21 aprile 753 a.C. quando con Roma nacque una civiltà.

21 aprile 753 a.C.

Oggi non nacque una semplice città. Nacque una civiltà. Una civiltà che pur costituitasi attraverso un atto crudele quale è il fratricidio tra Romolo e Remo, crebbe sempre di più esportando – pur con la violenza – la forza del diritto, ovvero dello stare in società. Non c’è stato esercito nemico che per secoli tenesse testa a Roma. Anche nei momenti di maggiore difficoltà dove ha perso più di una battaglia, riusciva infine -per ragioni non dettate sicuramente dal caos-, a non perdere l’intera guerra. Grandi generali come Asdrubale e Pirro lo confermano. E il tutto sempre con l’alto senso del Diritto e dello Stato, quel diritto su cui Roma fondò la sua unica filosofia e concezione di vita incentrata sullo ius, se si pensa agli stoici icerone, Seneca, Epitteto e Marc’Aurelio.

Monarchia, Repubblica e Impero subordinati al mos maiorum, ovvero il costume degli antenati, quel filo conduttore scardinato con l’insorgere della prima società progressista della storia nel XVIII secolo. Perché Roma, pur avendo in un primo momento come religione l’idolatria di Dei avvezzi più ai vizi che alle virtù, ci ha regalato personalità sagge, virtuose ed eroiche che ancora oggi studiamo e ammiriamo (pensiamo ad un Catone il censore, figura straordinaria). Personalità che in ogni caso mancavano di completezza spirituale, una completezza che arrivò con l’avvento del Cristianesimo. Non è vero che Roma cadde per colpa della religione apostolica: questa è la vulgata illuminista e soprattutto risorgimentale, la quale, grazie all’ideologia, saprà sempre più affermarsi quanto più saprà denigrare tutto ciò che fu prima: questa è la rivoluzione.

Perché semmai fu proprio il contrario, in quanto la Chiesa e gli Imperatori cristiani fecero proprio il retaggio della romanità, perfezionando e temperando con le Virtù cardinali e teologali quei valori eterni, rendendoli meno aspri e crudeli.
Perché fu perfezionato? Ce lo dicono Sant’Agostino nel suo Civitate Dei, Sant’Ambrogio nelle sue lettere, i quali si sentivano cittadini romani e, soprattutto, Papa Leone Magno, colui che fermò Attila salvando la penisola italica. Egli infatti affermava che col Cristianesimo Roma rimediava al sangue fratricida fondativo con il sangue di Paolo e Pietro, fratelli martiri in nome di Dio.

L’universalità e l’appartenenza di Roma andavano oltre i confini della città stessa, perché essa è una concezione da incarnare: Costantino, Giustiniano, Carlo Magno sono solo alcune delle molteplici personalità illustre che si possono elencare e che si definivano romani. Roma, sinonimo di ordine e spiritualità ci scorre nel sangue indelebilmente.

Città odiata, amata, venerata e combattuta. Non a caso città eterna perché fu Dio a sceglierla e non il contrario.

2 Commenti

  1. “la luce della terra più non risplende, il mondi perisce perchè Roma muore” con queste parole un grande religioso degli ultimi anni dell’impero romano lascia un messaggio ai posteri.
    personalmente ritengo che la religione cristiana insieme al calo demografico, economico e dei valori abbia contribuito a far sì che l’impero cadesse sotto le invasioni barbariche.
    Così forse il ritardo della creazione di uno stato italiano centralizzato è da addebitare alla Chiesa e pura la difesa ad oltranza del potere temporale dietro i fucili dei francesi.
    é importante cercare nella Chiesa un alleato che condivida gli ideali di quanti credono in uno Stato nazione che collabora con gli altri per creare una nuova Europa.

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