Sulla proprietà privata Bergoglio ha ragione

di Pietro Ferrari

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Chi scrive non è un fan del sedente peronista, anzi, ma al di là delle intenzioni intime bisogna pur ammettere che almeno come esternazione, la sua non collide con la Tradizione e il Magistero infallibile. Lo stile è sudamericano, Ma alla teologia della Liberazione non si risponde con Plinio Correa de Oliveira.

La dialettica tra Giacobini e girondini tipicamente acattolica era stata risolta dal magistero pontificio già prima del Concilio Vaticano II.

Fino a quando sono i liberali-liberisti-libertari ad essere (poverini) scioccati passi pure http://247.libero.it/focus/52373708/13/il-papa-choc-sulla-propriet-privata-non-intoccabile/ ma se a strapparsi i capelli sono addirittura certi tradizionalisti perché Bergoglio non considera intoccabile la proprietà privata, allora abbiamo un problema serio.

Nulla quaestio davvero. Su questo punto Bergoglio si rifà al nuovo catechismo e alla Centesimus annus di Wojtyla che erano già conformi (su questo punto) alla Rerum Novarum di Leone XIII. Davvero sciocco è contestualizzare quel capitalismo dei tempi di Leone XIII rispetto a questo, come se oggi la forma tecno-anarco-finanziaria fosse una mitigata del capitalismo liberale, invece esploso nella sua massima potenza e nella sua ingiustizia, dato che proprio oggi la capacità produttiva è addirittura esponenzialmente superiore a quella dei consumi.

La Rerum Novarum è il documento che sancisce il diritto di proprietà privata come funzione sociale (non assoluta né intangibile) aprendo ad una concezione di Sociale Cristiano nel solco della modernità post 1789.

Invito tutti a leggerla in ogni suo punto: Rerum Novarum (15 maggio 1891) | LEONE XIII (vatican.va)

Chi si sorprende e polemizza o parla sine cognitio o è un liberale, o probabilmente entrambe le cose. Tutto tranne tradizionalista e in buona fede.
Per costoro magari lo stesso Re sarebbe un qualunque Fidel Castro o un agente del Great Reset macrobolscevico senza avvedersi che è del tutto illogico, folle e antistorico concepire un diritto di proprietà in assoluto intangibile.

https://www.archiviocapitolino.it/files/archivio/titolo_54.pdf

Cosa prevede la Rerum Novarum n in punto di morale cristiana?

< i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce straordinariamente severe di Gesù Cristo (Cfr. Luc 6,24-25); che dell’uso dei loro beni avranno un giorno da rendere rigorosissimo conto al Dio . >

In ordine all’uso delle ricchezze?

< l’uomo non deve possedere i beni esterni come propri, bensì come , in modo che facilmente li comunichi all’altrui necessità. Onde l’Apostolo dice: Comanda ai ricchi di questo secolo di dare e comunicare facilmente il proprio (Ivi). Nessuno, Certo, é tenuto a soccorrere gli altri con le cose necessarie a sé e ai suoi, anzi neppure con ciò che è necessario alla convivenza e al decoro del proprio , perché nessuno deve vivere in modo non conveniente (S. Th. II-II, q. 32, a. 6). Ma soddisfatte le necessità e la convenienza è dovere soccorrere col superfluo i bisognosi. Quello che sopravanza date in elemosina (Luc 11,41). >

Si dirà che tutto ciò attenga alla Caritas e non alla Iustitia, ma Il chiarisce bene come in linea di principio possa essere anche legittimo nei casi di estrema necessità l’esproprio delle ricchezze private:

< Eccetto il caso di estrema necessità, questi, è vero, non sono obblighi di giustizia, ma di carità cristiana il cui adempimento non si può certamente esigere per via giuridica, ma sopra le leggi e i giudizi degli uomini sta la legge e il giudizio di Cristo, il quale inculca in molti modi la pratica del dono generoso >

Insomma stavolta ha ragione Bergoglio ed hanno torto i suoi troppo impulsivi detrattori.

Del resto non vi stupisca che un orologio rotto segni periodicamente l’ora esatta.

 

02/12/2020, Pietro Ferrari, avvocato-scrittore-saggista

fonte immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Papa_Francesco.jpg

Giovanni Moretti
Giovanni Moretti
Giovanni Moretti è nato a Torino nel 1963. Specialista in architetture informatiche e servizi ICT, ha studiato e lavorato per più di trent'anni per grandi multinazionali del settore per trovarsi ora in un percorso a ritroso che era iniziato in giovinezza con l'algebra di George Boole, poi proseguito in direzione di Gottlob Frege raccogliendo, strada facendo, una profonda passione per la filosofia
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