Un “poeta non violento”: il killer di Fico quasi osannato dai giornali di sinistra

A leggere certi giornali, addirittura Robert Fico, premier slovacco, è quasi andato a cercarsela la crivellata di colpi che ha perforato il suo petto e il suo addome due giorni fa, riducendolo in fin di vita. Giornali italiani e di sinistra, ovviamente. Perché non importa cosa sia successo e quanto grave sia il fatto: la parte dei buoni sarà sempre interpretata da chi appartiene al mondo della sinistra, mentre i cattivi stanno sempre a destra. Un assioma, quasi, che giustifica qualsiasi tipo di atteggiamento. Anche una sparatoria verso un primo ministro. La cosa più grave per certi perbenisti è che quel primo ministro fosse di destra, e questo basta per edulcorare il fatto che, a parti invertite, se un militante di estrema destra avesse sparato a un leader di sinistra, avrebbe scatenato (probabilmente anche a ragione) un finimondo.

Realtà capovolta

I due protagonisti della vicenda sono stati quasi invertiti sulla stampa italiana: come nelle fiabe, Fico è l'antagonista che merita di finire male, mentre il killer diventa quasi l'eroe che libera l'Europa dalle destre. Partiamo dalla vittima: Robert Fico, premier slovacco appartenente alla destra (in realtà discendente dalla sinistra, ma espulso dai Socialisti europei per le sue posizioni molto più simili a quelle della destra), molto vicino all'omologo ungherese Viktor Orban (lo si dice per offrire al lettore un quadro completo) e considerato “una spina nel fianco” (citazione de La Stampa) per l'Unione europea, con le sue idee filorusse e spesso contrastanti l'invio di armi a Kiev. Insomma, la perfetta vittima sacrificale per la stampa liberal (che di liberale non ha proprio niente) da presentare di fronte alle divinità perbeniste. Il carnefice è invece Juraj Cintula, 71enne poeta e attivista politico di sinistra, a quanto pare anche lui di posizioni filo-russe, che nel 2015 avrebbe fondato un movimento antiviolenza. Cosa che ha portato parte della stampa nostrana a definirlo un “non violento”: “Un poeta e attivista non-violento, ma con il porto d'armi”, ha scritto Il Corriere della Sera. Sempre Il Corriere, poi, ieri in prima pagina, titolava: “Spari a un premier, choc in Europa”. Un premier, neppure degno di veder comparire il suo nome nel titolo. Nome che compare solo in un secondo momento, soltanto nel sommario. Strategia simile anche su La Stampa: “Spari al premier slovacco. “Fico vuole la dittatura”” si leggeva ieri in prima pagina, riportando le motivazioni che hanno spinto lo squilibrato a compiere il gesto, quasi nel tentativo di dargli una giustificazione. Giustificazione che si fa più viva all'interno del quotidiano: “Killer contro il bavaglio ai giudici”. Restando sulla descrizione edulcorata, dopo il “non-violento con la pistola” del Corriere, si staglia Repubblica, che descrive Cintula come un “oppositore politico di 71 anni, poeta e pensionato diventato killer”. E ancora “un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Per La Stampa, un “intellettuale impegnato”, autore “di tre poesie e un romanzo”; quasi a fargli pubblicità. Nessuno che abbia detto che si tratta di uno squilibrato che gira per strada, non “mano a mano con la moglie”, come sostiene Il Corriere, ma armato di pistola aspettando il momento giusto per colpire il nemico, e non l'avversario, politico.

Se diventa difficile condannare un colpo di pistola…

C'è poco altro da aggiungere. Soltanto l'ultima considerazione: il tentativo di giustificare un vecchio squilibrato solo per il fatto di aver sparato a un politico non in linea con le proprie idee, sa tanto di un ritorno a quel periodo che colpì anche e soprattutto l'Italia in cui era diventato semplice morire per delle idee politiche. Non per gloria, ma per codardia altrui. Bastava frequentare una classica sezione , di provincia come di città, anche di partiti non estremisti, o in alcuni casi anche il solo dubbio di militare. Quel periodo erano gli Anni di Piombo e le vittime furono soprattutto giovani e giovanissimi. Ecco, se diventa difficile prendere distanze da colpi di pistola verso un politico, dovrebbe iniziare a suonare qualche campanello d'allarme.

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