giovedì, Ottobre 1, 2020

Verso la nazionalizzazione di Alitalia. Forse…

La vicenda Alitalia sembra essere giunta alla fine. Forse.

Dal 2017, anno del commissariamento della compagnia aerea, la gestione della crisi è stata spesso confusa e poco lungimirante, e a tal proposito, è utile ripercorrere le ultime tappe.

Nel 2015 venne fondata Alitalia-Società Aerea Italiana, detenuta al 51% da CAI e il restante 49% delle quote di fu acquistato, su impulso del Governo Renzi, da Etihad Airways. Quest’ultima, invece che risanare Alitalia, finì di spolpare la nostra compagnia di bandiera. Nel 2017 l’assemblea dei soci Alitalia approvò l’istanza di ammissione all’amministrazione straordinaria, decretando quindi l’uscita di Etihad Airways e di tutti i soci di minoranza dalla società. Il Ministero dello sviluppo economico, di conseguenza, nominò tre commissari straordinari che avrebbero dovuto occuparsi della cessione di Alitalia, sostituiti però nel 2019 dal Commissario unico, Giuseppe Leogrande.

I finanziamenti dello Stato ad Alitalia, dal 2017 ad oggi, in totale ammontano a 1,3 miliardi di euro, così ripartiti: €600 milioni con il D.L. n. 50/2017; €300 milioni con il D.L. n. 148/2017; €400 milioni con il decreto Alitalia del 2019.

Arriviamo al 2020: il 5 marzo viene pubblicato il nuovo bando di vendita di Alitalia, con scadenza per la presentazione delle offerte fissata al 18 marzo 2020. Il modello del bando prevede la vendita di tre rami d’azienda: aviation, handling e manutenzione, con facoltà di acquistarli anche in un lotto unico. Resteranno fuori dal bando i prestiti-ponte, pari a 1,3 miliardi di euro totali, che confluiranno in una bad company. Il bando scade, e arrivano otto offerte in totale, di cui 3 per il lotto unico. L’obiettivo è quello di vendere Alitalia per intero, in modo d garantire maggiori tutele occupazionali per un vettore che conta 11.500 addetti.

Le aziende interessate al lotto unico sono: Almaviva, presieduta da Alberto Tripi, in cordata con altre imprese dell’Information technology; Synergy Europe, società basata in Lussemburgo guidata da German Efromovich; Us Aerospace Partners Inc, rappresentata da Carlo Goria.

Tuttavia, nei 13 giorni che separano l’avvio e la chiusura del bando, l’Italia si trova a dover fronteggiare l’epidemia scatenata dal Covid-19, e deve ridurre notevolmente gli spostamenti per contenere il contagio. La situazione del trasporto aereo è drammatica, tanto che si rende necessario inserire nel decreto legge “Cura Italia”, entrato in vigore il 17 marzo, lo stanziamento di 500 milioni di euro per interventi a favore di Alitalia e di altre compagnie aeree con licenza italiana di esercizio per il trasporto aereo rilasciata dall’Enac. L’emergenza ha infatti portato Alitalia ad una nuova procedura di cassa integrazione straordinaria (cigs), mentre l’ultima cigs è scaduta il 23 marzo: la nuova cigs interesserà invece 3.960 dipendenti. Ed ecco il primo “forse”: perché il Ministero del lavoro ha reso noto che il confronto con i sindacati è rimandato al 3 aprile, senza specificare quale sia il destino di così tanti addetti.

Altro “forse”: l’art. 79 del decreto legge “Cura Italia” non spiega in dettaglio come verranno impiegati i 500 milioni e a chi andranno, per cui sarà necessario un decreto del Mise di concerto con il Mef per stabilire le modalità di applicazione della norma. L’efficacia inoltre è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea. inoltre, il decreto non precisa quali parti di Alitalia né quanti dipendenti entreranno nella nuova compagnia: per il trasferimento di personale il dl indica che verranno seguite le procedure della legge Marzano del 2004. Ma nello stesso articolo è previsto anche l’incremento di 200 milioni a favore del Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale. La relazione del decreto spiega che questa norma serve anche per autorizzare la cigs per i dipendenti di Air Italy, che ha cessato l’attività a febbraio 2020.

Il 23 marzo, il Ministro dello sviluppo Patuanelli ha dichiarato che la nuova Alitalia avrà una flotta di 25-30 aerei, ossia gli aerei che stanno volando nell’attuale emergenza, un numero veramente esiguo rispetto alla flotta attuale ­­di 113 aerei. Riguardo la privatizzazione, è stato annunciato che le proposte di acquisto potranno essere accolte solo come partecipazioni di minoranza, pertanto Alitalia sarà in maggioranza pubblica. O forse totalmente pubblica? Non è dato saperlo con certezza. Leogrande ha anche puntualizzato che per costituire la nuova Alitalia, il Mef dovrà attendere la conversione del decreto legge, e nel frattempo un atto di indirizzo del Ministro Patuanelli indicherà le risposte da dare a coloro che hanno formulato delle proposte di acquisto di Alitalia. Tempistiche? Entro la conversione del decreto? Forse. O almeno, si spera.

Ricapitolando: non è ancora stato discusso il piano industriale, né la tipologia di flotta da mantenere, come nascerà la nuova Alitalia, che forma assumerà, quali lotti comprenderà, cigs sì o cigs no, quali rotte mantenere, potenziare o cancellare.

Quel che sappiamo, è che l’emergenza finirà, e allora si dovranno prendere delle decisioni molto più chiare sul futuro della nostra compagnia di bandiera. Forse.

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