccetto, a quanto annunciato, in quelli della piccola libreria romana di Tor Bella Monaca che sente il suo spazio non come centro di cultura libera ma come «un luogo di resistenza».

E così la sinistra “crepuscolare” – in una fase senile colma ormai di smarrimento e frustrazione – spera di trovare nel boicottaggio a scatola chiusa, nell’apartheid culturale l’ultimo soffio vitale di un antifascismo declamatorio, buono solo a conquistare i titoli delle agenzie e il richiamo sulle bacheche di qualche influencer.

«Io sono una libraia e questo libro non lo vendo! So scelte, mejo pane e cipolla, che alimentare questo tipo di editoria… alla lotta e al lavoro, il mio è indipendente!».

Con questo italiano un po’ altalenante, Alessandra Laterza ha motivato la sua scelta di non ospitare il volume nella sua libreria “Le Torri”, nel popolare romano di sud: lì dove il Pd, il partito per il quale è stata candidata, non mette piede da tempo. A differenza, è proprio il caso di dirlo, di Giorgia Meloni che davanti le “torri” di Tor Bella Monaca decise di chiudere significativamente la sua elettorale ai tempi delle Amministrative del 2016.

Ma torniamo alla libraia resistente e al suo quarto d’ora di celebrità: ottenuto applicando la damnatio memoriae nei confronti di un libro di cui non conosce evidentemente ancora nulla e rispetto al quale potrebbero risultarle utili invece – seguendo la narrazione “civile” che lei stessa fa della sua attività nel – le ricostruzioni che proprio Meloni ha fatto sulle discriminazioni che ha dovuto subire sulla propria pelle. Ma tant’è.

L’obiettivo della Laterza (omonima della casa editrice pugliese che ha avuto la brillante trovata di pubblicare un libro di tal Pietro dal titolo vergognoso come «E allora le Foibe?») con la sua libreria non è fare promozione culturale a 360° quanto «raccontare forma di resistenza civile». E come si declina questa “resistenza”? Rimuovendo l’avversario, in nome di una cancel culture ridotta a depennare persino i libri: «Se il pensiero della Meloni non mi rappresenta non vedo perché devo vendere il suo libro e metterlo in vetrina – ha spiegato –, è una scelta che nasce anche dal mio sentire: io cerco, attraverso i libri, di raccontare un mondo inclusivo, diverso da quello di certa propaganda politica». Un mondo così «inclusivo» da tenere fuori un libro (sic!) e quindi la possibilità di dibattere – anche stroncandolo – sul «pensiero» della leader di destra.

Ma, ormai è chiaro, la dialettica politica non è più di casa né di “libreria” a sinistra. Il modello, per intenderci, è quello del ddl Zan (non a caso prossimo ospite della libreria “Le Torri”): se non accetti la nostra imposizione dogmatica e restrittiva della libertà la tua opinione è peccato civile, quindi reato penale.

Una tentazione censoria così pruriginosa che si manifesta ovunque, anche in termini preventivi, e che viene salutata senza pudore dai “tifosi” social di Pd e 5 Stelle, come ha denunciato Giovanbattista Fazzolari, responsabile del di FdI: «Pseudo giornalisti e opinionisti esaltano la scelta di una libraia militante che si vanta del fatto che non venderà un libro che non ha neppure letto, così per puro odio e pregiudizio». Per il senatore, si tratta dei «soliti rottami della storia» che sperano di innervare «una “nuova Resistenza” contro il libro» in nome di una democrazia concepita tutta a modo loro: «Impedire agli avversari politici di parlare e boicottare i libri non graditi al ».

Operazione totalemente vana, a partire proprio dai quartieri popolari dove il partito Ztl, il Pd, dovrebbe impegnarsi in qualcosa di più costruttivo e problematico che cercare di boicottare l’ letteraria di una leader il cui messaggio viaggia ben al di là delle pagine. Lo spiega bene proprio Fazzolari: «Non si può fermare il vento con una mano. E neppure con un pugno chiuso».

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Antonio

UNICA. In Italia I politici dovrebbero prendere esempio dalla Meloni.
Andare dove tira il vento non è corretto verso chi ha dato fiducia, votandoli.
Spero che il resto della destra tragga insegnamento e soprattutto spero che la Meloni non diventi come loro.

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