Video: il vicepresidente della Camera Rampelli (FdI) toglie bandiera UE

Cosa vuol dire “unione”? Significa collaborare.

Trovare, oltre le differenze che ci dividono, dei valori e degli interessi condivisi.

Ci si unisce, molto più praticamente, promettendosi aiuto.

E quindi quando è necessario lo si dà. Non si discute, non si perde tempo, non ci si approfitta, per scopi personali, delle difficoltà degli altri. Non è un qualcosa che va fatto soltanto perché si è “uniti” ma è anche una dimostrazione di valore umano.

Se qualcuno è a terra che persona sei se non lo aiuti a rialzarsi e magari invece lo calpesti pure? E qui parliamo di oltre 10.000 morti e di un’economia in ginocchio per un virus maledetto. Stiamo chiedendo aiuto all’Unione Europea, a cui versiamo davvero tanti soldi oltre a esserne fondatori, e qual è la risposta? “Vi faremo sapere” o, peggio, “No”.

Intanto la nostra gente muore, le nostre fabbriche chiudono, la disperazione monta. E allora non si può restare a testa bassa. Non si può accettare un tradimento.

Ma soprattutto non ci si può arrendere. E combattere significa anche togliere da sopra la nostra testa la bandiera europea che non ci può rappresentare se nel momento del bisogno sventola per altri e ci abbandona. E toglierla dal proprio ufficio e lasciare solo il tricolore non è un atto di propaganda ma una dichiarazione politica e d’amore per la nostra terra.

Fabio Rampelli non è solo un uomo retto o un politico che da sempre difende il ruolo e l’identità dell’Italia ma è una figura istituzionale. Come Vicepresidente della Camera rappresenta un’Istituzione. Una delle più importanti d’Italia.

E le sue scelte rappresentano tutti noi. “Il mio è stato un atto di ribellione istituzionale. A me, come agli altri vicepresidenti così come a Roberto Fico, ci è stata data la bandiera dell’Unione Europea da esporre nel nostro ufficio insieme a quella italiana. Ma oggi non è possibile tenerla e mostrarla con rispetto o orgoglio.

Dov’è la solidarietà? Dov’è la vicinanza dell’Unione Europea all’Italia? Ci vogliono sforzi, sacrifici, strumenti sanitari ed economici. Se questi non ci sono e non ci vengono dati allora dov’è l’Europa?”

“Perché noi, prima di tutto il resto, abbiamo il dovere di difendere gli interessi della nostra comunità nazionale da un virus che uccide la nostra gente e distrugge la nostra economia e il nostro futuro. Abbiamo però anche il dovere di salvare l’Europa. L’Europa delle Patrie e delle differenze. L’Europa della civiltà occidentale.

Un’Europa che però non è questa Unione Europea nata da trattati firmati da una classe politica superficiale e distratta che non lasciano spazio all’Italia, al nostro modo di essere e che, oggi, è sorda al nostro grido d’aiuto”.

Perché il pericolo per questa Europa non è l’amor di Patria e non è nemmeno il nazionalismo che il Premier Conte usa per spaventare i, presunti, partner europei. “Se non ci aiutate vinceranno nazionalismi”.

Se nazionalismo, che poi è un termine troppo ricco di significati per usarlo così, significa difendere la propria gente e essere “europeisti” vuol dire lasciarla morire allora forse a Bruxelles qualcosa non va.

“Dobbiamo sconfiggere l’egoismo di alcune nazioni. Penso a Olanda e Austria, tra l’altro nemmeno Nazioni fondatrici dell’Unione, oltre che, in maniera diversa, alla Germania.

E forse, pensando all’Olanda, il fatto è che a differenza nostra non sia una Nazione che produce ma è un paradiso fiscale che e che quindi si disinteressa di chi sa fare, realizzare, costruire come l’Italia che è la seconda nazione manifatturiera d’Europa.”

E allora togliere la bandiera dell’Unione Europea e sostituirla con la nostra è un gesto di ribellione e di costruzione. Ribellarsi all’egoismo e all’ingiustizia per ridare centralità all’Italia e, così, costruire un’Europa diversa. Più giusta e solidale.

E, soprattutto, più italiana.

La cultura occidentale è nata qui e, oggi che sembra perduta, da qui deve rinascere. Partendo dal nostro tricolore che è ricco di storia e passioni e quindi di appartenenza.

“Uniti, per Dio, chi vincer ci può?”

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