Uomini, mezz’uomini, ominicchi, quaquaraquà

C’era una volta un principe, alto, bello, elegantissimo, grande seduttore, affabulatore e affascinante che comprese da subito come uno di par suo non poteva certo essere di destra se voleva apparire davvero perfetto. Così, malgrado una sorellina sposata al primo capitalista d’Italia, per altro suo grande amico, decise di donare il suo cuore non a una bella ragazza dai nobili natali, ma alla causa della sinistra, ovviamente quella radical chic, tra tenute e magioni, tra panfili e grandi alberghi, tra signore dell’alta società tutte con mariti potenti, e bottiglie di vini preziosi su cui apporre lo stemma di famiglia.

Da questa conversione del principe, che di cognome faceva Caracciolo e di nome Carlo, nacquero due vitali creature, che non sono però i tre  figli più o meno riconosciuti, ma due pubblicazioni che in Italia hanno fatto la storia: La Repubblica e l’Espresso.  Per queste due testate molti si sono impegnati,  e hanno lavorato nel corso dei decenni giornalisti di altissimo livello e pennivendoli di tutti i tipi, dal lecchino al “convinto”, arrivando a vendere centinaia di migliaia di copie in tutta Italia. Anche la politica si è data da fare per aiutare questo comodo successo.

Ma proprio come tutte le favole, prima o poi arriva la fine che di solito è lieta, ma non sempre. Per esempio, non in questo caso. Non staremo certo qui a raccontarvi le storie del controllo del capitale di Repubblica e dell’Espresso, ma possiamo certo evidenziare come col trascorrere degli anni le copie vendute siano andate via via assottigliandosi perché probabilmente l’umore dell’Italia cominciava ad evolvere in tempo di crisi, mettendosi dietro alle spalle il penalizzante radical chic a favore di un più pragmatico “cosa conviene fare per tirare a campare?”

Se ne sono accorti tutti, meno le sempre più politicizzate redazioni delle due testate, che sembra si siano cristallizzate negli anni in cui la sinistra italiana spadroneggiava a ogni livello – non che oggi non accada ancora, però con maggior moderazione – . Così ecco che alla nascita del – per loro – nefasto governo giallo-verde, i nervi devono essere saltati a più di qualcuno di quei giornalisti che ancora si accalcano nelle due redazioni facendo a gara a chi riesce ad essere più infame e maligno nei confronti di quelli che non condividono i loro illuminatissimi ideali. E si arriva all’ultimo numero dell’Espresso. Le foto di un immigrato di colore e quella del ministro degli Interni Matteo , l’una a fianco dell’altra, appaiono a tutto campo sulla copertina, e subito sotto uno scritta in grassetto maiuscolo recita “Uomini e No”, dove “uomini” starebbe per l’immigrato di colore, e “no” per uno dei rappresentanti votati del popolo italiano. Ma non basta. Il non pago direttore del settimanale, in un twitter che ne annuncia l’uscita, scrive: «Il cinismo, l’indifferenza, la caccia al consenso fondata sulla paura. Oppure la ribellione morale, l’empatia, l’appello all’unità dei più deboli. Voi da che parte state?» Dando per scontata che tutta la prima parte sia appannaggio della sinistra radical chic e politicamente corretta, e tutta la seconda pesi su spalle e coscienza dei populisti illetterati, zotici, ignoranti e via discorrendo, che non hanno votato il PD alle ultime elezioni.

Tutto ciò, nella mente di questi signori dovrebbe portare grande nocumento alla destra in generale e a e al governo in particolare, ma si sbagliano. Tutti chiusi nelle loro torri dorate, fatte di salotti esclusivi, spiagge private con bianchi teli a ricoprire lettini e secchielli di champagne, magioni dove nobildonne hanno l’hobby dell’agriturismo e della produzione di marmellate alla rosa, non si sono resi conto che l’Italia è cambiata, che ha voltato loro le spalle. Che “il popolo bue” non si fa più infinocchiare dalle belle parole, dal buonismo degli affezionati di Capalbio che cianciano d’accoglienza purché lontano dalle loro dimore, di solidarietà per quell’immigrato che nel corso della loro vita hanno avvicinato solo in quanto domestico di casa, giardiniere e forse cuoco di mammà.

Così, le copie vendute continuano a scendere, ma in compenso il twitter colleziona migliaia di commenti, al 98% negativi. Ma si sa, la plebe fatica sempre a capire quello che è giusto…

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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