Tempi duri per le donne di potere: prima rischia Angela, ora Theresa

Angela Merkel per ora c’è riuscita, e sembra aver messo al riparo dall’implosione il suo governo, aiutata non poco anche da alcuni nemici che l’acerrimo avversario Seehofer ha nel suo stesso partito. Adesso però tocca a Theresa May, colpita duramente per l’uscita dall’esecutivo di Boris Johnson e David Davis, dopo che si era illusa per almeno una settimana che il suo piano Brexit fosse stato infine accettato da tutti, nonostante le critiche. Invece, ecco arrivare la sfida più difficile dal giorno in cui, per la prima volta, la May ha messo piede a Downing Street.

L’abbandono dei suoi due ministri più rappresentativi è un grave problema, e al di là delle motivazioni ufficiali che l’hanno motivato e che fanno tutte riferimento al piano Brexit della May, potrebbe nascondere l’inizio ufficiale di una battaglia per la leadership.  In realtà, Davis, il primo a mollare, fino dall’inizio si era mostrato in totale disaccordo sul piano May, e non si era fatto scrupolo di esternare la sua contrarietà davanti agli altri ministri e anche attraverso una lettera molto esplicita. Soprattutto, Davis come parecchi altre deputati tory, contestano alla May l’accordo raggiunto che, secondo loro, sarebbe un serio ostacolo al  Regno Unito per poter stringere nuovi accordi di libero scambio.  Poi, nelle ultime ore, ha esternato anche Boris Johnson, andandoci giù pesante: “Se andiamo avanti col piano May”, ha detto, “finiremo per ridurci a una provincia dell’impero europeo. In ogni caso, di questo passo, il sogno Brexit è destinato a morire”.

Le dimissioni dei due ministri, inoltre, non potevano arrivare in un momento peggiore per Theresa May, che solo poche ore dopo è stata chiamata alla Camera per rilasciare importanti dichiarazioni proprio sul suo piano Brexit.  Un discorso che è durato 2 ore, e che ha messo a dura prova i nervi del capo del governo, che ha dovuto anche ascoltare battute e risatine da parte dell’opposizione. Dopo, la May ha affrontato alcuni parlamentari del suo partito in una riunione privata, e sembra che uno dei deputati abbia fatto notare come i 17 milioni di persone che hanno votato per lasciare l’Unione Europea si sentirebbero traditi se il piano May andasse avanti o, peggio, se il governo cadesse. C’è però anche chi sostiene la May, come Sir Patrick McLoughlin e Damian Green che hanno esortato tutti i parlamentari tory a non osteggiare l’accordo.

La questione è comunque grave, e nessuno lo nasconde. La preoccupazione c’è, e c’è anche chi paventa che l’accordo della May potrebbe passare con il voto dei laburisti se venissero a mancare voti tory, il che però segnerebbe una spaccatura difficilmente ricomponibile all’interno del partito del Primo Ministro.

Intanto, in Italia, le TV dello “squalo” Murdoc fanno un sondaggio da cui si evince che bel il 74% degli italiani, se dovessero votare a un referendum, si schiererebbero senza dubbio a favore dell’euro. Esattamente l’opposto di quello che si sente dire in giro…

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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