Sono il Pd e il M5S i responsabili di questo fallimento, non l’intera classe politica

C’è un non detto in tutta questa crisi politica che sta portando a Palazzo Chigi Mario Draghi. O sarebbe meglio dire c’è un detto sbagliato, o volutamente tale, in questa crisi di governo e cioè che l’arrivo di Draghi starebbe a significare il fallimento della politica, di un’intera classe politica. E’ evidente che non è così. E sta proprio qui per l’appunto il non detto di questa crisi, nel senso che se esiste davvero un fallimento da certificare è quello del M5S e del Partito democratico.

Lo ha detto bene Giorgia ieri dagli schermi di La7 di non sentirsi parte di una politica incapace e irresponsabile, invitando piuttosto a guardare altrove e soprattutto nel campo di chi finora ha governato. Insomma, è in atto un’operazione di rimozione, come spesso accade quando la sinistra deve nascondere i suoi guai, attraverso il tentativo di screditare l’intero sistema politico. Non ammettere le proprie responsabilità, ma piuttosto puntare il dito verso gli altri.

Ecco, la verità sta altrove, nel fallimento di chi finora ha governato e pervicacemente continua a voler rimanere aggrappato al potere e alle poltrone. Appunto il M5S, il partito di maggioranza relativa che è diventato il peccato originale di questa legislatura. E anche adesso che il presidente della Repubblica ha parlato di un Esecutivo di “alto profilo” e non contraddistinto politicamente, è lampante l’inadeguatezza del Movimento Cinque Stelle che pretende di dettare i tempi a Draghi, dopo aver collezionato sia il disastro della coalizione con la Lega e poi di quella con il Pd, insomma con l’alfa e omega della politica italiana in questo Parlamento. Gli impone un governo politico, nel mentre lo stesso Capo dello Stato era stato molto chiaro sulla sua natura neutrale. E chiaramente tutto ciò per la fame di poltrone e di potere. Quelle stesse che proprio loro dicevano di voler abolire.

È evidente però che nell’analisi del fallimento politico non può non essere coinvolto il Pd che di questo sfacelo è sodale è complice del M5S. Come a suo tempo lo fu la Lega di Salvini. Un Partito democratico che dal 2008 non vince un’elezione ma che è riuscito a intestarsi la guida di ben 4 governi, ed addirittura a nominare un commissario europeo al termine di un mediocre risultato alle elezioni europee, crollando dal 41 per cento al 22 per cento.

Ecco, se adesso l’Italia si trova a dover chiedere l’aiuto di un Papa straniero, alla politica s’intende, è proprio per questa arroganza e disprezzo della volontà popolare.

Andrebbe raccontato questo alla gente. Bisognerebbe spiegare che il fallimento che oggi registriamo non è di un’intera classe politica, ma di una sola parte, di quella che finge di essere democratica e che rispetta il risultato elettorale soltanto quando le arride.

Invece, oggi l’intero circuito mediatico preferisce, scientemente, parlare di crisi politica, raccontare di un collasso di sistema per nascondere il naufragio verso cui ci ha condotto una parte di classe politica, questa sì irresponsabile.

Va bene fare gli esami di coscienza a chi oggi siede in Parlamento in occasione dell’arrivo di Mario Draghi, ma facciamolo alla luce del sole e nel rispetto della verità. Perchè le impronte digitali di questo fallimento, di questa crisi, hanno un nome e cognome preciso.

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