Un anno di Covid. Molte domande, poche risposte.

Ripercorrere le tappe più salienti di circa un anno di Covid in Italia, conduce inevitabilmente a riflettere sull’intero fenomeno generatosi intorno al virus stesso. Tali riflessioni sono la diretta conseguenza di perplessità che nascono spontanee e infondono preoccupazioni, portando il singolo individuo ad analizzare l’evoluzione di un fenomeno che, nella sua totalità e sotto la lente d’ingrandimento, suscita moltissime domande legittime che sembrano trovare poche risposte molto discutibili. L’approccio all’emergenza e la sua stessa gestione a livello sia nazionale che mondiale, ha innescato dubbi e disorientamento.

Subito dopo l’Epifania 2020 in Italia perveniva la notizia di un’epidemia scoppiata in Cina, le cui immagini di persone “scafandrate” che disinfettavano dappertutto, lasciavano intuire che quello in questione non poteva essere un virus tanto banale. La notizia ufficiale era di un coronavirus di origine animale la cui trasmissione all’uomo sarebbe partita dal mercato animale di Wuhan. Tali dichiarazioni non hanno convinto tutti, e non solo in Italia, dove circa un paio di anni prima dello scoppio della pandemia, TG3 Leonardo spiegava di esperimenti sul coronavirus dei pipistrelli in un laboratorio cinese di Wuhan.

Sempre a gennaio 2020 venivano scoperti i primi casi ufficiali di pazienti Covid in Italia, due turisti cinesi ricoverati all’ospedale Spallanzani di Roma, dove veniva isolato il virus e confermato che si trattava di un coronavirus, il SARS-COV2.

I due turisti cinesi facevano parte di uno dei tanti gruppi di tour organizzati che ogni giorno affollavano siti e musei italiani. Si intuiva subito come anche altri, fra i numerosi turisti cinesi presenti in Italia anche solo poche settimane prima, potevano essersi già ammalati o contagiati senza che nel nostro Paese qualcuno se ne fosse potuto accorgere.

Chi lavora col settore del turismo è consapevole di quanto certi siti e musei possano essere congestionati dalla presenza di turisti, tanto da potersi rendere conto come un’epidemia potrebbe essere già scoppiata, e sulla buona strada per divenire una pandemia, ancor prima che certe autorità preposte possano individuare un primo caso di contagio. Appare chiaro, senza essere epidemiologi, virologi o scienziati, come certe situazioni possano evolvere così velocemente da essere tutt’altro che sotto controllo e già sfuggite di mano… Altro che paziente zero!

Ecco perché  appresa la notizia della coppia di cinesi ricoverata allo Spallanzani , qualcuno, seppur nell’incomprensione generale, ha subito immaginato quanto di lì a poche settimane sarebbe potuto realmente accadere.

In Italia a dicembre si erano già verificate polmoniti sospette ma ciò è stato sottovalutato, e a gennaio, nonostante continuassero ad arrivare dalla Cina le immagini già descritte, il messaggio delle autorità preposte continuava a essere quello di una situazione sotto controllo, esortando la cittadinanza a frequentare tranquillamente i ristoranti cinesi poiché non c’era da preoccuparsi a riguardo.

Qualcuno, già prima della fine di gennaio 2020, quindi prima che in Italia fosse dichiarato lo stato di emergenza, comprendendo l’importanza di certe protezioni, iniziava a procurarsi mascherine, guanti in lattice e disinfettanti. Chi si è mosso anche solo dopo la prima settimana di febbraio, ha trovato ben poco e ha appreso che l’Italia aveva donato le poche mascherine disponibili alla Cina per la loro emergenza… E la nostra?… L’interrogativo è se certe autorità si fossero o meno rese conto della situazione, e a non voler sospettare la malafede o il perseguimento di un disegno oscuro, si denuncia la chiara incompetenza di certe autorità.

Alla fine di gennaio 2020 in Italia veniva dichiarato lo stato di emergenza, e da quel momento lo Stato italiano avrebbe dovuto elaborare un piano preciso da mettere in atto per contrastare l’epidemia, quando questa si fosse manifestata sul nostro territorio. Invece si è elaborato quasi niente e anche dopo il 20 febbraio 2020, con l’epidemia esplosa a Codogno, ci si ostinava a cercare il paziente zero. Così, anziché mettere in campo contromisure adeguate che nel contrasto all’epidemia anticipassero la sua evoluzione, la si è inseguita con restrizioni crescenti alla popolazione. Le contraddizioni e le ritrattazioni non sono mancate, e in un’Italia sprovvista di mascherine, le autorità preposte comunicavano alla nazione che queste non servivano, almeno a chi stesse bene. Affermazioni assurde e irresponsabili da far sospettare almeno l’incompetenza.

Le azioni che si sarebbero potute intraprendere già dall’ultima settimana di febbraio 2020 sono invece molte, se solo lo Stato si fosse tenuto pronto. Si sarebbe potuto persino procedere da subito con una vera e propria “quarantena” chiudendo tutto quello che si è chiuso solo il 15 marzo, incluso i voli con l’estero, al fine però di adottare tutte le contromisure necessarie per far poi ripartire tutte le attività economiche in sicurezza e pressoché a pieno regime.

Si sarebbero potuti creare i giusti presupposti per consentire ad alcune aziende italiane di riconvertire o integrare i loro processi produttivi al fine di produrre quei beni essenziali a contrastare la pandemia, come mascherine, guanti in lattice e disinfettanti. Contemporaneamente, coinvolgendo genio militare e protezione civile, si sarebbero potuti creare nuovi percorsi e costruire nuove strutture, provviste di tutte le terapie intensive e quanto altro necessario, da destinarsi  ai soli pazienti covid.

Tutto ciò avrebbe verosimilmente permesso, con le dovute precauzioni, di vivere in condizioni più prossime alla normalità, senza eccessive limitazioni e restrizioni per la popolazione, sottoponendo quanti entrassero nel nostro Paese alle dovute procedure di sicurezza, uniformi su tutto il territorio nazionale.

Così non è stato fatto e si è andati avanti con posizioni altalenanti, disposizioni contraddittorie e ritrattazioni, lasciando il popolo disorientato. Le stesse autorità, all’inizio scettiche sull’utilità delle mascherine, hanno poi fatto inversione di marcia riconoscendone l’utilità e prescrivendone l’obbligatorietà ovunque necessario. Così, essendo l’Italia sprovvista di mascherine, certe autorità ne hanno disposto l’acquisto proprio dal Paese al quale le avevano donate, la Cina, la quale aveva tardato di molto ad avvertire il resto del mondo dell’epidemia scoppiata all’interno del proprio territorio. Un comportamento, quest’ultimo, che lo stesso OMS, pur avendo dichiarato lo stato di pandemia in ritardo, non ha nemmeno preso in considerazione di sanzionare. Sanzioni alla Cina sono state invece avanzate dagli Stati Uniti, ma poiché a guida Trump, non hanno avuto seguito. Per di più, secondo certe autorità Italiane, dopo che la Cina ha inviato in Italia una delegazione di medici ad “aiutarci” o a “istruirci” su certe procedure, il nostro Paese avrebbe dovuto dimostrarsi grato al Paese del dragone… “Oltre al danno pure la beffa”… Altro che Via della seta!

Durante tutta la primavera si è andati avanti senza vere e proprie strategie o pianificazioni strutturali, e persino la comunità scientifica si è spaccata al suo interno con dichiarazioni contrastanti su molte questioni legate al virus.

Quando, in Italia e nel mondo, alcuni scienziati, tra cui il Premio Nobel Montagner, andando contro il “pensiero unico”, o cosiddetto main stream, hanno avanzato l’ipotesi, se non la tesi, di un coronavirus da laboratorio, sostenendo che la sequenza del coronavirus presentasse un’interruzione da parte di una micro sequenza dell’HIV verosimilmente introdotta, non hanno trovato un grande plauso. Le loro dichiarazioni sono state considerate troppo vicine a certe tesi “complottistiche” e il Premio Nobel Montagner è stato definito in modo da suonare come un vecchio che non sa più ciò che dice. Secondo qualcuno, un virus da laboratorio “potrebbe” tendere col tempo a “rigettare” la sua parte artificiale per riavvicinarsi alla sua forma naturale originale. Se fosse vero, ciò comporterebbe un graduale attenuamento degli effetti patologici del virus, e l’adattarsi di quest’ultimo all’uomo fino a comportarsi come un’influenza.

All’inizio dell’estate qualcuno già parlava di virus cambiato che non uccideva più come prima, contrapponendosi a quella parte di comunità scientifica che sosteneva che il virus non fosse mutato, la quale, forse più allineata con certe autorità o istituzioni, riscuoteva maggiore credibilità. Nonostante ciò e nonostante fosse altamente probabile e prevedibile che la pandemia non si sarebbe dissolta con l’estate e che avrebbe ripreso vigore con l’arrivo dell’autunno abbattendosi anche per l’intero inverno sulla popolazione più fragile, lo Stato, come in primavera, è sempre andato avanti senza mettere in atto vere e proprie strategie o pianificazioni strutturali.

Non si sono neanche volute tenere in giusta considerazione le terapie a base di plasma iper immune o a base di anticorpi monoclonali, le quali si sono dimostrate efficaci ma chissà perché sono state a lungo tralasciate dalle autorità preposte per concentrarsi da subito esclusivamente sui vaccini.

L’Italia non si può dire che sia stata veramente un modello. Certamente l’emergenza sanitaria è stata di grande portata, ma i mesi di tempo per creare percorsi dedicati e strutture apposite  da destinarsi esclusivamente alle patologie da covid, ci sono sicuramente  stati. Invece nessun piano mirato è stato preso in considerazione. Di convivenza con il virus se ne è solo parlato; si sono invece fortemente limitati i comportamenti delle persone, incidendo sulla vita delle famiglie in termini lavorativi, economici e sociali, procurando danni di diversa entità, anche più gravi di quelli rappresentati dal virus stesso.  Altri Paesi pur senza adottare tutte le restrizioni adottate in Italia, hanno ottenuto risultati simili, con tassi di letalità del virus, anche più bassi di quelli registrati nel nostro Paese, dove sicuramente la presenza di una maggiore popolazione ultra ottantenne e certi sistemi di valutazione sulla mortalità da covid hanno fatto la differenza con gli altri Paesi.

Tenere il più possibile al riparo i soggetti più a rischio non significa chiudere la sera i ristoranti per poi durante il giorno stipare le persone come sardine dentro gli autobus. Soprattutto non significa portare sul lastrico intere famiglie facendo perdere loro la propria fonte di sostentamento, le proprie attività, e magari una casa propria o quant’altro.

Quanto ai ristori, non sono sicuramente stati all’altezza di una tragedia economica che molte famiglie avrebbero barattato col rischio covid.

Da tutta questa situazione mal gestita ne hanno sicuramente tratto vantaggio i grandi colossi della finanza, come banche e holding, i grandi gruppi industriali, soprattutto stranieri, il capitalismo statale cinese e le varie criminalità organizzate, mentre il tessuto sociale italiano è stato devastato, e il popolo fortemente impoverito. Se si sospettasse la malafede, tutto farebbe pensare a una strategia per obbligarci a ricorre al MES, a svendere il nostro patrimonio e a indebitarci per diventare schiavi di pochi potenti, per di più stranieri o “quant’altro”… Forse l’alternativa al MES poteva solo passare  per la nomina a guida del nostro Paese di una figura imposta dai poteri finanziari forti, cari a una certa Europa.

A  circa un anno di distanza dallo scoppio della pandemia, si scopre che le mascherine acquistate dalla Cina e provviste di documentazione di idoneità, in realtà non siano state sottoposte ad alcun test ufficiale qui in Italia. I test effettuati solo ultimamente hanno dimostrato la loro inefficienza, lasciando filtrare bel oltre il 6% consentito, cioè più del 50% e in certi casi oltre il 70%. La prevenzione da mascherina è inevitabilmente venuta meno, chi l’ha indossata è stato a sua insaputa per lungo tempo esposto a forte rischio di contagio. A questo punto gli scenari ipotizzabili possono essere solo due. Scenario uno, parte importante della popolazione ammalatasi o morta di covid si è ammalata o è morta a causa di mascherine a sua insaputa inefficienti, per cui i responsabili, preposti o meno dalle autorità, che pur di lucrare hanno consapevolmente omesso di testare e verificare i dovuti requisiti di idoneità, dovrebbero rispondere e pagare per aver causato patologie e morti a un numero così grande di persone inermi che c’è da chiedersi se ci siano i margini per parlare di strage. Se così non fosse, scenario due, nella maggioranza dei casi la popolazione avrebbe a sua insaputa indossato mascherine più o meno inutili o chiaramente inefficienti da chiedersi se il virus sia per  la popolazione così pericoloso e dannoso da giustificare tutte le prolungate restrizioni e chiusure che hanno inevitabilmente prodotto tutti quegli stenti economici e quegli enormi disagi sociali, ormai sempre più diffusi e che moltissime famiglie affrontano.

L’evoluzione e gli sviluppi dell’intero fenomeno generatosi a livello globale con lo scoppio della pandemia da coronavirus SARS-COV2, la sua dubbia provenienza, le difficoltà stesse che ci sono state nell’affrontare tale questione, hanno generato non pochi interrogativi e hanno portato i più attenti ad alcune riflessioni di tipo etico se non addirittura esistenziale.
A livello planetario si è assistito a un qualche allineamento di pensiero circa l’approccio alla pandemia e all’emergenza che ha generato. I Paesi che all’inizio avevano avuto un approccio diverso, si sono poi allineati, oppure hanno visto un cambio dei loro “vertici dirigenziali” per poi allinearsi.  Si è puntato immediatamente ed esclusivamente ai vaccini senza voler tenere nel frattempo in considerazione altre terapie, il che ha destato più di una perplessità.

Dei vaccini al momento testati e a disposizione, se ne possono escludere a priori eventuali effetti collaterali futuri?

Oggi le autorità preposte, oltre che sulla mortalità e sulle patologie legate al Covid, stigmatizzano molto sulla contagiosità del virus. A tale riguardo, si ha la certezza che i vaccini al momento a disposizione siano in grado di produrre una vera integrale immunità, bloccando non solo la malattia ma anche l’infezione e quindi il contagio? Se chi vaccinato, seppur protetto contro qualsiasi effetto patologico, potesse ancora contagiarsi e veicolare il virus, perché prendere anche solo in considerazione l’eventualità dell’obbligatorietà del vaccino? Basterebbe vaccinare quella parte di popolazione più vulnerabile, sennonché ultimamente ci si trova di fronte alla questione delle varianti del virus, le quali sembrerebbero più contagiose ma non è chiaro se siano patologicamente più pericolose e letali. C’è il rischio che, per contrastarle, si debba  ricorrere a vaccini di seconda generazione. Forse solo questi, non ancora in circolazione, saranno in grado di sviluppare una vera immunità integrale, proteggendo non solo dagli effetti patologici del virus ma anche dalla sua infezione e quindi dal contagio. È ipotizzabile che, date le mutazioni continue del virus, questi vaccini necessitino aggiornamenti annuali o anche più frequenti, da richiedere alla popolazione di sottoporsi ad altrettante frequenti vaccinazioni come mai avvenuto prima, facendo diventare tale pratica una routine a cui abituarsi. Cos’è che veramente ci aspetta?

Fabrizio Bianco
Ha frequentato scuole cattoliche fino alla secondaria di I grado e scuola statale per la secondaria di II grado. Ha espletato il servizio militare nell'Arma dei Carabinieri prestando servizio anche presso il Comando Generale Si è laureato in Economia e Commercio presso l'Universita La Sapienza di Roma. Ha lavorato per quella che è stata una delle più grandi società di cambia valute in Italia Conosce bene l'Europa e gli Stati Uniti d'America, Guida turistica di Roma e accompagnatore turistico in Italia e in Europa di gruppi principalmente statunitensi e canadesi; é anche in possesso della qualifica di direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo. Scrive e pubblica articoli su argomenti economici e storici,  e per quest'ultimi anche in inglese.

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Isabella

Ottimo articolo!!!! Mi ha fatto rivivere con estrema empatia l’intero anno.
La sua ultima domanda non lascia dubbi.

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