Il giorno dopo il confronto tv tra Matteo Renzi e Matteo Salvini tutta l’Italia politica e non si interroga su chi abbia prevalso. Capiamoci subito, quello di ieri sera è stato un importante momento di democrazia, che in Italia non si vedeva sulla tv di Stato dal lontano 2006, e cioè dai tempi del confronto tra Berlusconi e Prodi. Un’altra era politica, il che conferma anche quanto sia ancora gracile la nostra democrazia dell’alternanza.

Tornando al confronto di ieri è difficile dire chi sia uscito vincitore, ma è molto facile dire chi sia lo sconfitto: l’Italia. I due Mattei se le sono date di ‘santa ragione’, spesso con colpi sotto la cintura. Papeete contro Courmayeur; 49 milioni contro lo scandalo delle banche; Quota 100 contro bonus 80 euro; porti chiusi contro migranti raccolti in mare. E l’elenco potrebbe essere ancora più lungo. Ma in questo bailamme di accuse e contro accuse non pervenuta è l’Italia, nel senso di visione di Paese. Per lo più è rimasta sullo sfondo, evocata più come una suggestione, tirata in ballo quando si è voluto rivendicare quanto fatto nelle precedenti esperienze di governo.

E bisogna dire che i due si sono esercitati molto in continui riferimenti al passato. Da un lato Matteo Salvini che rievocava la sua azione come ministro nel precedente governo; dall’altro Matteo Renzi che addirittura si è arrampicato fino a 3 governi fa, vantando le misure e i provvedimenti approvati, quasi come se le due pesanti sconfitte elettorali (referendum e politiche del 4 marzo 2018) non siano mai avvenute. In questo entrambi sono apparsi sulla stessa lunghezza d’onda, accomunati da una medesima sindrome, incapaci di elaborare il lutto e cioè l’uscita dal governo.

Detto questo, alla fine il confronto li ha visti sostanzialmente pari, con un Renzi molto più positivo e brillante nella prima parte e poi nella seconda con un Salvini in recupero. In generale ognuno ha voluto parlare al suo mondo. Il Matteo leghista con le sue tabelle e i suoi numeri ha riproposto al pubblico l’immagine di un politico concreto, di un uomo del fare che non si perde in promesse e chiacchiere. Dall’altro lato il Matteo fiorentino che aveva bisogno di dire al suo pubblico che c’è ancora, che la verve dei tempi di Palazzo Chigi tra slide, carretti del gelato e ‘generazione Telemaco’ è sempre lì.

Ma c’è dell’altro. Se certamente non era facile per Salvini questo confronto e in pratica, usando una terminologia calcistica, lui aveva tutto da perdere, era chiaro che questo face to face era un’occasione irripetibile. E per entrambi. Infatti, per due ore hanno fatto tabula rasa di tutto lo scenario politico. Alzi la mano chi in quei 120 minuti si è ricordato di Giuseppe Conte, di Luigi Di Maio e di Zingaretti? Che c’era un governo fatto da M5S e Pd e che in quelle stesse ore a Palazzo Chigi era in discussione la manovra finanziaria?

Quasi nessuno, e l’obiettivo dei due Mattei era proprio questo. Legittimarsi a vicenda, occupare tutto il palcoscenico politico dicendo agli italiani che la lotta politica per l’Italia del futuro è tra loro due. O è almeno quello che loro sperano.

Un disegno a cui la Rai, Servizio pubblico, potrebbe e dovrebbe sottrarsi. Perchè in fin dei conti Renzi e Salvini sono due leader, ma dei rispettivi partiti e la strada per conquistare le coalizioni è lunga, soprattutto per quanto riguarda il Matteo fiorentino. Perciò, ed è la domanda che sarebbe bello che iniziasse a circolare a viale Mazzini: a quando il prossimo confronto? E se fosse tra Giorgia Meloni, unica donna leader di partito (è sempre bene ribadirlo), e Luigi Di Maio?