Una Spectre della jihad dietro il rilascio della Romano?

Mentre andava in onda la messinscena di Conte e Di Maio a Ciampino, il sultano-presidente-dittatore non ha perso tempo e ha rivendicato per sé tutti i meriti della liberazione di Silvia Romano, mostrandocela sull’agenzia stampa Anadolu felice e sorridente in presunti abiti “tradizionali” somali con su un gilet dell’esercito turco, al cui centro spiccava una mezzaluna che richiamava molto più il Califfato ottomano, che la bandiera della Repubblica di Ataturk.

La base militare inaugurata in Somalia nel 2016 è un puntello significativo della proiezione geopolitica turca in Africa, che si nutre di rapporti economici, nonché culturali e religiosi con diversi paesi (numerosi sono gli studenti e i giovani professionisti africani basati ad Ankara, Istanbul e in altre località della Turchia, tra cui spiccano quelli di origine somala). A livello politico e istituzionale, la relazione speciale con Mogadiscio si basa sul legame che Ankara ha stabilito insieme a Doha con il presidente Mohamed Abdullahi “Farmajo”, rinsaldato dalla donazione da parte turca di materiale sanitario per fronteggiare il COVID-19, come enfatizzato da Erdogan in un discorso pronunciato domenica 12 maggio, nello stesso giorno del ritorno di Silvia Romano in Italia: solo una coincidenza?

A causa degli stretti rapporti con il governo della Somalia, che investono anche il campo militare, e della conoscenza più che diretta delle reti di terroristi e miliziani che vanno e vengono tra Medio Oriente e Nord Africa (si veda il traffico di jihadisti tra Siria e Libia), il pragmatismo della necessità ha spinto le autorità italiane a richiedere i buoni uffici dell’intelligence di Ankara e di Doha, quest’ultima già implicata in numerosi casi di sequestri e riscatti pagati a gruppi estremisti e terroristici. La domanda, allora, sorge spontanea: la Turchia e il Qatar hanno avuto un ruolo nel processo di conversione “non forzata” di Silvia Romano? Tale processo è stato parte integrante di una strategia negoziale elaborata da Ankara e Doha, o da queste comunque condivisa? A quale è stata convertita? A giudicare dagli attori coinvolti, i suoi “maestri” di religione devono essere stati tutt’altro che moderati, come dimostra la tunica verde indossata dalla giovane italiana, in realtà tipico simbolo di sottomissione delle donne somale al fondamentalismo.

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La Redazione de La Voce del Patriota
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