Ue, Fitto (Ecr-FdI): Commissione conferma vulnerabilità Italia, no nuove tasse o svendita patrimonio produttivo e industriale italiano

“Le raccomandazioni del semestre europeo, presentate oggi dal vice Presidente Dombrovskis e dal Commissario Gentiloni confermano, nonostante i proclami che abbiamo ascoltato in questi mesi, che l’Italia è un paese ancora fortemente vulnerabile nel quale esistono squilibri eccessivi quali l’elevato debito pubblico, la debole crescita della produttivita’, un mercato del sempre più fragile, e le possibili incertezze nel mercato finanziario dovute sia a fattori esterni che interni”. Così in una nota il copresidente del gruppo Ecr- al Parlamento europeo Raffaele Fitto. “Tali raccomandazioni confermano quello che Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia e noi Conservatori europei ribadiamo da tempo. Da un lato il richiamo ad un’attuazione rapida del Pnrr, concentrandosi su obiettivi e priorità realistiche ed attuali, e a tal fine ribadiamo la necessità di rivederli in base all’art.21 del regolamento RRF e delle possibilità offerte attraverso Repowereu, per favorire la crescita e la produttività del nostro paese anche alla luce del peggioramento delle prospettive economiche, dell’accresciuta incertezza, di ulteriori rischi al ribasso e dell’inflazione più elevata rispetto alle previsioni invernali. Dall’altro la necessità di finalizzare l’accordo sulla programmazione della politica di coesione 2021-2027, risorse fondamentali per la crescita e lo sviluppo delle regioni del mezzogiorno. Cosi come riteniamo positiva la sospensione annunciata del Patto di Stabilità e Crescita anche nel 2023 per favorire investimenti strategici e non spesa corrente. Al tempo stesso manifestiamo forti perplessità su alcune riforme suggerite dalla Commissione Europea quale quella sulla riforma del Catasto e delle politiche di Concorrenza. Ribadiamo la nostra forte opposizione a qualsiasi misura che aumenti la tassazione sulla casa degli italiani, il nostro no a qualsiasi tentativo di svendita di importanti asset strategici e di interi comparti industriali e produttivi, in nome di una politica di concorrenza che come dimostra l’esperienza del passato ci ha portato a essere più deboli e dipendenti da altri”.

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