Venezuela: escalation di scontri e violenze

Sabato e domenica di violenze in Venezuela, che conta almeno trecento feriti e quattro morti negli scontri di piazza che hanno avuto luogo in tutte le grandi città e, in alcuni casi, anche nei piccoli centri. E mentre il leader dell’opposizione, Juan Guaidó , annuncia che oggi incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence mantenendo aperte tutte le opzioni possibili per scacciare Maduro dal potere, il dittatore tiene duro forte dell’appoggio di almeno una parte dell’esercito.
Su Twitter, Guaidó afferma: “Gli eventi di oggi mi obbligano a prendere una decisione: proporre formalmente alla comunità internazionale di mantenere tutte le opzioni aperte per raggiungere la liberazione della nostra patria”. Poi di nuovo il trentacinquenne avvocato a capo dell’opposizione a Juan Maduro, capace di riunire sotto la sua guida tutte le forze ostili al dittatore, ha ribadito di cercare una transazione pacifica verso nuove elezioni. Scelta questa che non interessa per niente il fallito delfino di Chavez, reo col suo predecessore di aver portato al fallimento uno degli stati più ricchi del mondo che, non possiamo dimenticarlo, ha più depositi di petrolio nel sottosuolo dell’Arabia Saudita.
I commenti di Guaidó hanno però sollevato anche preoccupazioni sul fatto che il leader dell’opposizione potrebbe anche prendere in considerazione un intervento militare, cosa che ha attratto non poco i “falchi” americani tra cui il senatore della Florida Marco Rubio.
“I gravi crimini commessi oggi dal regime di Maduro hanno aperto la porta a varie potenziali azioni multilaterali che fino a 24 ore fa non erano in discussione”, ha detto Rubio in risposta a Guaidó, anche su Twitter. Domenica mattina, ha poi aggiunto : “La volontà di molte nazioni di sostenere azioni multilaterali anche con l’uso della forza per rimuovere il gruppo di Maduro , è aumentata drammaticamente”.
Più cauto in proposito il segretario di Stato americano Mike Pompeo, che ha affermato un criptico: “ulteriori azioni saranno contemplate” nella riunione di lunedì del gruppo regionale di Lima, tenutosi nella capitale della Colombia, Bogotà, concentrandosi soprattutto su sanzioni, aiuti umanitari ed eventuali azioni di guerriglia condotte da volontari venezuelani. “La gente alla fine credo ritenga responsabile coloro che hanno fatto tanto danno ai fondamentali diritti del popolo del Venezuela “, ha detto alla CNN’s State of the Nation.
Anche la popolazione venezuelana sembra orientarsi sempre di più verso la richiesta di un intervento armato che metta il punto fine sul disgraziato governo di Maduro. “Abbiamo bisogno di un intervento miliare”, ha gridato un sostenitore dell’opposizione passando davanti a un gruppo di giornalisti sul ponte Francisco de Paula Santander, che collega Cúcuta in Colombia con la città venezuelana Ureña, un grido che è stato salutato dagli applausi della folla intorno. David Smolansky, leader dell’opposizione in esilio e intimo amico di Guaidó, ha insistito sul fatto che non stavano auspicando l’arrivo di truppe dall’estero. “È ancora un movimento pacifico”, ha detto Smolansky. “La violenza di ieri è arrivata da bande armate di filo-governativi e forze di sicurezza del regime”. In ogni caso la maggior parte di quelli che auspicano un intervento armato, sembra si rivolga a frange dell’esercito venezuelano che secondo il popolo dovrebbero voltare le spalle al dittatore.
Intanto, gli analisti avvertono che c’è un serio rischio di scivolare in un conflitto armato, e affermano che molti di quelli che spingono per l’intervento stanno sottovalutando i costi e il possibile impatto dell’invio di truppe straniere in Venezuela. “Sfortunatamente le probabilità che la crisi degeneri in conflitto sono ancora molto reali”, ha dichiarato Geoff Ramsey, assistente direttore del Venezuela presso l’ufficio di Washington sull’America Latina. “Penso che ci siano attori di entrambe le parti che pensano che il conflitto armato potrebbe essere desiderabile. “Il rischio più evidente è che tutto si potrebbe trasformare in un conflitto armato interno capace di durare decenni. Un intervento militare sarebbe sanguinoso, costoso e probabilmente si baserebbe su una qualche forma di occupazione a medio e lungo termine per contrastare i gruppi ribelli che senz’altro si formerebbero”.
Alla luce di tutto ciò, speriamo solo che Maduro rifletta e accetti di andarsi a godere quello che con i suoi ha ampiamente rubato in qualche paradiso estero, liberando così dal suo giogo una terra bellissima e sfortunata.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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