Taglio del cuneo anche per il ceto medio: l’obiettivo del governo Meloni

Abbassare le tasse. Questa la prerogativa del governo anche per l'anno in corso, estendendo i benefici anche al cosiddetto ceto medio. “Chi guadagna 55 mila euro non può essere considerato un super-ricco” ha infatti spiegato il viceministro Leo.
Con l'ultima finanziaria varata a fine 2023, a beneficiare alle nuove misure, tra taglio del cuneo fiscale e accorpamento dei primi due scaglioni Irpef ad un'unica aliquota, furono circa 14 milioni di italiani con redditi medio-bassi. Nella scorsa legge di Bilancio, infatti, fu previsto un taglio del cuneo fiscale e contributivo del 7% per i redditi fino ai 25 mila euro e del 6% per i redditi fino ai 35 mila euro per il secondo anno consecutivo. E riconfermato è stato anche l'accorpamento delle aliquote Irpef, dopo che erano già passate da 5 a 4 nel 2022.

L'obiettivo, dichiarato, è ora quello di allargare i benefici anche a chi guadagna di più, nell'ottica di una riforma fiscale iniziata ormai da mesi e che ha già riscosso diversi successi. Tra le ultime misure approvate, si staglia quella sulle cartelle esattoriali, con una riforma che ha allargato la rateizzazione per chi ha intenzione di rientrare ma si ritrova in condizioni di comprovata difficoltà. Anche su questa si espresso il viceministro Leo, spiegando che non si tratta di condono, ma si tratta di “tendere la mano nei confronti del contribuente onesto ed essere inflessibile con chi evade”. L'intento è dunque chiaro: proseguire il lavoro sul cosiddetto “fisco amico” voluto da , in modo tale da liberare il cittadino dal gioco del fisco trattandolo come tale e non più da suddito. Un approccio nuovo che ha portato già a degli importanti risultati, non solo sulla crescita dell'occupazione (grazie agli incentivi per chi assume determinate categorie di persone, quali le donne) o sulla crescita dei salari (anche l'aumento del potere d'acquisto rientra tra i tanti risultati conseguiti nel corso dell'ultimo anno), ma anche e soprattutto sul rientro dall'evasione, che ha fatto registrare un primato nel 2023. A dimostrazione del fatto che “fisco amico” non vuole dire essere solidali con evasori e furbetti, ma anzi permettere a chi vuole di essere in linea col fisco. “Penso sia grande – ha detto Giorgia – la responsabilità di chi è chiamato a gestire le risorse che arrivano da quei prelievi, che non possono essere utilizzate in modo irresponsabile, ancora peggio se per garantirsi facile consenso nell'immediato e – ha concluso – lasciare chi viene dopo a ripagare quelle irresponsabilità”.

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La Redazione de La Voce del Patriota

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