Foto Roberto Monaldo / LaPresse 27-01-2020 Roma Politica Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte commenta l' esito elezioni regionali all'esterno di Palazzo Chigi Nella foto Giuseppe Conte, Rocco Casalino Photo Roberto Monaldo / LaPresse 27-01-2020 Rome (Italy) Statements by the Prime Minister Giuseppe Conte on regional elections In the pic Giuseppe Conte, Rocco Casalino

La più grande operazione di sciacallaggio politico compiuta dal premier Conte con la spregiudicata regia di Rocco Casalino.
Dieci giorni di incontri con i sindacati, Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura e Pmi, con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Gheorghieva, la numero uno della Bce Christine Lagarde, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Il tutto condito con intellettuali e archistar come Renzo Piano, Stefano Boeri e Massimiliano Fuksas.

Gli Stati Generali dell’economia che avranno inizio venerdì a Villa Doria Pamphili sono dunque una roboante babele di nomi altisonanti, durante i quali, a detta del premier, si dovranno “tirare su i piani” per la costruzione del nuovo tessuto economico Italia dopo la crisi del coronavirus, ponendo come tema della discussione anche le risultanze del lavoro fatto dalla commissione Colao.

Mentre l’Italia si sgretola sotto il peso di una crisi epocale, le imprese ancora non riescono ad ottenere i finanziamenti promessi con la potenza di fuoco del decreto liquidità e le casseintegrazioni non arrivano ai dipendenti senza stipendio da mesi, Conte si acchitta una poderosa e costosissima passerella per rafforzare una posizione all’interno della sua maggioranza, posizione che appare ogni giorno piu ballerina. I mal di pancia del PD per l’eccessiva durata dell’evento organizzato dal premier sono la spia del fatto che le frizioni sono ormai evidenti, così come le lamentele dei 5 stelle per l’eccessivo liberismo del piano Colao. E diciamolo, da marzo al premier oltre le telecamere e le conferenze stampa non ne è entrata una. Tanto presente sui social e in tv quanto assente in Parlamento. E Fratelli d’Italia è proprio lì che voleva portare questo dibattito, in aula.

Giorgia Meloni da subito ha opposto un netto diniego alla partecipazione a questo circo mediatico, perché oggi le Camere sono impegnate a varare il decreto rilancio, un provvedimento da 55 mld, che per chi non ha dimestichezza con le cifre del bilancio statale è quasi il doppio dell’ultima manovra finanziaria, chiusa a 31 mld.

E dunque con una crisi così devastante e con la necessità di approvare un testo che non solo dovrebbe servire a dare ossigeno all’economia italiana ormai in ginocchio, ma che evidentemente costituisce un’ipoteca importante sul futuro della Nazione, è eticamente e politicamente inconcepibile avventurarsi in manifestazioni propagandistiche che nulla portano a chi oggi soffre l’impatto della stagnazione economica. Sulla linea del no Fratelli d’Italia ha portato tutti gli alleati del centro destra, Tajani e Salvini hanno aderito all’invito a restare fuori da Villa Pamphili per lavorare nelle sedi opportune, nelle commissioni e in aula.

Non regge più l’accusa di irresponsabilità e di ostruzionismo fatta costantemente da Conte alle opposizioni, perché chi si è messo fuori dalle istituzioni con questa mossa spregiudicata è il Governo, che sta lasciando l’Italia abbandonata a se stessa per assecondare le manie di grandezza di un premier allo sbando e che ha scelto i mass media come ancora di salvezza. Rocco Casalino docet.