Il governo più rosso della storia torna a proporre lo ius soli, spacciandolo come battaglia di civiltà. La proposta è sorretta da strampalate dichiarazioni come quella rilasciata ieri da Fioramonti, neo Ministro all’Istruzione, che ritiene si debba, in nome del laicismo, eliminare il crocefisso dalle aule scolastiche. È la solita sindrome della sinistra: il progresso passerebbe attraverso l’annichilimento di qualsiasi identità, il superamento dei confini, l’abbassamento delle misure di sicurezza e delle cautele nel riconoscimento della cittadinanza. Noi siamo convinti che, al contrario, nella difesa strenua dei confini per cui morirono i nostri padri, nella certezza della propria identità e nella salvaguardia di un popolo risiedono i presupposti per un dialogo sicuro e pacifico con l’altro. Per questo ribadiamo il nostro “No” allo ius soli. I numeri della emigrazione italiana sono disarmanti: nel solo 2017, 285 mila cittadini hanno abbandonato la Penisola ed i numeri sono in costante crescita. Chi resta rinuncia a solide aspettative lavorative (al Sud 1 giovane su 2 é disoccupato) e si allontana sempre più il sogno di costruire una famiglia e vivere una vita normale nella propria terra. Questi dati emergenziali costituiscono una priorità per il governo che dovrebbe nel benessere del popolo italiano trovare il motore della propria azione? Evidentemente no!

La priorità è conferire, in un anomalo automatismo, la cittadinanza italiana ad un milione circa di soggetti. L’argomento più frequentemente impiegato: bisogna tutelare i minori nati in Italia, benché figli di genitori stranieri. Argomento chiaramente specioso: in nulla un bambino nato in Italia, ne un minore arrivatoci, subisce restrizioni di tutela. Come tutti accede all’istruzione, al sistema sanitario, ai servizi pubblici. Anzi, legare la cittadinanza del minorenne a quella dei genitori consente, nel caso in cui questi decidano di far ritorno nel Paese di origine, di non renderlo straniero in casa propria. Ma si sa, presentare una riforma intrisa di ideologia e politicamente orientata come necessaria alle esigenze dei minori, puntando quindi sul piano emozionale, fa sempre comodo ad una certa sinistra.

Un secondo aspetto da non sottovalutare che una legge del genere sortirebbe é quello di incoraggiamento all’immigrazione. Quanti stranieri approfitterebbero di questa politica per far nascere i propri figli in Italia assicurandosi un futuro nel nostro Paese? É utile sollecitare nuovi ingressi in un momento storico come quello che viviamo, affetto dalla penuria economica e dal conflitto sociale ingenerato in buona parte dell’immigrazione incontrollata e quindi priva di percorsi effettivi di integrazione?

Ancora: spesso i sostenitori dello ius soli lo prospettano come un orizzonte necessario, un risultato a cui prima o dopo bisognerà approdare. Falso. Lo ius soli è tipico dei paesi anglosassoni (nazioni con condizioni economiche ben differenti dalla nostra) ma la maggior parte degli Stati non lo adotta. L’Italia, inoltre, è in vetta alle classifiche europee in tema di concessione della cittadinanza: più di 200 all’anno, superando Londra, Madrid, Lisbona. Quali sono le ragioni che giustificano un incremento ulteriore?

La verità è che la nostra Nazione, come più in generale l’Europa, è costretta in un periodo di denatalità senza precedenti e di emigrazione diffusa, se a questo aggiungiamo automatismo nella cittadinanza e immigrazione scriteriata, è intuitiva la conclusione: nel volgere di qualche decennio saremo fagocitati da alte culture, nè migliori né peggiori ma sicuramente non nostre. È giusto, è opportuno, è saggio o piuttosto suicida rinunciare a se stessi in nome di un presunto progresso?